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03/09/2013

La vitalità che nasce dal fuoco (Felix Mendelssohn, dal Trio per pianoforte, violino e violoncello Op. 66)




Felix Mendelssohn
Trio per pianoforte, violino e violoncello Op. 66
Allegro energico e con fuoco
The Onyx Chamber Players: James Garlick, violino; Meg Brennand, violoncello; David White, pianoforte


Fuoco, ritmo, passione, energia. Una musica meravigliosa che vi catturerà soprattutto nel primo e nell’ultimo movimento, il Finale, portandovi verso lidi e sonorità conosciute e che abbiamo spesso sperimentato in questo spazio. Felix Mendelssohn Bartholdy, Trio per pianoforte, violino e violoncello Op. 66 No. 2. Quindi, eccoci di ritorno alla cameristica: dopo le escursioni nei territori dell’arabesco sensuale e orchestrale del Bolero di Ravel, e delle raffinatezze pianistiche di Robert Schumann, ci affidiamo ancora alla musica nella sua cifra più intimistica, all’atmosfera raccolta, da “camera” appunto, di tre strumenti che dialogano con il linguaggio dell’intarsio e della malinconia.
Lo facciamo con Mendelssohn, con il suo secondo Trio per pianoforte, dopo avere già apprezzato alcuni mesi fa il primo, l’Op. 49. E l’ascolto, grazie all’inventiva e alla musicalità romantica del compositore di Amburgo, parte subito deciso, intenso. Sembra una di quelle barrette vitaminiche usate dagli sportivi, che entrano immediatamente nel sangue. Non c’è bisogno di attendere che faccia effetto: qui le “calorie” musicali di Mendelssohn bruciano subito e la sferzata arriva sin dalle prime battute.
Il musicista, per il primo movimento del Trio, scrive infatti in partitura: “Allegro energico e con fuoco”. E il fuoco non si fa attendere. Il primo tema si presenta con un arpeggio sussurrato del pianoforte, ripreso dagli archi che, in questa sezione come in altre parti del movimento, si sovrappongono spesso al disegno della tastiera lavorando nel registro grave. Nella coda dell’esposizione (il Trio ovviamente segue i binari rigidi della forma-sonata) riecheggiano ancora frammenti dell’arpeggio del primo tema, sui quali violino e violoncello costruiscono melodie d’intenso lirismo. La sezione dello sviluppo si inserisce senza soluzione di continuità e introduce, come il sole che spazza via le nuvole, lo squarcio sereno del secondo tema.
Tutto questo per suggerirvi un ascolto di questo capolavoro basato sulle emozioni del rapporto tra le singole parti, dove si percepisce con nettezza, rispetto ai decenni precedenti, un protagonismo paritario tra pianoforte, violino e violoncello. Già Beethoven, rispetto a Haydn e a Mozart, aveva riequilibrato il ruolo dei tre strumenti, trasformando il Trio da genere disimpegnato e di puro consumo, potremmo dire commerciale-salottiero, in una forma espressiva più matura e consapevole, mezzo di profonde riflessioni sulla vita, sul destino (innanzitutto il suo, di Beethoven), sul dolore di una certa parte dell’esistenza di ogni uomo, senza peraltro dimenticare d’infondere in un gioiello cameristico come il Trio Op. 97 (il cosiddetto “Arciduca”) scorci melodici generosi e rigeneranti (lo ascolteremo presto).
Al Trio per pianoforte, violino e violoncello Felix Mendelssohn Bartholdy si dedicò, come abbiamo già detto, in due occasioni negli anni della maturità: con il Trio in re minore Op. 49 del 1840 e appunto con questo secondo Trio in do minore op. 66, scritto nella primavera del 1845, a Francoforte, nei mesi successivi all’abbandono dell’incarico di direttore della cappella di Federico di Prussia. La partitura dell’Op. 66 è l’ultimo approdo di Mendelssohn alla produzione cameristica con pianoforte. Già il primo Trio, l’Op. 49, aveva registrato un successo enorme: «Il trio più importante della nostra epoca», lo aveva definito Schumann in persona. Aggiungendo: «Mendelssohn è il Mozart del XIX secolo ed è il più illuminato dei musicisti del nostro tempo». Parere più che autorevole, ovviamente. Anche se questo consenso ultra positivo, assai lusinghiero, ha forse procurato più danni che vantaggi al compositore, tenendo per oltre duecento anni Mendelssohn sotto una campana iper-protettiva, una sorta di teca musicale, non lasciando che si liberassero tutte le potenzialità della sua espressività.
