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22/02/2011

Un'avventura musicale mozzafiato (Wolfgang Amadeus Mozart, dalla Sinfonia No. 41 KV 551 "Jupiter")




Wolfgang Amadeus Mozart
Allegro molto, dalla Sinfonia n. 41 KV 551 “Jupiter”
English Chamber Orchestra
Jeffrey Tate, Direttore


Quattro note iniziali affidate ai primi violini: Do-Re-Fa-Mi. Ascoltatele più volte, prima di proseguire nella sinfonia, perché sono il motivo che innerva (e infiamma) il quarto movimento di questo capolavoro mozartiano. Quattro note sostenute nella frase introduttiva dal vortice dell’orchestra, subito “presente” nella sua maestosità solare. Poi la pausa, dove Mozart riprende “da capo” le quattro note, le sviluppa con un tema fugato in contrappunto, spostandosi a una diversa altezza con le viole, e immediatamente dopo scendendo ancora in “grave” con i violoncelli. Mentre si addensano sulla tavolozza timbrica anche i colori opposti del fagotto e del flauto, forse per cesellare il rigo musicale con esperienze sonore ricche di tensioni e contrasti, gli stessi che regala la vita. Quattro note: un materiale apparentemente povero, ma basta a trascinarci con poche battute in un’avventura mozzafiato.
E, improvvisamente, ecco la prova che la musica può guarire e vincere la sofferenza. Di più: può strapparci dalla “debolezza”, dai limiti, dalle disabilità, dal timore di affrontare i nostri giorni. Se ancora non siete convinte (e convinti) che l’arte può farvi volare, riprendete dalla pausa che Mozart ha scritto in partitura, al minuto 0:40 del video: Jeffrey Tate introduce le quattro note, fa entrare le viole, chiama i violoncelli, attenua i violini, invita i contrabbassi, poi lascia che il genio di Salisburgo irrompa in tutta la sua freschezza e luminosa meraviglia. E che cosa accade? Che non appena esplode il tema centrale, fatto di melodia e geometria, nella sua incalzante e trionfante “fisicità” strumentale, un uomo come Jeffrey Tate, nato affetto da spina bifida e cifosi dorsale, inizia a volteggiare e a danzare, come il più libero, potente e “sano” degli esseri umani. Dov’è la malattia di Tate mentre la musica di Mozart si eleva ad altezze mai conosciute? Non esiste. Non ci sono più malessere, infermità, dolore.
Sinfonia n. 41 KV 551. Detta “Jupiter” su suggerimento di un impresario inglese, Johann Peter Salomon, una sorta di “talent scout” del Settecento, che introdusse alla corte londinese di Buckingham Palace anche Franz Joseph Haydn. Un appellativo che da allora non ha più abbandonato questa partitura e illustra bene la suprema armonia nella quale coesistono perfezione della forma e trasparenza della scrittura. Con la “551” – composta insieme alle due immediatamente precedenti nell’estate 1788, a Vienna – Mozart pose fine al suo interesse per il genere sinfonico, al quale si era avvicinato per la prima volta a Londra nel 1764. Numero e successione dei tempi sono quelli previsti dalla tradizione settecentesca: Allegro vivace, Andante cantabile, Menuetto, Allegro molto.
L’ultimo movimento, oggetto della nostra proposta d’ascolto, è una costruzione polifonica grazie alla quale la sinfonia tocca le vette più alte. Ha sconvolto i musicologi di ogni tempo: forse un soggetto di fuga, forse l’attacco di un tema in senso classico. Forse entrambe le cose: secondo gli esperti, mai come in questa pagina la forma musicale del contrappunto e la forma-sonata (che arriverà al suo apice con Beethoven) appaiono così intimamente interconnesse. E si sente: Mozart sviluppa cinque temi in questo movimento finale e li combina in un contrappunto incalzante, dove il principio della “fuga”, cioè il passato di Mozart, e la forma-sonata, ossia il presente del compositore austriaco, si fondono in un’architettura perfettamente compiuta. In altre parole, il possente edificio polifonico della fuga diventa il vertice di un capolavoro che è allo stesso tempo in stile classico. Non solo: espressione della stagione più matura del classicismo.
