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23/01/2018

Tristezza e lentezza dell'inverno e dell'anima (Claude Debussy, "Des pas sur la neige", dal Libro I dei Préludes)




Claude Debussy
Des pas sur la neige
Arturo Benedetti Michelangeli, pianoforte


Già soltanto il titolo, “Des pas sur la neige” (Passi sulla neve), è un meraviglioso quadro impressionista che si dipinge nella nostra mente con la forza visionaria della fantasia. Ma quando inizia la musica, composta dal francese Claude Debussy nel 1909 – il sesto pezzo del primo Libro dei suoi Préludes per pianoforte solo, 36 misure appena di pentagramma, circa 4 minuti di pura arte a seconda delle scelte di metronomo – non vediamo solo la scena, le orme, una distesa bianca e soffice, ma avvertiamo il freddo, il gelo del paesaggio, la lentezza dell’inverno, il silenzio che ci circonda, il manto che ottunde rumori e colori.
Entrambi i libri dei Préludes comprendono dodici pezzi: in totale, ventiquattro. L’impianto segue un’architettura iniziata da Bach con il Clavicembalo ben temperato, ripresa anche da Chopin con i suoi Preludi, che come nell’esempio bachiano toccano le ventiquattro tonalità, mentre nel caso di Debussy non seguono alcun schema tonale preciso e simmetrico. Spiega il musicologo Stefano Catucci: «Il compositore francese aggiunse i titoli – per esempio, Le vent dans la plaine, oppure il celeberrimo Feuilles mortes tratto dal secondo Libro, o appunto Des pas sur la neige – ai singoli Préludes solo dopo averli composti, rovesciando il rapporto programmatico tra idea descrittiva e ispirazione musicale, come se fosse quest’ultima a suggerire la scrittura della prima, e non il pensiero scritto a richiedere una speciale sequenza di suoni».
E’ questo il periodo dell’anno più giusto, forse anche più poetico, per ascoltare, o riascoltare in profondità, il capolavoro del compositore francese che ha portato sul pentagramma le proprie suggestioni sensoriali, l’immediatezza delle impressioni, dunque la forza nuda delle emozioni, caldo e freddo, luce o buio, allegria o tristezza, letizia o malinconia, gioia o dolore, in una trasposizione delle sensazioni attraverso i suoni. Sono belli i titoli che ha dato Debussy ai suoi ventiquattro preludi. Ma ancora più intense, e indicative di come possano vibrare in empatia con i nostri stati d’animo, sono le indicazioni dinamiche che il musicista ha lasciato agli interpreti: le Feuilles mortes (Libro II) sono «Lent et mélancolique»; La cathédrale engloutie (Libro I) è «Profondément calme, dans une brume doucement sonore»; Le vent dans la plaine (Libro I) è «Animé, aussi légèrement que possible»; e il nostro Des pas sur la neige è «Triste et lent».
Ognuna di queste delicatezze pianistiche mostra un tono intimista, sonorità delicate e un’essenzialità espressiva quasi del tutto priva di decorazioni, caratteristiche che lasciano intendere la preferenza per un’esecuzione raccolta, non istrionicamente concertistica, quasi da Hausmusik sette-ottocentesca, cameristica. E’ tutto giocato, il pianoforte di Debussy, sulla piccola misura, sulla fotografia dell’anima, sui reali e singoli momenti della condizione umana, ed è per questo che molti avvertono il compositore francese immediatamente cucito sulla pelle. Il filosofo e musicologo francese Vladimir Jankélévitch scrive: «Piuttosto che la successione di momenti propria di un’arringa o di una prolusione accademica, con Debussy noi viviamo episodi ed eventi, sconnessi tra loro, di una storia che è rapsodia di piccoli fatti, non concatenazione di grandi eventi».
