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21/09/2010

La perfezione del dialogo (Arcangelo Corelli, Concerto Grosso op. 6 n. 4, Adagio-Allegro)




Arcangelo Corelli
Concerto Grosso op. 6 n. 4, Adagio-Allegro
Ensemble L’Aura Soave di Cremona
Diego Cantalupi, direttore artistico e liuto
Nicholas Robinson, maestro di concerto e primo violino


Dura soltanto quattro minuti, questo Adagio-Allegro. Quattro minuti di felicità purissima che taglia il vostro dolore come una tela di Lucio Fontana. Vi farà impazzire di gioia se lo “cantate” inseguendo i suoi rivoli melodici. E se avete un impianto stereo collegato al computer, spalancate il volume: il genio di Arcangelo Corelli (e tra breve vi spiegheremo perché “genio”) riempirà la vostra casa e la vostra vita. Solo quattro minuti di musica: così misteriosa all’inizio, poi subito trascinante e gioiosa, tanto che non potrete fare a meno di correre subito ad ascoltare gli altri movimenti del concerto: la calma serenità dell’Adagio; la squisita fragranza del Vivace; e l’apoteosi strumentale nell’Allegro conclusivo.
Forse vi farà venire l’acquolina in bocca, ma è proprio questo che abbiamo in mente con le “Strategie per stare meglio”: catturare un po’ del vostro tempo, stordirvi con la terapia della bellezza, alleggerire la vostra giornata con la musica. E poi lasciare a voi il piacere di scoprire altre sfumature, altre interpretazioni, altri mondi sonori.
Ma per riuscire meglio in questo smarrimento, in questa fuga dalla sofferenza sul filo delle note, che non è “fuga” dalla realtà ma “rifugio” nella gioia che regalano i capolavori dell’arte, provate a saltare su una macchina del tempo, indietro verso un’epoca lontana, a cavallo tra il 17° e il 18° secolo. All’incirca tra il 1680 e il 1730, Roma conobbe uno dei periodi più straordinari della propria storia musicale. Immaginate: c’erano mecenati munifici e amanti dello spettacolo; principi, marchesi, ambasciatori, cardinali e prestigiose istituzioni che facevano a gara per avere a corte gli artisti e commissionare loro nuove composizioni. Tutto questo favorì le occasioni di festa, di celebrazione, di solennità, e dunque l’impiego della musica.
In quel periodo la nostra capitale era la più frequentata dagli artisti al servizio dell’aristocrazia, impiegati nelle cappelle musicali, nelle bande, nei cori, nelle scuole. E non mancavano i musicisti ingaggiati per una sera o per una stagione nelle orchestre della città. C’era anche una “Congregazione dei musici”, sotto la protezione di Santa Cecilia, che tutelava i loro interessi e pensava al sostentamento in caso di malattia e nella vecchiaia.
È in quest’ambiente sociale e culturale, così amico e protettivo nei confronti degli artisti, che si sviluppa lo stile di Corelli, violinista celeberrimo, concertatore, abile inventore di melodie strumentali, solistiche o d’insieme. Uno dei compositori oggi meno conosciuti dal pubblico non specialista, eppure molto apprezzato nell’Europa d’inizio Settecento: ai suoi tempi era riconosciuto come il più grande violinista e autore di pagine per archi. Ebbe celebri discepoli e continuatori del suo modello, come Geminiani e Locatelli. E anche l’ammirazione di artisti come Veracini, Tartini, Bach, o il grande Händel, che durante un soggiorno romano, in anni giovanili, fu molto amico del compositore italiano.
E che cosa aveva di così attraente Arcangelo Corelli? Intanto era nato a Fusignano, provincia di Ravenna, il 17 febbraio 1653. Dunque, uno dei compositori e violinisti tra i più grandi del Barocco aveva sangue romagnolo. La spumeggiante varietà strumentale dei suoi concerti, l’inebriante caleidoscopio di spunti melodici (ben rappresentati dal video che abbiamo scelto per voi questa settimana) devono forse parte della loro gloria alla naturale solarità del popolo di Romagna.
Non è certo questo l’aspetto che l’ha consegnato alla storia della musica. Il nome di Corelli è legato alla perfezione formale cui seppe portare lo stile compositivo del proprio tempo. In un’epoca in cui ogni anno erano stampate centinaia di opere – nella maggior parte dei casi eseguite appena un paio di volte, perché non c’erano auditorium, e neppure i dischi o la radio – Corelli diede alle stampe appena sei raccolte di opere, nelle quali riuscì a concentrare un’attenzione maniacale. Era un perfezionista. Curava ogni dettaglio e raggiunse una qualità artistica con pochi confronti.
