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19/04/2011

La Pasqua in musica del Kantor (J.S. Bach, dalla "Passione secondo Matteo")




Johann Sebastian Bach
Dalla Passione secondo Matteo Bwv 244
1. Coro: Kommt, ihr Töchter, helft mir klagen
2. Aria: Gebt mir meinen Jesum wieder
Amsterdam Baroque Orchestra, Choir Bach-Collegium München
Direttore: Ton Koopman


Un Coro e un’Aria per porgervi gli auguri di una Pasqua serena e lontana dalla sofferenza. E affinché vi raggiungano e tocchino nel profondo, torniamo a Johann Sebastian Bach. A Natale avevamo scelto alcuni brani dell’Oratorio. Per i giorni che precedono la Risurrezione vi proponiamo l’ascolto della “Passione secondo Matteo”. E di “risurrezione” si tratta, anche in termini musicali, a partire dal gesto iniziale dell’olandese Ton Koopman, che già dalle prime note della Matthäus-Passion, dall’architettura del coro introduttivo, eleva (letteralmente, con le mani) verso il cielo la massa sonora creata da Bach, spingendola in alto, incontro all’Assoluto per cui è stata pensata e composta.
L’attacco strumentale, sorretto da due blocchi orchestrali, è di una bellezza da togliere il fiato. Subito denso di coloriture: violini, viole da gamba, liuti, flauti, oboi. Ci porta immediatamente nel mistero della Pasqua. Immaginate la Palestina al tempo di Gesù: sembra davvero di cogliere lo stupore di quanti, dopo la crocifissione, si recarono alla tomba e la trovarono vuota.
Poi inizia il Coro («Kommt, ihr Töchter, helft mir klagen»): la progressione polifonica è impressionante. Che siate credenti o no, non lascia indifferenti l’impianto vocale che intona l’“Agnello di Dio ucciso sul legno della croce”, possente e intimo, capace di riflettere sulla Risurrezione, evento centrale del cristianesimo, osservato e tradotto mirabilmente in musica dal versante luterano in cui era immerso Bach.
E anche qui si tratta di un doppio ensemble di voci, secondo la prassi esecutiva della “Passione secondo Matteo”, con due cori sistemati alle spalle dei solisti. In queste particolari occasioni religiose, infatti, intervenivano complessi vocali e strumentali di dimensioni maggiori rispetto a quanto si verificava nelle ordinarie festività liturgiche: nella parte corale, per esempio, erano coinvolte la prima e seconda cantoria, da un minimo di 24 a un massimo di 34 cantanti. A Lipsia, dove Bach svolgeva il ruolo di Kantor, si era soliti eseguire vari tipi di “Passione” in stile polifonico, proprio grazie all’intensa attività musicale di questa città, in particolare nel repertorio sacro.
Qualche appunto storico e musicologico. Dal necrologio del figlio Carl Philipp Emanuel veniamo a sapere che Bach aveva scritto cinque Passioni. Di queste, soltanto due sono arrivate a noi integre: la “Johannes-Passion”, la cui prima esecuzione accertata risale al 1724, e la “Matthäus-Passion”. Quest’ultima, composta tra l’autunno del 1728 e la Quaresima del 1729, fu eseguita nella chiesa di San Tommaso a Lipsia il giovedì santo dello stesso anno (altre esecuzioni integrali, con Bach vivente, nel 1736, 1739 e 1745). Il testo è tratto dal vangelo di Matteo, intercalato da 28 brani scritti da Picander (pseudonimo di Christian Friedrich Henrici, autore di molte Cantate bachiane), più 14 corali. Già con la strumentazione di allora (certo meno “brillante” tecnologicamente delle attuali) doveva sembrare una composizione vistosa e spettacolare, impressionante all’ascolto, non tanto per le dimensioni quanto per l’impostazione teatrale. Secondo gli studiosi, infatti, la “Matthäus” è un vero dramma liturgico.
Nella Passione oratoriale, di solito presentata all’interno di una celebrazione, la struttura prevedeva, per la narrazione, il testo dell’evangelista intonato da un tenore, in stile recitativo; per i dialoghi, invece, si faceva ricorso a voci soliste o corali, alle quali affidare la rappresentazione di personaggi singoli o collettivi. Poi arie e madrigali con la funzione di suggerire ai fedeli preghiera e riflessione. Non mancavano imponenti brani sullo stile dei mottetti, in apertura o chiusura delle singole opere o di parti di essa. E corali liturgici.
