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23/06/2020

Oltre la sclerosi multipla, Alice delle meraviglie (Ludwig Van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra No. 3 Op. 37)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Ludwig Van Beethoven
Concerto per pianoforte e orchestra No. 3 Op. 37
Alice Sara Ott, pianoforte; Orchestre Philharmonique de Radio France; Mikko Franck, direttore


Quando un’artista incontra sulla propria strada la malattia, una tra le più terribili, è più angosciata dalla sofferenza, dalla paura del dolore personale, dal destino individuale e ineluttabile che l’attende, oppure dall’incubo di dover abbandonare il proprio strumento, di non poter più suonare, esercitarsi, dare concerti, ed esprimere con il proprio talento le emozioni del compositore? Sono queste le domande che vorremmo fare ad Alice Sara Ott, pianista tedesco-giapponese, ammalata di sclerosi multipla.
Per esprimere la delicatezza di ciò che sta vivendo, direttamente dal suo profilo Instagram, il 29 settembre 2019, a lei la parola:

«Oggi vorrei condividere qualcosa di molto personale. Come alcuni di voi sapranno, di recente ho avuto problemi con la salute che hanno sollevato preoccupazioni e influito sul mio lavoro. Dopo numerosi esami medici, il 15 gennaio di quest'anno mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla. Quando i medici me ne avevano parlato per la prima volta, l’anno scorso, mi ero sentita come se il mondo fosse crollato intorno a me. Ho attraversato una montagna di sentimenti di panico, paura, devastazione. Mi sono fatta molte domande. Che impatto avrà sulla mia vita, sul mio lavoro? Da allora ho trascorso tanto tempo a studiare la sclerosi multipla e le sue implicazioni. Ho incontrato molti medici. A ogni nuova informazione, mi sono resa conto di avere una falsa immagine di questa patologia. La sclerosi multipla è una malattia del sistema nervoso centrale e, sebbene non esista alcuna cura nota, grazie agli enormi progressi della medicina nel corso degli anni, la grande maggioranza delle persone colpite è in grado di vivere una vita piena e appagante. Mi ci vorrà un po’ per conoscere questa condizione, per capire come gestirla da sola. Verranno momenti in cui dovrò affrontare sfide e fare aggiustamenti, ma nel trovare il giusto equilibrio di trattamento sono fiduciosa e ottimista che continuerò a vivere la mia vita – e viaggerò e mi esibirò – come prima. Non vedo l'ora di continuare la mia stagione come previsto. Condividere questo con tutti non è stata una decisione facile, ma credo giusta. La sclerosi multipla è una malattia molto fraintesa nella nostra società, ed essendo fiduciosa al riguardo, spero di poter incoraggiare gli altri a esserlo altrettanto. Riconoscere una malattia non è una debolezza, ma un modo per proteggere e acquisire forza, sia per se stessi che per chi ci circonda. Sono grata ai miei cari che mi hanno mostrato così tanto sostegno e amore negli ultimi mesi. Non solo hanno avuto le proprie emozioni da affrontare, ma hanno anche dovuto affrontare domande sul mio benessere. Nel chiarire la mia situazione, spero anche di dare loro il tempo e lo spazio per elaborare questa notizia. A volte la vita ti conduce su un percorso inaspettato, e io sono all'inizio. Tuttavia, credo fermamente che spetti a noi trarre il meglio da questo nuovo sentiero».