La sua fama è legata in particolare alle Sonate per violino e basso continuo op. 5, largamente diffuse, con parecchie ristampe, oltre cinquanta in meno di un secolo. Sono le cosiddette “Sonate a tre”, cioè con impianto strumentale composto dal violino, dal violoncello e dal clavicembalo, oppure dall’organo, e con il sostegno della tiorba o dell’arciliuto (del quale vedete due esemplari proprio in questo video, alla spalle del violino principale). Di questa raccolta è universalmente nota soprattutto la Sonata XII, la celebre “Follia”: una danza sorretta da un basso ostinato, che prima di Corelli aveva già attratto altri compositori come Girolamo Frescobaldi e Marin Marais, rimanendo “di moda” sino alla fine del XVIII secolo, con Carl Philipp Emanuel Bach.
Ma la raccolta alla quale Arcangelo Corelli deve il maggior successo, in vita come ai giorni nostri (e sono passati quasi 300 anni), è senza dubbio l’ultima, l’op. 6. Contiene i celebri Concerti grossi, anzi, com’è scritto nel frontespizio della partitura, “12 Concerti grossi con degli altri violini e violoncello di concertino obbligati e degli altri violini, viola e basso di concerto grosso ad arbitrio”. Furono pubblicati verso il 1714 ad Amsterdam, ma sicuramente scritti già prima del 1700, alcuni nel 1682, quando Corelli aveva 29 anni.
Dunque, perché all’inizio abbiamo parlato di genio corelliano? Perché in questi concerti, eseguiti per la prima volta a Roma, diventati in breve tempo noti in tutta Europa, viene riproposto l'impianto delle Sonate a tre, cioè con un nucleo tematico fondamentale affidato a due violini e al basso espresso dal violoncello. Ma in questo caso, e qui sta la spinta in avanti di Corelli, ai due violini e al violoncello è affiancato un “ripieno” strumentale, per dare risalto e sonorità alla melodia. I tre strumenti portanti, denominati “concertino”, si contrappongono al “tutti” orchestrale, e si rincorrono con il contrappunto in un gioco di contrasti, di luci e di ombre musicali, incalzante e contagioso.
Lo osservate già all’inizio del video che vi proponiamo, in cui è eseguito il quarto di questi 12 Concerti. Che cosa ha fatto Corelli? Semplice: ha trasformato una forma cameristica – quella delle Sonate a tre, già diffuse verso la metà del Seicento, nelle quali lui stesso era maestro – in una forma orchestrale, portando alla perfezione questo dialogo tra “concertino” e “tutti” che ha preso il nome di “concerto grosso”. Un’idea strumentale fondata sull’opposizione dei tre archi solisti, il “concertino”, con la massa degli altri archi, cioè l’intero corpo dell’orchestra, chiamato appunto “grosso”, o “tutti”.
I dodici Concerti op. 6 di Corelli, morto nel 1713 e sepolto a Roma nel Pantheon, corrispondono alla fase storicamente più evoluta del concerto grosso. Vi lasciamo, dunque, all’ascolto del n. 4, che inizia con l’Adagio-Allegro di cui parlavamo all’inizio: osservate come al “grosso” spetti l'esposizione del ritornello, mentre al “concertino” gli episodi solistici, virtuosistici, secondo uno schema che sarà poi ripreso dal “concerto solistico”, cioè l'evoluzione del concerto grosso verso una forma musicale che prevede un solo strumento, e non più il “concertino”, in opposizione al “tutti”.
I musicologi sono concordi nell’assegnare ad Antonio Vivaldi l'invenzione del concetto di “concerto solista”. Ma questa è un’altra storia. Una prossima occasione per dimenticare il dolore.

Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Arcangelo Corelli
12 Concerti grossi Op. 6
The English Concert, Trevor Pinnok (Archiv Produktion, disponibile anche su iTunes)

2) Arcangelo Corelli
Sonate per violino Op. 5
Andrew Manze & Richard Egarr (Harmona Mundi, disponibile anche su iTunes)

3) Arcangelo Corelli
Sonatas for strings
Jakob Lindberg & Purcell Quartet (Chandos, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Felicità - Forme musicali - Melodia - Musica - Strumenti musicali

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