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16/10/2012

Una carezza cameristica fra tensioni titaniche (A. Bruckner, Sinfonia n. 7)




Anton Bruckner
Sinfonia No. 7
Staatskapelle di Berlino; Daniel Baremboim, direttore


Ecco una pagina che ci riconcilia immediatamente con il più intenso repertorio del sinfonismo nella migliore tradizione austro-tedesca, sul solco di nuove tendenze della musica centroeuropea nel secondo Ottocento. C’è tutto un mondo di suoni qui, di colori e di timbri che si sintonizzano all’istante con gli angoli più nascosti della nostra anima, con le tinte più malinconiche del nostro vivere. Un tappeto sonoro di forte impatto emotivo, ricco di sonorità brunite, di temi incandescenti, di fresca cantabilità, con una strumentazione che accende l’immaginazione.
Siamo nel mondo di Anton Bruckner, uomo profondamente mistico, con una sorta di tensione “bachiana “ costantemente rivolta alla religione, a torto ricordato solo per la produzione sinfonica, mentre i suoi gioielli più veri si nascondono nelle partiture sacre: nel Requiem, nelle Messe, nei salmi, nei pezzi corali, nel Te Deum. Qui ascoltiamo (in una rara versione integrale del canale Arte) la Sinfonia n. 7, la più nota, prima esecuzione a Lipsia nel 1884, dedicata a re Luigi II di Baviera, musica celebre anche per la scelta di Luciano Visconti di farne la colonna sonora del film “Senso”, dove le vicende del Risorgimento italiano si fondono con una storia d’amore e di dolore a tinte forti. E la decisione di ricorrere all’impasto sonoro di Bruckner non poteva essere più felice, come era stato l’impiego del lirismo sinfonico di Mahler per il film “Morte a Venezia”, sempre di Visconti, dove l’Adagetto della Quinta accompagna le sequenze sullo sfondo del mal di vivere di un secolo che volge al termine, e si prepara alle inquietudini politiche e umane del Novecento.
La Sinfonia di Bruckner è costruita sui classici quattro movimenti, anche se è l’intensità dei primi due a essere particolarmente coinvolgente. Nell’Allegro moderato di apertura, come in altre partiture del compositore austriaco, la Sinfonia n. 7 inizia con un tremolo degli archi, quasi che la musica scaturisca dalle profondità della terra. Ma il clima non è cupo e il tema enunciato da violoncelli e dalle viole si snoda su un accordo arpeggiato, con un’eco di un capolavoro wagneriano, l’Oro del Reno. La melodia, larga ed elegiaca, è ripresa dai corni, mentre clarinetti, viole e violoncelli propongono una seconda idea che ritornerà nel Finale (bellissimo, con ampie sezioni di archi in pizzicato). Il secondo tema, tranquillo, è suonato da oboi e clarinetti, ancora sotto il segno delle atmosfere del Ring, l’Anello del Nibelungo.
Ma è l’apertura dell’Adagio (al minuto 20:50 del video) uno dei momenti più alti del sinfonismo europeo, tra i più ispirati di Bruckner, che sbalordisce per la capacità di sovrapporsi, come un disegno in filigrana, alle malinconie più profonde. E’ quasi possibile affondare le mani nella massa sonora, è una melodia “fisica”, non è qualcosa di altro da noi, ne facciamo parte. Quattro tube wagneriane (strumento musicale a fiato della famiglia degli ottoni, inventato da Wagner stesso), più la tuba contrabbasso e le viole, espongono, “con solennità” e “lentamente”, il commosso saluto a Wagner, cui rispondono i violini. Bruckner scrive a questo proposito: «Un giorno tornai a casa triste e pensai che il Maestro non avrebbe potuto vivere a lungo. Mi venne l’idea dell’Adagio in do diesis minore, tonalità a lui molto cara». E’ innervato da un tono di consolazione, una dolce frase di violini accompagnati da viole e violoncelli. Wagner muore a Venezia tre settimane dopo l’abbozzo della pagina: l’elegiaca Coda è una marcia funebre in suo onore ed esprime un profondo senso di perdita.