Abbiamo trovato “Des pas sur la neige” – e ve la proponiamo come spunto di riflessione a tema, in un certo senso “a programma” – in una playlist monografica dedicata a questa che è la stagione più fredda dell’anno: “Musica per un giorno di inverno”, insieme con altre proposte melodicamente avvolgenti, soprattutto contemporanee, perché i compositori del ventesimo secolo, grazie a linguaggi nuovi, sono particolarmente abili nell’evocare il clima invernale, e molti utilizzano le possibilità timbriche offerte dal pianoforte moderno per creare musica estremamente suggestiva. L’inglese Kenneth Leighton, per esempio, scomparso nel 1988, evoca la delicatezza e la vorticosa danza dei fiocchi di neve nel suo “Snowflakes”, utilizzando note ripetute e “morbide”. E’ una musica capace di dipingere il senso di tristezza ma anche la felicità del paesaggio che s’imbianca, come un bambino che l’osserva dietro una finestra.
Altri giganti si sono misurati su questo tema. Forse la rappresentazione più famosa del freddo e sterile paesaggio invernale, e le sensazioni di malinconia che evoca, si trova nel ciclo di lieder di Franz Schubert, “Winterreise”, che Liszt ha trascritto per pianoforte solo (non perdetevi il suo Klavier Winterreise S 561, tratto dal Lied D 911 di Schubert!). Il compositore lettone contemporaneo Peteris Vasks crea un’atmosfera simile nel suo pezzo minimalista “Balta ainava” (White Scenery), i cui due semplici temi – creste ondeggianti e accordi – suggeriscono l’austerità e l’immobilità di un vasto paesaggio ghiacciato dove tutto è bianco e gli alberi sono senza foglie. Il compositore lo descrive come «una meditazione silenziosa». Anche la neve di Peter Sculthorpe nel suo “Night Pieces” ricrea l’immobilità di un paesaggio invernale attraverso una selezione limitata di note, anche qui secondo le correnti del minimalismo in musica, portato per esempio a grandi esiti, su un piano più spirituale e sacro, dall’estone Arvo Pärt, considerato oggi uno dei maggiori compositori viventi.
Tutte pagine per certi versi seduttive, ma che tuttavia non hanno la forza lenitiva di questo frammento di Claude Debussy, capace di suggerire – soprattutto se il pianista ha la grazia del “tocco” – un paesaggio bianco dopo che la neve si è depositata, e il lento arrancare sul suo manto, con tempo e armonie parallele che creano un’atmosfera quasi ipnotica.
«E’ una pittura d’ambiente in cui si colloca una dolente presenza umana», ha sottolineato Piero Rattalino nel programma di sala di un Concerto dell’Accademia di Santa Cecilia. «Triste e lento è la didascalia generale; il ritmo iniziale, dice Debussy, “deve avere il valore sonoro d’un fondo di paesaggio triste e ghiacciato”, e la melodia è indicata “espressiva e dolorosa”, poi “espressiva e tenera”, e infine “come un triste rimpianto”. La poetica che ispira la composizione, ci pare, è quella del simbolismo romantico, tanto che uno dei quadri di Johann Caspar Friedrich raffiguranti un cimitero sotto la neve potrebbero benissimo illustrarla… Per quanto possano essere pericolosi i paragoni tra musica e pittura, si può ripensare a Friedrich, ai suoi alberi solitari e, in confronto, anche alle varie versioni dell’Albero blu che Mondrian andava dipingendo proprio nel 1909-1910, mentre Debussy scriveva i Préludes».
Su YouTube esistono di “Des pas sur la neige” migliaia di versioni. L’algoritmo che regola la piattaforma però compie un piccolo miracolo: appena si digita il nome del pezzo e di Debussy, la prima proposta è quella storica di Arturo Benedetti Michelangeli, in un video raro a colori, dove l’arte del maestro bresciano, guidata dal suo “tocco” leggendario, dipinge, e scolpisce, con precisione e poesia, i passi sulla neve. Ed è questa la versione che senza indugio vi proponiamo.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Claude Debussy
Préludes Vol. I & II
Arturo Benedetti Michelangeli, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Claude Debussy
Préludes I, Clair de lune, Élégie
Daniel Barenboim, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Claude Debussy, Cello Sonata – Franz Schubert, Arpeggione Sonata – Robert Schumann, 5 Stüke im Volkston
Mstislav Rostropovich, violoncello; Benjamin Britten, pianoforte (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Mondo naturale - Musica a programma - Natura - Tempo - Tristezza

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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