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09/07/2014

Il tempo fugge come un sogno


Tratto da:
Mimnermo, Frammento Diehl 5
In: La letteratura greca della Cambridge University, Volume primo, Edizione italiana e traduzioni dal greco a cura di Ezio Savino, Collana “I Meridiani Storia”, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1989, pag. 242


Guida alla lettura

In questo frammento poetico (il numero 5 della serie curata dal filologo tedesco Ernst Diehl), Mimnermo, lirico greco del VII secolo avanti Cristo, canta la fuggente età della giovinezza: un tema a lui caro e che ritroviamo nel frammento 1, dall’incipit memorabile (Noi siamo come foglie…), che commentammo nell’ormai lontano agosto 2008. Questa volta, lo spunto per l’amara considerazione sul tempo che scorre rapido «come un sogno» viene offerto dall’amore per una fanciulla, di cui il poeta lamenta l’effimero incanto.
La vecchiaia che Mimnermo paventa – «dolorosa e deforme, odiosa e spregevole a un tempo» – è certamente distante dalle possibilità oggi offerte dalla medicina e dall’attenzione agli stili di vita. Ma il culmine emotivo si trova negli ultimi due versi: la vecchiaia «fa dell’uomo un perfetto sconosciuto, e col suo velo gli acceca vista e intelletto».
L’anziano come “sconosciuto”: un’intuizione straordinaria e terribile, in cui ritroviamo la crudele indifferenza di cui gli esseri umani sono capaci quando l’altro diviene fragile, e dunque inutile e irrilevante; ma anche l’orrore della perdita del senso di sé, che colpisce per esempio chi soffre di demenza. Allora i ricordi si fanno confusi, i giorni tutti uguali, e davvero diventiamo sconosciuti a noi stessi e agli altri: è il “vivere non esistendo” narrato da Montale, la solitudine spietata di tante odi leopardiane, il “gorgo” muto di cui parla Pavese.
Eppure, nel 2008, commentando “Noi siamo come foglie”, scrivevamo: «Se ciò che facciamo – in famiglia, nel lavoro, nelle passioni del tempo libero – lo facciamo con amore, e coltivando i nostri talenti naturali, qualcosa di noi può sopravvivere. E anche la vecchiaia può adornarsi di una propria bellezza, differente certo, ma in nulla inferiore a quella della giovinezza». Parole di speranza che vogliamo ripetere anche oggi, anche di fronte alla disperazione di questa lirica splendida e immortale: perché l’amore infuso nelle cose e nei gesti di ogni giorno può davvero donare alla nostra vita una prospettiva sull’infinito, e salvare ciò che siamo stati dalla discesa nel nulla.

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Subito per la pelle mi scorre sudore copioso,
e io tremo a contemplare il fiore della giovinezza,
seducente e a un tempo leggiadro.
Potesse durare più a lungo!
Ma l’età cara è fuggitiva come un sogno.
A un tratto le incombe sul capo
la vecchiaia dolorosa e deforme,
odiosa e spregevole a un tempo.
Essa fa dell’uomo un perfetto sconosciuto,
e col suo velo gli acceca vista e intelletto.

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Biografia

Mimnermo è un poeta elegiaco vissuto a Colofone (Asia Minore) intorno al 650-600 avanti Cristo. Benché abbia scritto anche poemetti di argomento storico-mitologico, è ricordato soprattutto – fra i suoi contemporanei – come uno dei più squisiti e malinconici cantori della giovinezza e dell’amore sensuale. Dedicò a Nanno, una suonatrice di flauto, un libro di elegie che trattavano di antichissimi miti. Un’altra elegia, la Smirneide, narrava in tono eroico la battaglia combattuta fra Smirnei e Lidi al tempo del re Gige, intorno al 680.
I brevi frammenti che ci restano di lui delineano una concezione pessimistica della vita e sono sufficienti per collocarlo fra i maestri assoluti della parola, dell’immagine e del ritmo. Gli antichi filologi alessandrini lo collocarono, insieme con Filita e Callimaco, nel canone dei poeti elegiaci.

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Parole chiave:
Giovinezza - Letteratura - Poesia - Senso della vita - Tempo - Vecchiaia

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico