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27/08/2008

Noi siamo come foglie


Tratto da:
Mimnermo, Frammento Diehl 1
in: Lirici greci, a cura di Umberto Albini, traduzione di Gennaro Perrotta, Garzanti, Milano, 1983


Guida alla lettura

Coerente con tanta parte della cultura greca arcaica, che vedeva nella giovinezza l’unica stagione della vita degna di essere vissuta, l’idea del piacere e della gioia è in Mimnermo inesorabilmente legata a quella della loro fugacità. Siamo come foglie, che durano brevi istanti, e non sopravviviamo al tramonto del sole. Non abbiamo la conoscenza del bene e del male, che sola potrebbe conferire prospettiva e profondità alla nostra esistenza. Intorno a noi le nere dee (le Parche, che secondo il mito tessevano il filo della vita degli uomini sino a reciderlo, decretandone la morte) recano l’amaro dono della vecchiaia e della fine. E allora, quando il fiore della giovinezza appassisce, “anzi che vivere, è più dolce morire”.
La voce di questo poeta, che ci giunge da un passato remotissimo (oltre 2600 anni fa), ci ricorda le parole di un altro grande lirico, Giuseppe Ungaretti: “Si sta come /d'autunno /sugli alberi /le foglie”. E l’amarezza di Leopardi: “Fieramente mi si stringe il core, /a pensar come tutto al mondo passa, /e quasi orma non lascia” (La sera del dí di festa, vv. 28-30).
La sorte di questi poeti, ancora oggi eloquenti, ci dimostra però che la morte può non avere l’ultima parola. Se ciò che facciamo – in famiglia, nel lavoro, nelle passioni del tempo libero – lo facciamo con amore, e coltivando i nostri talenti naturali, qualcosa di noi può sopravvivere. E anche la vecchiaia può adornarsi di una propria bellezza, differente certo, ma in nulla inferiore a quella della giovinezza. Allora, come afferma un grande uomo spirituale del nostro tempo, Enzo Bianchi, la nostra vita può diventare “un capolavoro”.

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Noi siamo come foglie, che la bella stagione
di primavera genera, quando del sole ai raggi
crescono: brevi istanti, come foglie, godiamo
di giovinezza il fiore, né dagli dei sappiamo
il bene e il male. Intorno stanno le nere dee:
reca l’una la sorte della triste vecchiezza,
l’altra di morte. Tanto dura di giovinezza
il frutto quanto in terra spande la luce il sole.
Ma, quando questa breve stagione è dileguata,
allora, anzi che vivere, è più dolce morire.

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Biografia

Mimnermo è un poeta elegiaco vissuto a Colofone (Asia Minore) intorno al 650-600 avanti Cristo. Benché abbia scritto anche poemetti di argomento storico-mitologico, è ricordato soprattutto come uno dei più squisiti e malinconici cantori della giovinezza e dell’amore sensuale. Dedicò a Nanno, una suonatrice di flauto, un libro di elegie che trattavano di antichissimi miti. Un’altra elegia, la Smirneide, narrava in tono eroico la battaglia combattuta fra Smirnei e Lidi al tempo del re Gige, intorno al 680.
I brevi frammenti che ci restano di lui delineano una concezione pessimistica della vita e sono sufficienti per collocarlo fra i maestri assoluti della parola, dell’immagine e del ritmo. Gli antichi filologi alessandrini lo inserirono, insieme con Filita e Callimaco, nel canone dei poeti elegiaci.

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Parole chiave:
Giovinezza - Letteratura - Morte - Poesia - Senso della vita - Tempo - Vecchiaia

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