Fondazione Alessandra Graziottin onlus - per la cura del dolore nella donna Fondazione Alessandra Graziottin

Torna a Strategie per stare meglio

Condividi su
Stampa

10/07/2012

Una brezza leggera che soffia da Buenos Aires (A. Piazzolla, Adios Nonino)




Astor Piazzolla
Adios Nonino
Quinteto Tango Nuevo: Astor Piazzola, bandoneon; Fernando Suarez Paz, violino; Oscar Lopez Ruiz, chitarra elettrica; Hector Console, contrabbasso, Pablo Ziegler, pianoforte


Nasce da una sofferenza acuta anche questa partitura, magnifica per l’andamento delle progressioni melodiche, trasformata in musica che scava nei ricordi, celebra la fine di una vita e la passione di un sentimento filiale, strappa l’applauso con il timbro del “bandoneon”, una versione più piccola della fisarmonica, e ancora una volta conferma la potenza dell’arte dei suoni, lasciando a noi tutta la felicità delle note che trasformano il dolore in sollievo, in un cammino di pace interiore, rasserenante.
Adios Nonino, una brezza leggera che soffia da Buenos Aires. Il compositore Astor Piazzolla, argentino di nascita, italiano di origine, e cosmopolita di respiro artistico, ha scritto questo brano in 45 minuti, per rendere omaggio alla morte del padre, che si era rotto la schiena di sacrifici per farlo studiare musica. Nonino, “nonnino”, era il nomignolo affettuoso con cui il compositore si rivolgeva a Vicente, il papà. Questo tango fu composto nel 1959 quando Astor Piazzolla, in tournée nel centro America, ricevette la notizia della morte improvvisa del genitore. In questa occasione riprese un pezzo che aveva composto nel 1954, conservandone la parte ritmica ma prolungandone la melodia in una sorta di lamento.
La pagina è considerata uno dei pezzi più rappresentativi del compositore argentino. In una intervista del 1990 è lo stesso Piazzolla a dichiarare che Adios Nonino è il suo tango numero uno. E che molte volte ha provato a superarlo, senza successo. È un brano che segna l’incontro poetico con il tango, non tanto quello che è nel nostro immaginario, quello che si danza, sensualmente padrone ormai di tanti spazi, di tanti angoli, anche clandestini, in ogni città del mondo dove si balla e si sogna a ritmo di milonga; ma un tango trasfigurato, studiato e ricamato con ostinazione sulla partitura per farne una “musica nueva”, assoluta, reso qui cameristicamente con un quintetto dagli equilibri quasi classici, dove il bandoneon la fa da padrone ripreso a una diversa “altezza” dal violino, e in questo senso riproponendo la forma del quintetto capolavoro di Brahms per clarinetto, dove lo strumento a fiato racconta la malinconia e gli archi sorreggono l’intera struttura.
Qui l’attacco del quintetto è affidato al pianoforte, che dà sostanza all’intera composizione con una sorta di “cadenza” anticipata, di stampo classicistico, come in un concerto mozartiano o di Beethoven, nei quali però la cadenza arrivava a coronare lo sviluppo di un primo movimento “Allegro”. Ma la lunga esposizione pianistica di Piazzolla – prima dell’ingresso vero e proprio della trama cameristica affidata al bandoneon suonato dallo stesso compositore argentino, alla testa del suo storico “Quinteto Tango Nuevo” – può essere anche ascoltata come un assolo jazz, molto accademico, alla Bill Evans per intenderci, o sullo stile di George Gershwin, con un partitura presumibilmente molto “scritta” da Piazzolla e poco lasciata all’improvvisazione. Dunque, un mélange unico di classicità nell’impostazione strumentale a cinque – dove gli unici ingressi “clandestini” (bandoneon a parte) sono la chitarra elettrica con funzioni ritmiche e il contrabbasso in luogo del violoncello – e di stilemi afro-americani, con suggestioni derivate dalla “song” statunitense.
Nel 1959 sono passati circa cento anni dal vertice cameristico del Quintetto per clarinetto brahmsiano, e Piazzolla scrive una pagina frutto della sua evoluzione musicale, del suo periodo di studi europei, della sua condivisione con il jazz, del suo incontro con la seconda scuola di Vienna, del conseguente tentativo di abbandonare gli stilemi nazionali dell’Argentina per seguire la “pista” dodecafonica, e del definitivo riappropriarsi delle radici musicali sudamericane dopo aver studiato a lungo a Parigi con la celebre didatta francese Nadia Boulanger, che lo dissuade dal perseguire la strada atonale e lo invita caldamente a comporre seguendo i propri istinti, il calore e il colore della propria terra, ed esortandolo a elevare la musica “porteña”, cioè di Buenos Aires, ad arte universale e condivisa culturalmente.