Un’altra musicista vittima di questa terribile malattia neurodegenerativa, come era già accaduto alla violoncellista Jacqueline DuPré, poi morta a 42 anni, nel 1987. Alice Sara Ott ne ha 31, e può contare su oltre trent’anni di progressi della medicina, nella diagnosi e nelle terapie. Nata a Monaco di Baviera nel 1988 da madre giapponese e padre tedesco, ha studiato pianoforte a Tokyo. Le prime lezioni di pianoforte quando aveva quattro anni. Su di sé, aggiunge: «Sono cresciuta con due culture, ma la musica mi ha sempre dato un’identità e una voce. Quando mi chiedono se sono tedesca o giapponese, rispondo che sono un’artista».
I suoi impegni continuano. Molto apprezzata per le interpretazioni di Frédéric Chopin, è stata da poco intervistata dalla BBC, e il prossimo settembre è attesa in Turchia per un recital all’Auditorium di Istanbul. Lo scorso novembre ha debuttato nella storica Kammermusiksaal della Philharmonie Berlin, la sala appositamente progettata per il repertorio cameristico, sorella minore del più celebre spazio in cui si esibiscono, nel repertorio sinfonico, i Berliner Philharmoniker. La serata si è aperta con la Suite bergamasque e la Rêverie di Claude Debussy, seguite da altrettante raffinatezze pianistiche di Erik Satie e dell’adorato Chopin.
Un quotidiano online giapponese ha titolato così sulla sua vicenda: “In adversity, pianist finds positive note”. «Perché ho 31 anni e ancora una lunga vita davanti. Non voglio passare il resto della mia esistenza a essere triste e a ispirare sentimenti di pietà. Non è quello che sono», ribadisce Alice Sara Ott. E per tutto il 2019 ha continuato a girare il mondo per promuovere uno degli ultimi dischi incisi con l’etichetta Deutsche Grammophon, Nightfall, che in inglese significa “crepuscolo”, e forse mai come in questo periodo è il titolo che maggiormente descrive la sua angoscia di artista e di donna. Perché con questo lavoro la Ott dà uno sguardo personale a quel momento magico tra giorno e notte, tra luce e oscurità, attraverso opere di Claude Debussy, Erik Satie e Maurice Ravel.
Due mesi prima della registrazione di Nightfall, il padre di Alice Sara Ott ha avuto un infarto ed è stato sul punto di morire. Confida la pianista: «Gli anni 2018 e 2019 sono stati ricchi di eventi sconvolgenti. Ricordo ancora il momento in cui ho perso il controllo delle mani durante un concerto all’inizio dello scorso anno. Ho dovuto interrompere l’esibizione e annullare gli altri impegni. La parola “oscurità” ha un nuovo significato per me ora».
E con il Largo (nel video a partire dal minuto 19:35) di questo Terzo Concerto per pianoforte e orchestra che ci ha lasciato Beethoven – del quale, ricordiamo, si festeggiano per tutto il 2020 i 250 anni dalla nascita, nel 1770, a Bonn – la malinconia di un crepuscolo, le tenebre della malattia sembrano prendere forma e colore. Ascoltate (e osservate) con quanta delicatezza e grazia, e luminosità nonostante tutto, Alice Sara Ott esegue questa musica che è e rimarrà eterna. Di questa pagina abbiamo già scritto, proponendo la lettura del nostro Maurizio Pollini: «Il Largo è il cuore di questo Concerto. Dove l’Uomo si rigenera, dove riposa dalle tensioni, dalle fatiche, dalla lotta beethoveniana per imporsi e superare gli ostacoli posti sul cammino dal destino».
Come una sclerosi multipla, dunque. Come una malattia, che trova ancora una volta nell’arte molto più che un antidoto: una smaterializzazione del dolore, una “sconfitta” si potrebbe dire.
Nella vicenda stessa di Beethoven, della sua sordità, nella vicenda di tutti noi, nella storia personale della pianista Alice Sara Ott, colpita dall’annuncio di una diagnosi tremenda, si muovono in controluce una volta di più le parole di un altro immenso interprete di questo Concerto, il pianista canadese Glenn Gould: «Lo scopo dell’arte non è il momentaneo rilascio di adrenalina, ma piuttosto il graduale consolidarsi di uno stato di meraviglia e serenità che duri tutta la vita».
Andiamo oltre l’adrenalina, allora. Facciamo di questa musica una meditazione profonda, continua, persistente nel tempo. E non fermatevi al Concerto di Beethoven. Alice Sara Ott, dopo lunghi minuti di insistenti applausi ci regala una delicata lettura, in filigrana, di “Per Elisa”, raramente sentita in modo così intimo ed etereo.
Buon ascolto.

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Per approfondire l’ascolto

1) Debussy – Satie – Ravel
Nightfall
Alice Sara Ott, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche sugli store digitali)

2) Ludwig Van Beethoven
The Piano Concertos
Alfred Brendel, pianoforte; Wiener Philharmoniker; Sir Simon Rattle, direttore (Philips, disponibile anche sugli store digitali)

3) Ludwig Van Beethoven
Piano Sonatas – Bagatelle – Für Elise
Alice Sara Ott, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche sugli store digitali)

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Parole chiave:
Angoscia - Malattia - Musica - Paura - Sclerosi multipla - Serenità

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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