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08/09/2015

La serenità nonostante il dolore della guerra (Sergei Prokofiev, Sonata per flauto e pianoforte Op. 94)




Sergei Prokofiev
Sonata per flauto e pianoforte Op. 94
Moderato - Scherzo - Andante - Allegro con brio
James Galway, flauto; Phillip Moll, pianoforte


Ascoltare questo brano nella versione per flauto, che è quella originale pensata dal compositore, è un'esperienza di intensa serenità, a tratti anche di humour, che lascia letteralmente deliziati per la fragranza degli impasti sonori e timbrici. Perché di questo lavoro, la Sonata per flauto e pianoforte Op. 94 del russo Sergei Prokofiev – compositore al quale torniamo subito dopo avere ascoltato il terzo Concerto per pianoforte e orchestra, in una sorta di mini ciclo per conoscerlo meglio e per apprezzare l’energia e la vitalità ritmiche che sa infondere anche a livello cameristico – esiste anche un’altra versione, quella per violino, a tutti gli effetti una trascrizione, che porta il numero d’opera 94a. Ed è quest’ultima che, senza dubbio, è assai più nota a livello internazionale e si è ritagliata un “palcoscenico” maggiore nella storia della discografia e dei concerti.
Ma è per flauto che va gustata questa meravigliosa musica, irresistibile nel Moderato iniziale, senza nulla togliere al suono del violino e ai violinisti che ne fanno un cavallo di battaglia, ma che non raggiungono la potenza evocativa, la delicatezza che invece ci regala il più antico e vellutato degli strumenti a fiato. Si potrebbe dire che aveva ragione Prokofiev, all’inizio, a scriverla così, in quanto aveva inteso esplorare da par suo, attraverso i codici espressivi della musica cameristica, il delicato equilibrio che può instaurarsi tra il colore del flauto e il timbro del pianoforte, strada poi battuta anche da Richard Strauss con la sua Sonata per flauto e pianoforte, altro capolavoro imperdibile per l'intensità del dialogo strumentale.
E anche qui, come abbiamo fatto la scorsa puntata con il Terzo concerto per pianoforte, c’è una storia da raccontare prima di gustare questo ascolto, che ovviamente va preso per mano con il flauto e proseguito con il violino, perché sono comunque due espressioni della forza comunicativa di Prokofiev e vanno assaporate entrambe. Dunque, il compositore russo (e suo malgrado anche “sovietico”) mette sul pentagramma una Sonata in tre movimenti per flauto e pianoforte nel 1942, nell’attuale Kazakistan, durante gli anni dolorosi della seconda guerra mondiale. Anche se, e lo percepirete in modo evidente, davanti a una musica così dolce e serena, a tratti melodicamente cantabile seppur sempre venata da dissonanze e armonie d’avanguardia, nessuno direbbe che di là dallo scrittoio del compositore tuonavano i carri armati. Viene eseguita per la prima volta nel 1943 dal flautista Charkovsky, accompagnato al pianoforte niente di meno che da Svjatoslav Richter, che più tardi scriverà: «Oggi la fanno tutti i violinisti, tanto da essere considerata come la sua seconda Sonata per violino, ma è incomparabilmente più bella nella sua versione originale per flauto».
Il celebre violinista David Ojstrach, che ha modo di ascoltare la prima esecuzione con Richter al pianoforte, il giorno stesso contatta Prokofiev e insiste (a quanto pare con successo) per averne una versione violinistica, forse perché “geloso” di quella meraviglia che il compositore russo aveva regalato ai flautisti. Ojstrach trascrive in prima persona cadenze e passaggi e li sottopone a Prokofiev che li approva con qualche correzione, scrivendo: «Insieme con David ne ho realizzata una versione per violino: la quantità delle modifiche nella parte del flauto è stata minima. La parte per pianoforte è rimasta inalterata». Ma l’autorevole parere di Richter, uno dei più grandi pianisti nella storia dell’interpretazione, ci convince di più: con il timbro carezzevole del flauto la Sonata racchiude una freschezza di inventiva insieme con un vivace senso dell'umorismo. E a parte l’attacco spettacolare del Moderato, e del primo tema affidato al flauto, il terzo movimento, Andante, è fra le pagine più ammirate del compositore per finezza ed eleganza della scrittura.
Il primo tempo è improntato a un lirismo che comunica immediatamente serenità, di grande sottolineatura melodica, dov'è indiscutibile la preminenza del flauto, pur su una scrittura assai dinamica del pianoforte: è certamente lo strumento a fiato che dipana il racconto e, rispetto al violino, la magia è più evidente, più convincente nel rapporto timbrico. C’è tutto intorno una cantabilità popolare, intrisa degli stilemi del folclore russo. Nello sviluppo il flauto si avventura in disegni virtuosistici, ma gli episodi melodici tornano con regolarità, riportando l’ascoltatore a una sorta di centro di gravità di tutta la Sonata, quasi come fossero dei leitmotiv wagneriani o pucciniani.
Il secondo movimento è chiamato anche Allegro ma è uno Scherzo a tutti gli effetti, dove prevale quasi un effetto grottesco, bizzarro, ed è Prokofiev stesso qui a parlare di «riso e ironia». Anche in questo caso non ci sembra che il violino sia altrettanto intenso: normalmente viene “sfruttato” da tutti gli esecutori per le potenzialità virtuosistiche, e forse sono proprio queste che catturarono l’attenzione di David Ojstrach più delle potenzialità espressive, che invece il flauto esalta in contrasto con il pianoforte. Il terzo movimento, Andante, è la parte più commovente dell’intero lavoro: presenta una straordinaria ampiezza lirica, quasi come la declamazione di una romanza per voce, ed è la parte più profonda della Sonata, più intimistica, più ricca di pathos. Secondo alcuni flautisti il colore è lunare, fresco, contemplativo. E da qui si arriva al quarto movimento, Allegro con brio, e dopo il “gioco” e la tenerezza quasi clownistica dello Scherzo e la serenità dell’Andante, Prokofiev torna a infondere energia, ottimismo, luce, vitalità. Una musica bellissima che vale davvero la pena risentire al violino, cambiando completamente piani sonori e sensazioni.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Sergei Prokofiev & Cesar Frank
The Flute Sonatas
Sir James Galway, flauto; Martha Argerich, pianoforte (Sony Music, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

2) Sergei Prokofiev
Flute Sonata
Emmanuel Pahud, flauto; Stephen Kovacevich, pianoforte (EMI Records, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

3) Sergei Prokofiev
The Violin Sonatas - Five Melodies
Legendary Classics
David Ojstrach, violino; Frida Bauer, pianoforte (Philips, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

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Parole chiave:
Guerra - Musica da camera - Serenità - Strumenti musicali

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