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17/05/2016

Un unguento musicale con i colori del corno (Johannes Brahms, dal Trio per violino, corno e pianoforte Op. 40)




Johannes Brahms
dal Trio per violino, corno e pianoforte Op. 40
Andante - Scherzo
Zora Slokar, corno; Denes Varjon, pianoforte; Tamas Major, violino


Nei consigli discografici non dimentichiamo mai i dischi in formato digitale, scaricabili dagli store su Internet e ormai futuro del mercato. Esiste anche una classifica dei download più richiesti nell’ambito della musica colta. Per esempio, sull’iTunes Store, selezionando come genere la “Classica”, si scopre che nell’elenco dei top album più venduti a primo posto c’è il minimalismo pianistico di Ludovico Einaudi, con la collezione “Islands”. Poi molte altre proposte “crossover” o di facile ascolto. Ma al 17° posto compare un gioiello: Marta Argerich and Friends Live from the Lugano Festival. La pianista argentina è celeberrima per questa rassegna svizzera, dove grazie al carisma di concertista trova gli sponsor per far esibire i giovani più talentuosi, che lei insegue e coccola come una talent scout del repertorio sinfonico e cameristico. E alla prima “traccia” di questo album, inciso dal vivo l’anno scorso a Lugano, c’è proprio una perla della “hausmusik” ottocentesca: il Trio per violino, corno e pianoforte Op. 40 di Johannes Brahms. Lavoro si può dire giovanile, del 1865, quando il compositore aveva 32 anni, ancora lontano dal vertice assoluto della perfezione formale, per esempio, del Trio per clarinetto Op. 114 scritto nel 1891, sei anni prima di morire. Ma l’Adagio iniziale di questo “Horn Trio” è un delicato momento di fuga dalla realtà, di poesia in musica, di pace interiore che dà sollievo e forza.
Intanto, va spiegato perché il corno. Strumento dal timbro carezzevole, ma un po’ distante dall’immaginario delle nostre sonorità mediterranee, molto più violinistiche o assai più affezionate ai toni squillanti di flauti e oboi. Brahms, però, adorava le mezze tinte, nelle quali trovava rifugio la sua malinconia di uomo solo e anche un po’ “orso”. Dunque, non il violino ma la viola; non il soprano ma la voce di contralto, che diventa per esempio protagonista della meravigliosa Rapsodia Op. 53 per contralto, coro maschile e orchestra; e non le trombe ma i corni lo accompagnano in quelle melodie dove dà sostanza musicale a nostalgie infinite. Un solo esempio che potete ascoltare per comprendere questa predilezione: un corno apre il suo secondo Concerto per pianoforte Op. 83, gli infonde profondità, tenerezza, languore, ed entra in scena dialogando con il pianoforte, come in un duo cameristico d’intensa bellezza (lo potete vedere bene all’inizio di questo video).
Nonostante lo amasse alla follia, Brahms utilizzò il corno quasi esclusivamente nelle pagine orchestrali: ne ritrovate l’incanto in numerosi passaggi sinfonici. La sua unica presenza nella musica da camera è proprio in questo Trio Op. 40, nel quale il compositore amburghese, accanto a violino e pianoforte, introduce il corno al posto del violoncello. Il risultato è struggente perché non è soltanto il frutto di un nuovo tipo di collante sonoro, ma è il segno di una malinconia così forte che nei pensieri musicali di Brahms il violoncello non riusciva a rappresentare appieno. Aveva bisogno di un altro “colore” da opporre al timbro violinistico e alle dinamiche pianistiche, che incarnasse con più introspezione i suoi ricordi, la sua tristezza. Infatti, questo Trio è la conseguenza di un dolore fortissimo. Lo raccontò il compositore stesso l’anno prima, nel 1864, all’amico Albert Dietrich, d’estate, durante una passeggiata nella Foresta Nera: «Una mattina stavo camminando proprio in questi boschi. Quando giunsi in quel punto, il sole iniziò a brillare tra i rami: subito ebbi l’idea del Trio, con il suo primo tema». E questa ispirazione iniziale, un abbozzo compositivo, un’idea nella sua mente, fu poi quella che confluì, la primavera seguente, nell’Andante iniziale dell’Op. 40 per violino, corno e pianoforte, unguento dell’anima per superare un evento terribile: la scomparsa della madre.
Il corno serve a Brahms per evocare la poesia del paesaggio, i chiaroscuri della foresta, i crepuscoli, le ampiezze brunite dei suoi orizzonti. Ma mentre mette le note sul pentagramma, nell’inverno tra il 1864 e il 1865, lo raggiunge appunto la notizia della morte della mamma. E’ a quel punto che il corno, più del violoncello, scava a fondo nei ricordi, nell’infanzia, raggiunge gli angoli più teneri e privati del rapporto con la madre. Anche lo schema libero della forma, con un Andante a introdurre tutta la composizione, invece di un Allegro, ne è il segno. Il primo tema è presentato dal violino, che lascia poi il posto all’intervento del corno, con l’indicazione in partitura di “dolce ed espressivo”. Un movimento non privo di contrasti, ma sempre caratterizzato da tinte morbide e avvolgenti.
Nel video ascoltiamo appunto questo Andante iniziale e il successivo Scherzo, dove il clima cambia, la scena si anima, diventa vivace e ritmica, l’atmosfera più spensierata. E’ comunque disponibile su YouTube anche la seconda parte di questa esecuzione del Trio Op. 40 (la trovate qui), con il terzo e quarto movimento, Adagio mesto e Finale. Il primo introduce un clima dolente e ombroso. Il secondo è l’uscita dalla disperazione, “a riveder le stelle”, il sigillo musicale della ritrovata speranza.
Alcuni anni dopo la prima esecuzione pubblica, con lo stesso Brahms al pianoforte, l’amico di una vita, Theodor Billroth, chirurgo addominale e musicista per diletto, protagonista di un intenso epistolario con il genio di Amburgo, scriveva: «Il tuo Trio per corno ultimamente ha avuto presso il grande pubblico un successo che non mi sarei mai aspettato. E’ un brano talmente profondo che un po’ di tempo fa la gente non capiva. Come cambiano in maniera strana le cose!».
Buon ascolto.

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Per approfondire lascolto

Johannes Brahms
Horn Trio Op. 40
Barry Tuckwell, Itzhak Perlman, Vladimir Askenazy (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

Johannes Brahms
Horn Trio Op. 40 – Clarinet Trio Op. 114
Borodin Trio; Micheal Thompson (Chandos, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

Johannes Brahms
Brahms-Schubert-Mendelssohn
The Istomin-Stern-Rose Trio Recordings
(Sony Classical, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Lutto - Malinconia - Musica da camera - Nostalgia - Solitudine - Speranza - Strumenti musicali - Vita e morte

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