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25/07/2017

La musica può curvare una quercia inaridita (Henry Purcell, The Golden Sonata)




Henry Purcell
The Golden Sonata
Canzona – Grave – Allegro
Ensemble “Voices of Music”: Carla Moore e Lisa Grodin, violini barocchi; Elisabeth Reed, violoncello barocco; Hanneke van Proosdij, organo barocco; David Tayler, arciliuto


Doveva essere immensa la gloria terrena del musicista Henry Purcell, al momento della morte, a 36 anni, nel 1695, per diventare il primo artista della storia a essere sepolto a Westminster Abbey, nel cuore di Londra. Le migliaia di persone che in questi giorni di vacanze visitano la capitale ed entrano nell’abbazia, il tempio anglicano più solenne del Regno Unito, dove si sposano re e regine, principi e principesse, lo trovano subito dopo l’ingresso: una lapide nera sul pavimento, sotto la navata sinistra, alla stessa altezza in cui, nella navata opposta, riposa Georg Friedrich Händel. Immaginate il feretro del «compositore per violini del re», e dell’organista della cappella reale, «custode, fabbricante, riparatore, accomodatore e accordatore di organi, virginali, flauti e tutti gli altri qualsivoglia strumenti a fiato di Sua Maestà», che entra solenne in Westminster, magari accompagnato da un consort di viole da gamba, in quelle pagine di Fantasie e di Sonate per cui visse gli ultimi anni circondato dall’ammirazione dei contemporanei. E per le quali non è sprecato il tempo di una sera d’estate tra suoni che riposano e rigenerano.
Non è un periodo sereno per l’Inghilterra. Anzi, è un’epoca segnata da terrore e sofferenza: attentati, incendi, disperazione, lacrime. Eppure Londra – dove ogni giorno alle 13, in Trafalgar Square, nella chiesa di St. Martin in the Fields, si tiene un concerto gratuito dei migliori giovani dei conservatori di tutto il mondo – sa sempre trovare un balsamo, anche musicale, a tanto dolore.
Come racconta Cecilia Michelangeli, corrispondente da Londra del mensile “Suonare News”, «dopo l’incendio della Grenfell Tower, concerti per raccogliere fondi e aiutare i sopravvissuti sono spuntati come funghi in tutta la città. Artisti hip-hop, R’n’B, jazz, rap. E poi un magnifico concerto di massa, al Covent Garden, tutti cantanti lirici, violinisti, quartetti. E ad agosto, il più commovente: il festival lirico estivo Opera Holland Park, che ha perso una delle sue collaboratrici, Debbie Lamprell. Per ricordarla e per ricordare tutte le vittime della tragedia, un enorme concerto, esaurito on line dopo pochi minuti, del Requiem di Verdi, ha riempito di note la struttura teatrale e il parco che la circonda. Un famoso poeta inglese dice: “Music has Charms to sooth a savage Breast, to soften Rocks, or bend a knotted Oak”, e cioè “La musica può calmare un animo selvaggio, ammorbidire le rocce e curvare una quercia inaridita”».
E’ proprio questa capacità, quasi taumaturgica, di calmare gli animi selvaggi che avvertiamo in questa splendida Golden Sonata di Henry Purcell, nell’interpretazione dell’ensemble Voices of Music, un consort ampio e variegato di musicisti quasi tutti americani, esperto nel repertorio della musica antica e barocca, dove spesso le donne sono protagoniste: concertiste, insegnanti, didatte. Nella sua sterminata produzione strumentale, questa pagina fa parte della collezione “Ten sonatas in four parts”, pubblicata proprio a Londra nel 1697, due anni dopo la morte di Purcell, con una prefazione della vedova, che un po’ come Costanza, vedova di Mozart, era nella necessità di ricavare un reddito dall’eredità musicale del marito. Ma le analogie tra Purcell e il Salisburghese non si fermano certo qui: come Mozart, anche Purcell fu travolto da una febbrile ansia di comporre proprio prima di spirare. Le sue Sonate, tuttavia, erano già ben note nei salotti aristocratici del trono d’Inghilterra, nel periodo del casato degli Stuart, quello seguente alla parentesi repubblicana e al Protettorato di Oliver Cromwell.
Purcell ha composto ventiquattro opere di questo genere, che rappresentano una delle più importanti testimonianze della musica da camera di fine Seicento. Ne emerge, come potete ascoltare, un senso di leggerezza non privo di introspezione, in una delicata sequenza di sonorità barocche, che va dalla Canzona iniziale, passando per un Grave e terminando con un Allegro. Sono composizioni notevoli per il denso contrappunto, per la ricchezza della polifonia, per la purezza dell’invenzione melodica, e per il fascino delle soluzioni armoniche sempre dolci, che costituiscono l’essenza della voce musicale del compositore inglese.
Nella prefazione al lettore, Purcell stesso chiarisce la sua ammirazione per i «famosi maestri italiani», per il nostro stile. Sappiamo dai musicologi che a quel tempo erano disponibili a Londra, per esempio, i lavori di Arcangelo Corelli e di Maurizio Cazzati, del quale vi abbiamo proposto qualche anno fa una meravigliosa Ciaccona. Nel suo catalogo, però, il compositore inglese non ha lasciato concerti o “concerti grossi”, e nelle sue creazioni per la chiesa, per il teatro, per le festività solenni, nelle suite di danze o nelle arie strumentali, è stato sempre musicalmente “inglese”, poetico, fantasioso, malinconico, elegante, aristocratico. Cioè, è rimasto ancorato alla tradizione dei madrigalisti e dei virginalisti rinascimentali della sua terra, abile nel cogliere le sottigliezze del gusto italiano allora in gran spolvero, fondendole con la tecnica un po’ esteriore degli abbellimenti di tradizione francese, ma rimanendo legato al patrimonio popolare britannico che nella sua arte, sia vocale sia strumentale, mostra eleganza, tenerezza, sensibilità d’animo.
Carezze in musica, insomma, che sembrano preludere alla consolazione, al sollievo, di tanta successiva poesia romantica inglese: Wordsworth, Coleridge, Byron, Shelley, Keats. Tra le composizioni puramente strumentali sono celebri le Fantasie (celeberrima la Fantasia upon one note) che, come questa Golden Sonata, sono tra i segni più gustosi della sua maturità artistica.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Henry Purcell
Ten Sonatas in four parts – Golden Sonata
The King’s Consort (Vivat, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Henry Purcell
Fantasias for the viols (1680)
Hespèrion XX; Jordi Savall, direttore (Alia Vox, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Arcangelo Corelli
12 Concerti grossi Op. 6
The English Concert; Trevor Pinnok, direttore (Archiv Produktion, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music

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Parole chiave:
Consolazione - Dolore - Musica da camera

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