Ma è la genesi di questa sinfonia, la motivazione interiore che precede la composizione, a lasciare senza fiato. Racconta lo storico Sergio Sablich: «Nel breve spazio di tre mesi, durante l’estate del 1788, in un momento della sua vita rattristato dallo scarso successo del Don Giovanni a Vienna, dalla povertà, dalla morte della piccolissima figlia Theresia, Mozart scrisse, forse in vista di qualche progettata “accademia”, le tre Sinfonie che sarebbero state le sue ultime, nate fra le amarezze ma anche attingendo a un misterioso e inesauribile fondo di gioia musicale. Dopo la calda luminosità della Sinfonia in mi bemolle maggiore K. 543 e la tormentata Sinfonia in sol minore K. 550, la Sinfonia in do maggiore K. 551 (terminata in partitura il 10 agosto 1788) celebra il trionfo di un magistero tecnico ed espressivo tanto dissimulato quanto pazientemente costruito nel confronto con il presente (Haydn) e con il passato (lo studio del contrappunto bachiano e händeliano), fino a creare una sintesi del pensiero sonatistico classico e della fuga barocca».
Ancora una volta, quindi, l’amarezza e la tristezza, addirittura le ristrettezze economiche di un uomo troppo grande per essere compreso dal proprio tempo, sono “moltiplicatori” di gioia trascritta in musica. E dalle brume intimiste e introspettive, seppure aperte alla luce, dei Lieder di Richard Strauss che abbiamo proposto l’ultima volta (impegnative nell’ascolto, ma capaci di affinare in noi il gusto per il bello) siamo passati qui all’effusione più spontanea e istintiva della felicità. Anzi, potremmo dire della letizia, “servita” all’umanità attraverso una scrittura musicale e un colore orchestrale che sono la testimonianza più genuina del tardo stile mozartiano, quello che ha creato anche il Concerto per clarinetto o il Flauto magico: un periodo nel quale più la vita del compositore s’inabissava nell’angoscia e nel bisogno, anche materiale (sino alla perdita della dignità stessa presso i contemporanei), più la sua arte lasciava al mondo la luce della speranza e quella grandezza che adesso aiuta noi a vivere meglio.
Tutta la Sinfonia n. 41, ovviamente, merita d’essere frequentata con passione. A cominciare dall’Allegro vivace iniziale, forse il primo tempo di sinfonia più ardito mai concepito da Mozart, però di assoluta immediatezza nell’ascolto, che è poi il tratto apollineo, cioè giocato sulla perfezione delle armonie formali, che più ha incantato i compositori dei secoli successivi: cioè la compresenza, all’interno di una medesima concezione musicale, del tono minore e maggiore, capaci d’intersecarsi scambiandosi gli umori, «l’incrocio di alto e basso, facile e difficile, severo e popolare», come ha scritto ancora Sablich. Ma forse il giudizio più spontaneo e sincero è quello del regista americano Woody Allen, secondo il quale «la “Jupiter” è la prova dell’esistenza di Dio, e il secondo movimento un’esperienza per la quale vale la pena vivere o morire».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Wolfgang Amadeus Mozart
Die Symphonien
Berliner Philharmoniker; Karl Böhm, direttore (Deutsche Grammophon)

2) Wolfgang Amadeus Mozart
Symphonies No. 29-33-35-38- 41
Orchestra Mozart ; Claudio Abbado, direttore (Archiv, disponibile anche su iTunes)

3) Wolfgang Amadeus Mozart
Symphonies No. 29-31-32-35- 36
Scottish Chamber Orchestra; Sir Charles Mackerras, direttore (Linn Records, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Crisi esistenziale - Dolore - Forme musicali - Musica - Speranza - Strumenti musicali

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