Questo secondo movimento della Settima ha una connotazione lirica, ricca di spunti melodici, di slanci cantabili. Come sottolinea il compositore Giacomo Manzoni, «nelle sue partiture sinfoniche il tempo a volte sembra arrestarsi nella contemplazione, come se volesse tornare all’armonia della natura, all’infinita armonia dell’universo: primo e secondo tema, esposizione e sviluppo, tutto si fonde in un vasto affresco sonoro, dove non c’è più lotta ma solo adorazione e fede, olocausto di gioie e di dolore umani all’Ente supremo».
E’ davvero così. Ascoltate l’attacco dell’Adagio, con un crescendo delle tube davvero emozionante (al minuto 21:20 del video), simile a un unguento per lo spirito, in un’atmosfera di profonda mestizia colorata da un’orchestrazione nostalgica e dalla scelta delle tube wagneriane. Ma la Settima bruckneriana porta nel cuore il nome di Wagner non solo perché questi morì durante la stesura, ma anche perché, in senso più profondo, già l’apertura della Sinfonia, con l’Allegro moderato, ha l’impronta di una “melodia infinita”, secondo l’estetica wagneriana dell’arte totale che unisce musica, poesia e teatro, e ogni volta sembra sul punto di chiudere e invece prosegue senza soluzione di continuità, prolungando la sua vita aggrappata a una nota, a un timbro, a una modulazione armonica.
Insomma, l’impronta wagneriana in questo lavoro di Bruckner – segnato da lampi di gioia melodica che si stampano nel cuore di chiunque anche al primo ascolto, ma anche di bui impenetrabili e di tristezza, come chi è piegato all’improvviso dalla sofferenza – si nota con evidenza, nel cromatismo delle sonorità e nella costruzione armonica che insegue la grandezza epica dell’Anello. Ha scritto la musicologa Elisabetta Fava per un Concerto dell’Accademia di Santa Cecilia: «Quando Luchino Visconti sceglie la Settima Sinfonia di Bruckner come colonna sonora di “Senso”, coglie proprio questa radice di sensualità sofferente, con quel tremore sottocutaneo che mina le fondamenta dell’edificio dall’apparenza così solidamente monumentale. C’è dentro quel nervosismo estremo pronto a scattare quando meno ce lo aspettiamo, le allegrie esagerate di chi sta per scoppiare in lacrime, le spossatezze che arrivano implacabili dopo gli entusiasmi».
La lettura di Daniel Baremboim, oltre che pianista chopiniano anche direttore d’orchestra e specialista di Wagner, conferma la tensione creativa di Bruckner: tutta giocata, da una parte, tra masse sonore di straordinaria intensità e ricchezza, con episodi di musica impetuosa basata sull’originalità della strumentazione o sulla sperimentazione di nuovi timbri e, dall’altra, tra una serenità di piccole proporzioni, un mondo di squisite carezze melodiche, un lavoro di cesello intimistico. E’ questo il tratto saliente del compositore austriaco: il dominio totale di forze gigantesche è visibile dappertutto in questa Settima, tra il turbinio di tensioni wagneriane, ma con squarci di delicatezza cameristica che sboccia all’improvviso, conquista e commuove (al minuto 25:18 del video), incastonata come un lapislazzulo nella cornice titanica del sinfonismo bruckneriano.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Anton Bruckner
Symphony No. 7
Radio-Symphonie-Orchester Berlin; Riccardo Chailly, direttore (Decca)

2) Anton Bruckner
Symphony No. 4 “Romantic”
Wiener Philharmoniker; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

3) Gustav Mahler
Symphony No. 5
Berliner Philharmoniker; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Malinconia - Morte - Musica - Strumenti musicali

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