Questo secondo Trio, infatti, è uno degli esempi di come la musica da camera rappresenti spesso una sorta di laboratorio di sperimentazione per i compositori, che grazie a questo genere, diciamo più “privato”, raccolto, possono essere più liberi nella creazione rispetto a forme più istituzionali, per esempio un concerto, una sinfonia, un balletto o un’opera lirica, spostando nella scrittura cameristica quegli azzardi, quelle fughe in avanti stilistiche e strutturali che potrebbero essere troppo sfacciate in una sala da concerto ufficiale e pubblica. E così, in questa musica “da salotto”, s’incrociano, come spiega il musicologo Guido Barbieri, «tendenze inconciliabili: da una parte il tono vagamente frivolo e salottiero dell’invenzione, e dall’altra parte una certa tendenza alla sperimentazione di forme non convenzionali, una volontà mai troppo scoperta ma evidente di infrangere canoni, regole e luoghi comuni». Ed è ovviamente una tendenza comune a tutti i gioielli da camera del Romanticismo e del tardo Romanticismo, da Schubert a Richard Strauss, passando per Schumann e Brahms.
Ed è esattamente in questo humus sperimentale del linguaggio e delle forme che è nato il più maturo dei due Trii di Mendelssohn. Nello Scherzo, il terzo movimento, troviamo un materiale musicale fatto di leggerezza, di trasparenza, quasi il volo di un colibrì, una sorta di “canone” disegnato da violino e violoncello, sostenuti dal pianoforte ma assoluti protagonisti, in un irrefrenabile moto perpetuo in semicrome, con il risultato di trasmettere una straordinaria vitalità motoria: pura vitalità per noi che ascoltiamo. Ma sono i due movimenti estremi, di apertura e chiusura del Trio, che regalano le più forti emozioni, con continue sorprese melodiche.
Nell’“Allegro energico e con fuoco”, movimento di apertura, prevale una sovrabbondanza di temi melodici, con una capacità d’invenzione che non cessa per tutto il movimento: ritmo armonico sempre sostenuto, stato d’animo febbrile ed eccitato. Un attacco di convincente potenza sonora che quasi è difficile chiudere negli stilemi della musica da camera, ma che fa pensare a una densissima dimensione sinfonica, peraltro comune a tutti i capolavori cameristici, capaci di tendere, di là dall’organico strumentale, a una maggiore ampiezza sonora e strumentale.
Ma è il Finale (“Allegro appassionato”) che ci regala le emozioni più belle. Qui la vicinanza con la cameristica di Brahms, di qualche anno più giovane e di Amburgo come lui, e con i suoi Trii in particolare (sbalorditivi, cercateli su YouTube o attraverso il servizio in streaming del Google Play Music Unlimited), si fa appariscente: nella timbrica degli archi, nel gioco sottile con il pianoforte, negli squarci melodici improvvisi che allungano giochi meravigliosi di malinconia e lirismo. Una parentela, quella con Mendelssohn, che Brahms non ha mai eccessivamente gradito (invidia, forse, ascoltando questo Finale?). Ma che tuttavia mostra i limiti della sbrigativa definizione didascalica di Schumann: altro che Mozart dell’Ottocento. Le qualità della musica di Mendelssohn guardano più al futuro che al passato.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Felix Mendelssohn
Piano Trios: Op. 49 & Op. 66
Eugene Istomin, pianoforte; Isaac Stern, violino; Leonard Rose, violoncello (Sony Classical, disponibile anche su iTunes e su Google Play Music)

2) Felix Mendelssohn
Piano Trios: Op. 49 & Op. 66
Emanule Ax, pianoforte; Itzhak Perlman, violino; Yo-Yo Ma, violoncello (Sony Music, disponibile anche su iTunes e su Google Play Music)

3) Johannes Brahms
Piano Trios
Trio Capuçon (Erato, disponibile anche su iTunes e su Google Play Music)

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Parole chiave:
Energia vitale - Malinconia - Musica da camera - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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