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09/06/2020

Nella musica di Haydn, l’impeto dello «Sturm und drang» (Franz Joseph Haydn, Sinfonia No. 49 “La Passione”)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Franz Joseph Haydn
Sinfonia No. 49 in fa minore “La Passione”
Orchesterkonzert des Joseph Haydn Konservatoriums; Peter Gülke, direttore


Considerata tra i migliori lavori del periodo giovanile di Haydn, la Sinfonia No. 49 apre, insolitamente, al posto di un Allegro, con un Adagio, subito intrigante, bellissimo, solenne, ma scuro, cupo. Il titolo “La Passione” è riferito, in modo assai teatrale, drammaturgico, alla vicende terrena del Cristo, quindi porta con sé un’ambientazione inevitabilmente tragica, di riflessione sul destino dell’umanità. La melodia che si dipana dalle prime misure di pentagramma è stupenda, avvincente, ma dominano le tinte brunite, un che di malinconia sofferente, e poi un cielo scuro, carico di cattivi presagi, di tempesta, di impeto, nella natura e nell’animo umano.
Già, tempesta e impeto. Il pretesto per ascoltare, o riascoltare, questa Sinfonia di Haydn è infatti un bel disco appena uscito della Signum Classics, che strilla in copertina “Sturm und Drang” (volume 1, si capisce che ci saranno altre uscite), e di questo periodo propone alcuni musicisti quasi sconosciuti – Franz Beck, Niccolò Jommelli, Tommaso Traetta – ma anche alcune glorie come Christoph Willibald Gluck e, appunto, Franz Joseph Haydn.
Lo Sturm und Drang è collocabile in un’epoca che va dal 1775 al 1785, dieci anni in cui i fermenti culturali tedeschi creano le basi per la nascita del Romanticismo. Il suo intento era di turbare attraverso i mezzi espressivi. Una figura centrale è Goethe, i cui “Dolori del Giovane Werther”, scritti nel 1774, anticipano le inquietudini successive, la “sensucht”, ovvero la nostalgia, lo struggimento dei giovani romantici. Non sorprende che il movimento Sturm und Drang si sia esteso anche ad altre forme d’arte: la paura, il terrore si riflettono nelle tempeste e nei naufragi dei dipinti di pittori come Joseph Vernet e Philip James de Loutherbourg. Naufragi non solo sulle tele; naufragi di anime, di corpi, di vite.
Ovviamente questo movimento culturale ha avuto, oltre che nella poesia, nella letteratura, nelle arti figurative, anche una forte dimensione musicale. Spiega il direttore d’orchestra italiano, specialista di questo periodo, Alfredo Bernardini: «Lo Sturm und Drang è un movimento culturale e filosofico che evoca le espressioni della natura: parliamo delle espressioni più estreme, più violente e drammatiche, di un’esplorazione dell’animo umano attraverso grandi contrasti di emozioni. In musica questo stile diventa popolare attorno al 1770, in un’epoca in cui la musica era soprattutto intrattenimento e in cui imperava lo stile galante, con composizioni scritte per lo più in modo maggiore: lo Sturm und Drang, invece, afferma la prassi di comporre in modo minore molto più che nel passato; e accanto al modo minore, gli stilemi più comuni sono l’uso di ritmi sincopati, che rendono l’ansia e l’affanno, e grandi contrasti per dipingere la drammaticità dell’atmosfera».
Si ascoltano chiaramente in questa Sinfonia No. 49. Tonalità di fa minore, inequivocabilmente dolorosa nell’attacco. Tanto che il principe Esterházy pare si fosse lamentato con Haydn – che viveva negli agi a corte proprio grazie alla benevolenza e al sostegno economico di questa ricca famiglia – di queste sinfonie così drammatiche, tragiche, cariche di contrasti, e avesse esortato il compositore a comporre musiche più adatte all’intrattenimento, rimanendo dunque in quello stile galante che attraversava il Settecento.
Questa Sinfonia, dopo la tenebrosa, fosca, atmosfera iniziale, si apre verso orizzonti di maggiore energia, verso spunti di rara bellezza. Non diventa una Sinfonia allegra, spensierata, neppure con il secondo movimento “Allegro di molto”, però il clima si stacca dai toni cupi e la musica si propone più imperiosa, irruente. La frase melodica che attraversa questa sezione ci dona attimi di vera gioia, di cantabilità, con sprazzi melodici intensi. Il Minuetto del terzo movimento è di colore scuro ed elegiaco, e il Trio ad esso collegato offre l’unico, temporaneo, balzo in tonalità maggiore che riesce a far balenare un’atmosfera più serena, ma sempre impastata di malinconico, grazie anche al timbro dei corni.
Nel movimento finale, come da dettato armonico della Sinfonia Classica nella forma-sonata, si ritorna alla tonalità d’impianto e alla medesima energia vibrante del secondo movimento, pieno di contrasti orchestrali e di intensità febbrile, vitale, mentre la musica si avvia verso una conclusione dinamica di nuovo assai piacevole melodicamente.
Il direttore d’orchestra Giovanni Antonini, che con il Giardino Armonico ha registrato l’intero corpus sinfonico di Haydn, spiega: «Un compositore che ha avuto vita lunga. E’ stato educato musicalmente quando erano vivi Bach e Telemann. Cresciuto nel mondo barocco, entra in contatto con Beethoven, di cui è la miccia. Eppure resta un uomo del Settecento. Haydn si considera un artigiano, un servitore di corte. Nella sua produzione, tra la Sinfonia numero 1 e la 107, c’è un viaggio incredibile. Cambiano gli stili, ci sono svolte, sperimentalismi. La sua musica è sublime e subito dopo di un’ironia grottesca. E’ come nei drammi giocosi di Mozart, ossia come nella nostra vita».
Buon ascolto.

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Per approfondire l’ascolto

1) Franz Joseph Haydn
Sinfonia No. 49 in Fa minore “La Passione”
Sturm und Drang 1
The Mozartists; Ian Page, direttore (Signum Classics, disponibile anche sugli store digitali)

2) Franz Joseph Haydn
Andante con Variazioni
Friedrich Gulda, pianoforte (Ermitage, disponibile anche sugli store digitali)

3) Franz Joseph Haydn
The “London” Symphonies Vol. I & II
Orchestra of the 18th Century; Frans Bruggen, direttore (Philips, disponibile anche sugli store digitali)

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Parole chiave:
Dolore - Malinconia - Musica - Serenità - Sofferenza - Strumenti musicali

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