Dicevamo, è un meraviglioso “lamento” questo Adios Nonino. L’incrocio melodico e armonico tra bandoneon e violino, e la ripresa corale, in forma di quintetto, del tema malinconico dedicato al papà (riproposto su YouTube anche in struggenti versioni per orchestra) spinge davvero l’ascolto verso confini di profonda condivisione del dolore: quella per la morte del padre di Piazzolla e, più in generale, quella per la sofferenza in senso assoluto, che si stempera e si supera, seppure solo per qualche minuto di musica e di arte, nel ritmo di tango e nella voce carezzevole del bandoneon.
E nel fare tutto questo Astor Piazzolla rivoluziona il proprio strumento dandogli dignità solistica nelle sale da concerto di mezzo mondo, rendendolo indipendente dall’accompagnamento delle figure danzanti, e cambia letteralmente la faccia del tango, non senza pagare un prezzo altissimo, in termini di accettazione da parte dei puristi argentini.
Il tango, infatti, è sempre stato (e continua a essere anche dopo la scomparsa di Piazzolla) uno stile di vita, espressione di dolore e amore, di passione. Canto cittadino per eccellenza, intriso sino all’ultima nota degli angoli più bui di Buenos Aires, è il lamento di un uomo che rimpiange una donna ideale, o che non può avere, o che è rimasta lontana. Tutti i grandi scrittori argentini hanno riflettuto su questa forma musicale perché nei suoi ritmi e nei suoi testi si intravedono molti segreti del modo di essere argentino. Ma è stato lo scrittore Ernesto Sabato a fare l’analisi più acuta: «Il tango incarna i tratti essenziali che il Paese comincia ad avere: la nostalgia, la tristezza, la frustrazione… e il rancore, perché all’argentino manca quell’aspetto dell’eternità che è la tradizione millenaria. Magari la nostalgia è legata al fatto che l’Argentina è un Paese fatto da immigranti, nella stragrande maggioranza dei casi italiani, i quali hanno provato e subìto lo sradicamento e il senso di un’appartenenza a metà».
Piazzolla svuota tutto questo esplorando il “Nuevo Tango”, ricerca musicale che coincide con l’ultima parte della sua vita, che lo accompagnerà sino alla fine in una sperimentazione linguistica continua, che per il compositore argentino è stato come vedere finalmente la “luce del giorno” mentre, per l’intellighenzia tanguistica di Buenos Aires, “come precipitare nell’oscurità della notte”. Non gli hanno perdonato, infatti, la ricerca appassionata di un “Nuovo Tango”, lontano dal parquet delle balere fumose della capitale, trasformato con varie forme di scrittura, arricchito e innervato con felici incontri, per esempio Gerry Mulligan nel jazz, o con l’Orchestre du Capitole de Toulouse nelle forme classica, o ancora con il Kronos Quartet per i ricami cameristici. Risultato: jazz e “classica” combinate insieme per disegnare una nuova forma stilistica, un universo musicale sublimato, il tentativo estremo di essere un compositore “attraverso” il tango, e non semplicemente un compositore “di” tango.
“Adios Nonino”, che ascoltate qui in uno storico concerto in Olanda, salvato da YouTube, trasmette tutto questo: le emozioni dolci e consolatorie che si susseguono alla scomparsa del padre, una struttura profonda e intima del suono che rende l’atmosfera tipica della fine, dove il dolore per la morte è reso in modo accecante dai fraseggi acuti del violino e dagli assoli del bandoneon sulla mano destra, ma anche la carezza della consolazione che segue nei momenti di concertazione cameristica, più forti della sofferenza, del senso acuto della perdita. Come lo definì in modo straordinario, e ancora oggi insuperato, il poeta argentino Enrique Santos Discepolo, «il tango è un pensiero triste che si balla». Piazzolla ha voluto tagliare questo cordone ombelicale facendone musica assoluta che s’ascolta. E strappandolo per sempre ai confini argentini della sua storia.
Buon ascolto.

top

Per approfondire l'ascolto

1) Astor Piazzolla
Concerto pour bandoneon; Tres movimientos tanguisticos porteños; Tangos
Pablo Mainetti, bandoneon; Orquestra de Cambra del Teatre Lliure; Josep Pons, direttore (Harmonia Mundi)

2) Astor Piazzolla
The Vienna Concert
Astor Piazzolla & Quinteto Tango Nuevo (Timba Records, disponibile anche su iTunes)

3) Hommage à Piazzolla by Gidon Kremer
Gidon Kremer, violino (Nonesuch Records, disponibile anche su iTunes)

top

Parole chiave:
Consolazione - Dolore - Forme musicali - Morte - Tango

Stampa

© 2012 - Fondazione Alessandra Graziottin

FAIR USE: Il contenuto di questo lavoro è a libera disposizione per il download, la stampa e la lettura a titolo strettamente personale e senza scopo di lucro. Ogni citazione per finalità didattiche e/o scientifiche dovrà riportare il titolo del documento, il nome dell'autore (o degli autori), i dati del libro o della rivista da cui il lavoro è tratto, e l'indirizzo del sito (www.fondazionegraziottin.org).

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

Torna a Strategie per stare meglio