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07/04/2015

Tutta la calma e la serenità della notte (Fryderyk Chopin, Notturno Op. 27 No. 2)




Fryderyk Chopin
Notturno Op. 27 No. 2
Maurizio Pollini, pianoforte


Spulciando nella discoteca di casa, l’attenzione è caduta su un vecchio cofanetto dell’etichetta RCA Red Seal, un elegante involucro in cartonato, un libretto interno finemente rilegato e due dischi in apertura e chiusura della confezione, e in copertina un primo piano malinconico del pianista polacco Arthur Rubinstein. Erano anni che non ascoltavo i 19 Notturni di Chopin dal primo all'ultimo, oggetto di questo meraviglioso disco che risale ai tempi in cui era un piacere delizioso (e già per questo terapeutico) entrare in un negozio di “classica” e farsi consigliare le migliori esecuzioni della storia dell’interpretazione, mentre oggi per fare prima (ma non con gli stessi risultati in termini di gioia e benessere) si finisce per acquistare di fretta sullo store digitale e avere un download sull’iPod o sul proprio pc.
Questi due compact disc (ovviamente disponibili anche in versione mp3) sono il frutto di una “Arthur Rubinstein Collection” che riunisce tutte le incisioni del celebre pianista dal 1928 al 1976, e queste in particolare, No. 49 dell'intera serie, sono dedicate ai Notturni del compositore polacco, l’essenza stessa del pianismo romantico di Chopin. Come genere musicale, il “Notturno” proviene dall’ambiente stilistico del classicismo viennese, da Mozart, da Haydn, dove era applaudito (lo abbiamo visto alcune puntate fa) come sinonimo di Serenata, Divertimento, Cassazione, quindi una musica da suonare all’aperto, alle feste, tra i circoli della nobiltà. Possiamo dire che il “Notturno” non aveva alcunché di notturno. Non c’era traccia dei misteri, delle emozioni, delle sensazioni che la notte, anche poeticamente, in letteratura, ha sempre portato con sé. Per dirla con Piero Rattalino, docente e storico del pianoforte, «il Settecento aveva celebrato la notte in senso eminentemente sociale, come il luogo dello svago. L’Ottocento, invece, la celebrò come il rifugio dell’io che si ritrae in se stesso, isolato dal mondo e, non di rado, preda di fantasmi...».
A un certo punto, dunque, questo nuovo modo di concepire e vivere la notte inizia a trovare un diverso spazio sul pentagramma nella poetica romantica che si fa largo nel cuore dell’Europa. Il primo a usare il titolo di “Nocturne” per alcune brevi musiche fu il compositore irlandese John Field, allievo a Londra del nostro Muzio Clementi. Fu lui a dare il soffio di vita al “notturno pianistico”, pensato come una pagina lirica sentimentale, malinconica, intimistica, organizzata su melodie accompagnate da semplici accordi arpeggiati (e qui ci sarebbe da dire che certa musica banalmente minimalista di oggi, costruita proprio in questo modo per essere facilmente vendibile sul mercato della “classica commerciale” non abbia inventato nulla: aveva già anticipato tutto John Field). E’ questo stile che colpì Chopin nei suoi anni di giovane musicista: ne rimase affascinato tanto da scrivere il primo Notturno nel 1827 a, 17 anni, al quale ne seguirono altri 19, che costituiscono il corpus di maggiore spessore compositivo e lirico.
Di tutti i 19 Notturni chopiniani, i tre dell’Op. 9 sono i più celebri, soprattutto l’Op. 9 No. 2, pezzo assai popolare ed eseguito spesso come “bis” in tanti concerti, apprezzato per l’efficacia espressiva e l’atmosfera romanticamente “notturna” che trasmette. Ma è l’Op. 27 che più impressiona per la capacità di racchiudere tutti gli stilemi, la musicalità, la poetica e l’anima del polacco Chopin che in quegli anni si trovava in Austria, deluso e amareggiato per un’accoglienza non calorosa da parte dei viennesi, malato di nostalgia per la patria. L’Op. 27 è composta da due Notturni, una sorta di dittico. Il primo è misterioso, a tratti drammatico, evoca sentimenti di angoscia e tormento. Il secondo, quello che ascoltiamo oggi, è luminoso, quieto, cantabile, e infonde in chi ascolta, già dalle prime battute segnate da irresistibili scelte melodiche, un senso di calma e serenità.
Avremmo voluto presentarvi questa Op. 27 No. 2 nell’interpretazione dello stesso Arthur Rubinstein, che polacco come Chopin, e pianista “chopiniano” di prima grandezza, ha sempre fatto dei Notturni un cavallo di battaglia nelle incisioni e nei concerti. Ma sulla Rete esiste un solo documento, in bianco e nero, molto vecchio, un video raro registrato al Conservatorio di Mosca nel 1964 (che comunque è possibile vedere a questo link), ma che per i limiti tecnologici del tempo male restituisce lo splendore di questa musica. Allora abbiamo trovato un’esecuzione stellare del nostro Maurizio Pollini, da oltre 50 anni il continuatore di Rubinstein, il quale in occasione del Concorso di Varsavia del 1960, che lanciò proprio Pollini nel firmamento concertistico, ebbe a dire del pianista italiano: «Questo giovane suona meglio di tutti noi, tecnicamente meglio di qualsiasi componente della giuria».
E potete rendervi conto di questo già entro i primi 40 secondi del video tratto da una tournée in Giappone: il compositore polacco, sepolto a Parigi ma con il “cuore a Varsavia”, è tutto in questo inizio macchiato dalla leggerezza di tocco e musicalità di Pollini, dall’intensità cantabile, dal rigore nella lettura della partitura, con una gestualità appena accennata che non antepone la propria personalità a quella del compositore, senza le esagerazioni istrioniche tipiche dei nuovi pianisti cinesi come Yund Li o Lang Lang. L’approccio di Pollini a Chopin è soprattutto di infinito rispetto: sono sue le più belle sonorità che si possano ottenere dal pianoforte.
Insomma, il merito dell'invenzione del Notturno al pianoforte è certo di Field (le sue pagine sono estremamente gradevoli all’ascolto), ma Chopin ne ha senza dubbio arricchito il genere portandolo, come altre volte è accaduto nella storia della musica tra iniziatori e maestri assoluti, sulla vetta di questo tipo di espressione musicale, rendendo anche più complessa la costruzione armonica e meno banale l’invenzione delle linee melodiche e gli slanci nostalgici che ne costituiscono l’ossatura formale. Com’è immediatamente riscontrabile non solo da questo ascolto, ma tutte le volte che, per esempio su un canale radiofonico classico come la Filodiffusione della Rai, viene trasmesso un confronto tra “Notturni”, prima Field e poi Chopin.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Fryderyk Chopin
Nocturnes
Maurizio Pollini, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Fryderyk Chopin
Nocturnes
Arthur Rubinstein, pianoforte (BMG, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) John Field
Nocturnes
John O’Conor, pianoforte (Telarc, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Forme musicali - Musica da camera - Serenità

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