L’elemento principale dell’azione drammatica è certamente il recitativo (ce ne sono ben 46 nella “Passione secondo Matteo”, per chi deciderà di acquistare un disco e ascoltare l’opera integrale), che è strettamente legato al significato del testo. Una sorta di messaggio suggerito al fedele e destinato a superare il senso letterale della narrazione, per assumere forme musicali autonome. A parte l’arditezza armonica e l’estrema libertà della linea melodica, colpisce la sua natura lirica e religiosa, ovviamente molto luterana nell’approccio essenziale alla fede, senza orpelli. All’Evangelista è affidata l’esecuzione di un recitativo “secco” (puro “basso continuo” di clavicembalo, violoncello, contrabbasso e organo), mentre quello che accompagna Cristo è sostenuto anche da un lieve disegno melodico degli archi.
Come in tutta la musica sacra bachiana, tuttavia, il pilastro fondamentale della Passione è il corale, la tradizionale voce spirituale del popolo tedesco, utilizzato per esigenze espressive e non soltanto liturgiche. Il che significa: la musica come “tappeto” per la meditazione, per momenti di allentamento della tensione e di sospensione del dramma. Si devono aggiungere, poi, i grandiosi cori di apertura e di chiusura, e un terzo ruolo affidato alla massa corale, quello del popolo, la cosiddetta “turba” dei pastori, del popolo, che avevamo già incontrato nell’Oratorio di Natale.
Il momento meno dinamico delle Passioni, spazio per la meditazione e il pentimento, è invece l’aria: per esempio quella per registro di basso («Gebt mir meinen Jesum wieder», con il leggendario Klaus Mertens), che abbiamo scelto per il secondo video. Ed è emozionante ascoltare come la voce, che canta il senso di colpa di chi ha venduto Cristo per trenta denari («Il mio Gesù ridatemi!»), si fonde con la linea del violino e con una tessitura contrappuntistica in filigrana sviluppata da liuto e flauto (qui bisogna tendere l’orecchio ma, quando lo sentirete, il flauto a becco vi sembrerà un angelo: poche note messe lì sul pentagramma, un ricamo, un capolavoro).
La Passione secondo San Matteo si chiude con un Coro («Wir setzen uns mit Tranen nieder»), che dipinge la sepoltura. È il più ampio esempio di coro della “turba”, ben 24 battute di partitura, a cui è affidata la richiesta di vegliare il sepolcro. Per chi avrà la curiosità di seguire questa “Passione” di Bach sino alla fine, il brano corale è introdotto da un interludio dominato dagli archi, nei registri gravi dei violoncelli e dei contrabbassi: scelti non a caso, piuttosto per rendere intenso il dramma liturgico. E nonostante il tono accorato (per la circostanza dolorosa), rimane aperta la porta della speranza e della vita. Nella visione bachiana della spiritualità, fatta di elevazione architettonica e di luce, basta un oboe d’amore per squarciare le tenebre, come nell’Adagio dell’Oratorio di Pasqua Bwv 249. A voi la pace in musica, al tempo del Kantor.
Buon ascolto.

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Ascolta le due parti su YouTube

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Per approfondire l'ascolto

1) Johann Sebastian Bach
Passione secondo Matteo
Concentus Musicus Wien; Nikolaus Harnoncourt, direttore (Teldec, disponibile anche su iTunes)

2) Johann Sebastian Bach
Passione secondo Matteo
Amsterdam Baroque Choir, Amsterdam Baroque Orchstra; Ton Koopman, direttore (Challenge Classics, 2 DVD)

3) Johann Sebastian Bach
Oratorio di Pasqua
Collegium vocale Gent; Philippe Herreweghe, direttore (Harmonia Mundi, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Forme musicali - Musica - Religione - Resurrezione - Speranza - Spiritualità - Strumenti musicali - Vita e morte

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