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02/10/2018

Una finestra spalancata sul sole e sulla vita (Max Bruch, Concerto per violino e orchestra Op. 26)




Max Bruch
Concerto per violino e orchestra Op. 26
Allegro moderato; Adagio; Allegro energico
Janine Jansen, violino; Radio Kamer Filharmonie; Michael Schønvandt, direttore


Ci siamo lasciati, al nostro ultimo ascolto, sulle note delle mazurke di Chopin. E proprio mentre nel 1938, già a Parigi, il compositore polacco commemora con quattro di queste “danze” – delle 57 scritte in totale – la sua terra e l’infanzia, dunque la malinconia struggente dell’uomo che si fa ferita e trova sollievo sul pianoforte del musicista, a Colonia, in Germania, nasce Max Bruch. A molti, forse, non dirà nulla, però ha scritto un Concerto per violino e orchestra capace di trascinare alla lacrime chiunque abbia un cuore sensibile, soprattutto se suonato da una splendida Janine Jansen, nel video che proponiamo. Sinora abbiamo apprezzato in queste “Strategie per stare meglio” un solo Concerto violinistico romantico, quello di Pëtr Il'ič Čajkovskij, del 1878. Ecco: Bruch scrive il suo gioiello dieci anni prima, nel 1868. Un miracolo che s’avvera poche volte in un concerto per strumento solista: la tecnica mai impiegata fine a se stessa, mai banalmente virtuosistica, mai articolata soltanto per esibire potenzialità timbriche e colori, e bravura solistica, mai per stupire con effetti speciali; ma sempre, in ogni nota e misura di pentagramma, in ogni frase musicale, per commuovere e inondare di bellezza e di pace. E’ probabile che, se lo scoprite per la prima volta, finiate per ascoltarlo e riascoltarlo per ore. Perché anche gli inserimenti melodici orchestrali, tra un discorso violinistico e l’altro, teneri e garbati, dolcissimi, quasi pucciniani, sono ondate di tenerezza che vi abbracciano forte. Complice anche la l’idea del compositore che ha pensato a tre sezioni – Allegro moderato, Adagio e Allegro energico – senza soluzione di continuità, proprio come in un altro celeberrimo Concerto per violino che ascolteremo, l’Op. 64 di Mendelssohn, entrambi con i tradizionali movimenti collegati tra loro, in un unico respiro.
Qualche giorno fa un’emittente milanese che trasmette musica d’arte, Radio Marconi Classica, ospitando tra un brano e l’altro le riflessioni degli ascoltatori, ha mandato in onda questo messaggio, sotto forma di un accorato appello: «Vi ringrazio. Mia moglie è a letto da mesi piegata da dolori fortissimi. Insopportabili. Stamattina l’ho vista sorridere, finalmente, dopo settimane, si sono sciolte le smorfie sul viso, era serena, commossa. Vi prego, rimettete quella musica». Era il Concerto per violino e orchestra di Max Bruch.
L’abbiamo “ripassato” alla radio. E poi ancora cercato in tutte le varianti discografiche possibili, che sono tante e di nobile lignaggio strumentale, perché è una partitura che ha saputo superare la sfida del tempo, diventando un passaggio obbligato per molti solisti. E ancora: abbiamo cercato e trovato questa lettura della violinista olandese Janine Jansen. E ogni volta, soprattutto nell’Andante, abbiamo ritrovato un senso di pace infinito.
Ancora oggi la fama di Bruch, che ha messo sulla carta da musica oltre 200 numeri d’opera, è legata a questo Concerto in sol, un lavoro talmente celebre da oscurare anche altri suoi due concerti violinistici che ha scritto, peraltro gradevolissimi, e pure un’altra breve composizione, un capolavoro, il “Kol Nidrei” per violoncello, orchestra e arpa, di intensa espressività, con connotazioni religiose e meditative. La ascolteremo e sarà una carezza indimenticabile. Eppure, nulla: Max Bruch è questo Primo Concerto per violino Op. 26. E’ il suo pezzo della vita.
Se ne lamentava anche il compositore tedesco, non senza risentimento nei confronti del pubblico e degli stessi artisti: «Stavano lì, all’angolo di via Toledo, in attesa di sbucare fuori suonando il mio primo Concerto per violino, non appena arrivassi in vista. Vadano tutti al diavolo! Come se non avessi scritto altri concerti altrettanto buoni!». Così racconta Max Bruch che, arrivato a Napoli all’inizio del Novecento, a proposito di alcuni violinisti napoletani, che volevano rendere omaggio al suo più noto lavoro. E alla fine finì per odiarlo, quel Concerto n. 1 Op. 26, visto che tutti continuavano a ricordarlo solo per questa pagina, destino che accomuna Bruch ad altri compositori ricordati esclusivamente per una sola creazione, per esempio Bizet con la Carmen, o Paganini con i Capricci. Tuttavia il Concerto di Bruch resta uno dei più belli di tutta la letteratura violinistica dell’Ottocento, paragonabile per lirismo e virtuosismo a quello altrettanto celebre di Mendelssohn, che spesso ritroviamo insieme in tante incisioni.
Non resta che abbandonarsi all’ascolto. Un sommesso rullo di timpani introduce una frase assegnata ai legni (dunque, flauti, clarinetti, oboi) e ai corni, assorta e malinconica, alla quale subentra il violino, presentandosi subito con la personalità e con la cifra musicale di Bruch: fantasia, dolcezza, melodia, colore, calore, tenerezza. Come abbiamo detto (e non è un dettaglio perché il Concerto prende dall’inizio alla fine e non lascia mai uscire dalla musica, intesa come forza rigenerante), l’Allegro iniziate sfuma nell’Adagio senza stacco: qui ognuno può cogliere le sfumature più vicine alla propria sensibilità, ma certo è qui (indicativamente dal minuto 9:45 del nostro video) che Bruch tocca le corde delle donne e degli uomini di ogni tempo, in un misto di malinconia romantica, di elevazione spirituale, di quella bellezza pura che, come abbiamo raccontato, sa imporsi anche là dove la malattia toglie la voglia di vivere.
Anche nel Finale (al minuto 18:13 del video con la Jansen) Bruch non molla di un millimetro nell’ispirazione e chiude magicamente il cerchio della sua creazione, quasi esaltandosi, nonostante poi se ne sia lamentato per la troppa fama: anzi, nel terzo movimento, di sapore ungherese, è davvero energico, non solo nell’indicazione dinamica in partitura, sempre sostenendo il violino con sprazzi orchestrali di autentica meraviglia: una finestra spalancata sul sole e sulla vita.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Bruch & Mendelssohn
Violin Concertos
Gewandhausorchester Leipzig; Maxim Vengerov, violino; Kurt Masur, direttore (Teldec, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Bruch & Brahms
Violin Concertos
The Israel Philharmonic Orchestra; David Garret, violino; Zubin Mehta, direttore (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Pëtr Il’ič Čajkovskij & Mendelssohn
Violin Concertos
London Symphony Orchestra & The Philadelphia Orchestra; Itzhak Perlman, violino; Andrè Previn & Eugene Ormandy, direttori (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Bellezza - Musica - Pace - Strumenti musicali

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