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30/04/2013

Una musica "forte" che è messaggio di speranza (Ludwig Van Beethoven, Sinfonia No. 3 Op. 55)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Ludwig Van Beethoven 
Sinfonia No. 3
Allegro con brio – Marcia funebre. Adagio assai (do minore) – Scherzo. Allegro vivace – Allegro molto
DR SymfoniOrkestret (Danish National Symphony Orchestra); Fabio Luisi, direttore


E’ musica di una bellezza assoluta, con temi lirici toccanti, snodi ritmici e dinamici che fanno vibrare le vene, giochi di rimbalzo tra archi e fiati e percussioni, passaggi melodici da perderci la testa. Ma la vera caratteristica della Sinfonia No. 3 di Ludwig Van Beethoven è un’altra: è la forza. Nei momenti più bui e difficili, lasciate che spalanchi le porte delle vostre giornate, come un vento che soffia deciso per cambiare aria alla vita. Se potete, questa è davvero la partitura giusta per aprire il volume dello stereo, senza remore: avrete la percezione di stare “dentro” il magma musicale. Permettete che questa forza dilati a dismisura il vostro tempo, che s’insinui nei vostri giorni occupando tutti gli spazi, e quindi estromettendo dolore e tensioni. E’ una potenza simbolicamente condensata nei sei colpi orchestrali che attraversano il primo movimento della Sinfonia ben tre volte (al minuto 2:58, al minuto 5:59 e al minuto 14:12, con il nostro Fabio Luisi sul podio che accompagna i sei colpi nel gesto e nella voce, quasi a dirci: «E’ con questa forza che vi liberate da ogni angoscia»), addolciti subito dopo da uno dei momenti più intensi dell’Allegro iniziale e dalla flautista che (al minuto 6:09) quasi danza per la meraviglia della melodia, in un frammento impressionante per la capacità di donare benessere e gioia. Ma questa forza, che sta nelle pieghe di tutta l’arte di Beethoven – il “bussare” del Titano che dopo Mozart e Haydn s’è imposto a Vienna da uomo nuovo della musica – non è violenza, sopraffazione, o ferocia. Al contrario, è dominio di sé, energia, vigore, vitalità.
Questa forza – capace di esprimere idee, passioni, sentimenti comuni a tutta l’umanità – esplode soprattutto nella Sinfonia No. 3, l’Eroica. Se lo spirito e gli ideali di eguaglianza, libertà e fraternità sono presenti in tanta parte della produzione di Beethoven, si manifestano in modo particolare, e in una chiara affermazione “politica”, in questa partitura. Che ha una storia davvero incredibile, anche qui paradigmatica della “forza” interiore di Beethoven, capace di arrivare a noi attraverso le note. Il compositore aveva riposto grandi speranze in Napoleone, da lui considerato l’erede della Rivoluzione francese. E a Napoleone aveva pensato, scrivendo la Terza Sinfonia, intitolandola appunto “Bonaparte”. Ma poi le cose non andarono proprio così, visto che l’opera ha soltanto l’intestazione di “Eroica”. Per capire che cosa accadde, ecco il racconto di Ferdinand Ries, allievo, amico e biografo del compositore: «A proposito di questa Sinfonia Beethoven aveva pensato a Napoleone, ma finché era ancora primo console. Beethoven ne aveva grandissima stima e lo paragonava ai più grandi consoli romani. Tanto io, quanto parecchi dei suoi amici più intimi, abbiamo visto sul suo tavolo questa sinfonia già scritta in partitura e sul frontespizio in alto stava scritta la parola “Buonaparte” e giù in basso “Luigi van Beethoven” e niente altro. Se lo spazio in mezzo dovesse venire riempito e con che cosa, io non lo so. Fui il primo a portargli la notizia che Buonaparte si era proclamato imperatore, al che ebbe uno scatto d’ira ed esclamò: “Anch’egli non è altro che un uomo comune. Ora calpesterà tutti i diritti dell’uomo e asseconderà solo la sua ambizione; si collocherà più in alto di tutti gli altri, diventerà un tiranno!”. Andò al suo tavolo, afferrò il frontespizio, lo stracciò e lo buttò per terra».
Per Beethoven, Napoleone aveva rinnegato se stesso. In quell’incoronazione vedeva il tradimento dello spirito della Rivoluzione. La Sinfonia No. 3 è restata così senza dedica, ma la musica è rimasta lì, intatta, arte pura, portatrice di un sentimento sublime ed eroico, anche se per il genio di Bonn il Bonaparte era praticamente “morto”. In questa prospettiva, ha un particolare significato la Marcia Funebre, il secondo movimento, frutto quasi certamente della disposizione d’animo del musicista nei confronti del “tiranno” Bonaparte, che getta un’ombra sinistra su questa parte della Terza beethoveniana; e infatti la prima edizione a stampa londinese, nel 1809, riporta la dicitura “Sinfonia Eroica composta per celebrare la morte di un Eroe” – se con “eroe” si intende l’uomo vero e autentico, incorruttibile, che non calpesta i diritti e al quale appartengono tutte le emozioni puramente umane, dall’amore alla gioia, al dolore – mentre la dicitura inizialmente pensata da Beethoven avrebbe dovuto essere “Sinfonia Eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand’Uomo".
Il pathos che ne deriva è evidente già dal primo tema, l’Allegro con brio, che come suggerisce l’analisi tecnica del Manzoni compositore «è di quelli che si scolpiscono ineluttabilmente nella memoria: penetrante e plastico, porta quasi subito l’orchestra a un “fortissimo” in cui lo stesso tema è riproposto con possanza dai corni, per smorzarsi lasciando il posto a un frammentato intervento dei fiati, poi a un ritmico e incisivo passaggio degli archi e infine al secondo tema enunciato dai legni, dando luogo a un episodio di raccolto lirismo...». Il secondo movimento della Sinfonia è, come abbiamo visto, la Marcia funebre: qui, a differenza dell’Allegro iniziale, il compositore attacca in “pianissimo”, con i soli archi, e regala via via brividi sempre più intensi con lo sviluppo e con l’entrata degli altri strumenti che danno colore alla mestizia. Segue lo Scherzo, il movimento meno complesso della Sinfonia. E chiude l’Allegro molto finale, che si stacca rispetto ai modelli di Mozart e Haydn perché adotta la forma di una libera variazione, assente nel sinfonismo classico.
Si può dire che con l’Eroica la musica, come accadeva appena qualche decennio prima, smette di avere una funzione solo celebrativa, di accompagnamento a feste, divertimenti, cerimonie, spettacoli pubblici. Diventa messaggio spirituale, manifesto politico, mezzo espressivo per cambiare il destino dell’Uomo, strumento per esporre e condividere i propri sentimenti. Quindi, la “forza” di Beethoven è anche salvifica, potremmo dire terapeutica, perché si trasforma in linfa vitale, in messaggio di speranza, in energia capace di rinsaldare lo spirito. E nonostante la delusione politica e ideale di Beethoven nei confronti di Napoleone, resta presente e miracolosa l’enorme forza espressiva di questa Sinfonia: è evidente nella partitura la presenza vulcanica di idee e di passioni, di sentimenti e di impulsi interiori, che preme dall’intimo di questa musica. E la pressione è tale che l’opera s’impone come una delle sinfonie più vibranti, ancora oggi dopo 210 anni (iniziò a comporla nel 1803), intatta nella sua capacità di emozionare e scuotere gli uomini contemporanei.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Ludwig Van Beethoven
Symphonie No. 3 “Eroica”
Wiener Philharmoniker; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

2) Ludwig Van Beethoven
Symphonies
Wiener Philharmoniker; Sir Simon Rattle, direttore (Emi Classics, disponibile anche su iTunes)

3) Ludwig Van Beethoven
Symphonies 3 & 5
Legends - Legendary performances
Concertgebouw Orchestra; Carlos Kleiber, direttore (Universal Music, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Energia vitale - Illusioni - Musica - Napoleone Bonaparte - Sentimenti - Speranza

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