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11/02/2014

La "Gran Partita" dell'invenzione mozartiana (Wolfgang Amadeus Mozart, Serenata KV.361)




Wolfgang Amadeus Mozart
Serenata KV. 361
Largo; Allegro Molto; Menuetto. Trio 1. Trio 2; Adagio; Menuetto. Trio 1. Trio 2; Romanze. - Adagio allegretto adagio; Thema con variazioni; Finale: Rondo Allegro molto
Zefiro Ensemble


L’abbiamo ascoltata e riascoltata decine di volte. E’ come un mantra per i melomani, un gioiello che s’indossa di frequente, che sta ben annidato nel cervello e nell’anima, e suona all’improvviso nella mente e nel cuore. Ma il fatto d’averla risentita di recente via web sul canale digitale di Cataluynia Mùsica – una sorta di filodiffusione in diretta da Barcellona che ne ha fatto un passaggio pomeridiano nella lettura mai dimenticata dell’Orpheus Chamber Orchestra – ci ha ricordato la necessità di riproporla anche qui: perché non si può dimenticare in queste «Strategie per stare meglio» la “Gran Partita” di Wolfgang Amadeus Mozart, la cui prima esecuzione pubblica avvenne il 23 marzo 1784 al Burgtheater di Vienna, con il critico della gazzetta locale che la definì «musica splendida e sublime», anche se furono suonati solo quattro dei sette movimenti.
Nonostante l’organico scelto da Mozart, 12 strumenti a fiato e un contrabbasso, superi il tradizionale concetto di complesso da camera, la Serenata KV 361, detta “Gran Partita” anche se l’annotazione in partitura non è attribuibile a Mozart, può comunque essere catalogata in questo ambito per la varietà delle combinazioni strumentali, capaci di creare vere e proprie suggestioni cameristiche. La Gran Partita s’annuncia tuttavia con un Largo che ha un respiro sinfonico nella costruzione armonica, quasi a volere sottolineare la grandiosità del pensiero che sorregge la pagina. E il Largo non è forse la parte più seducente dell’intero lavoro mozartiano, almeno dal punto di vista dell’offerta melodica, ma in attesa che giungano le vere meraviglie mette subito in mostra, sin dalle battute iniziali, le caratteristiche timbriche dell’intera partitura, merito dell’impasto creato da Mozart con la fusione di clarinetti e corni di bassetto, oboi e fagotti. Al Largo segue, sempre nel primo movimento, l’Allegro molto, costruito su un unico tema condotto dai clarinetti e dai fagotti, che si svolge in un crescendo di musica, nel senso di materiale musicale, e di intensità, e di vitalità, quasi a preludere alla forza terapeutica che ha, nella sua interezza, questa “Gran Partita”, in grado di donare energia e luminosità proprio in virtù del materiale sonoro e dell’invenzione.
E’ già con il Menuetto, secondo movimento (il video scorre da un movimento all’altro in successione automatica), che si entra nella magia della creazione melodica di questa Serenata KV 361. La ricchezza di colori precedente è ulteriormente arricchita nei registri strumentali, dove dominano ancora clarinetti, oboi, corni di bassetto. Ma cominciano anche a venire fuori quelle idee musicali che hanno reso immortale la “Gran Partita” e segnato la maestria di Mozart nel trattare i fiati.
Non basta: nel passaggio dal Menuetto al terzo movimento (Adagio), l’inventiva del compositore austriaco sembra inesauribile. Uno s’aspetta una pausa nell’inventiva musicale. E invece Mozart infila un’altra perla: questo Adagio, come ha scritto il musicologo Claudio Bolzan, «è uno dei vertici espressivi dell’intera produzione strumentale mozartiana, grazie a un’abbondanza melodica di straordinaria purezza, affidata soprattutto al nostalgico dialogo tra oboe e clarinetto, con un fervore che non si era mai udito in una Serenata». E qui molte lettrici e molti lettori riconosceranno forse una delle sequenze iniziali del film di Milos Forman, Amadeus, quando l’ormai internato Salieri ricorda al sacerdote che gli fa visita proprio le prime battute di questo Adagio, dove il rincorrersi dell’oboe e del clarinetto tocca vette di grazia e tenerezza.
Prendetevi davvero il tempo, e lo spazio, per ascoltare questo Adagio: soprattutto lasciatevi incantare al minuto 0:34 dell’eccellente esecuzione (su copie di strumenti originali) dello Zefiro Ensemble, quando entra per primo l’oboe e da solo dipinge nell’aria una pennellata di colore intenso, sino a quando è il turno del clarinetto, al minuto 0:45, raccoglierne il testimone arricchendo l’impasto timbrico e malinconico, salendo anche qui, nel colore delle mezze tinte, sino all’epilogo della frase quando il clarinetto potrebbe terminare il suo percorso “in solitaria”, e invece, incredibilmente, sul finire del fraseggio, al minuto 0:57 (quasi una premonizione jazzistica), Mozart accosta al clarinetto il trillo di un fagotto, introducendo altre suggestioni timbriche e sonore.
Anche Salieri, nella finzione cinematografica del senso di colpa per aver assassinato Mozart (non fu assolutamente così), ne riconosce con umiltà la grandezza descrivendo la straordinaria bellezza di queste note: «Sulla pagina non sembrava niente, un inizio semplice, quasi comico, appena un palpito, con fagotti, corni di bassetto, come uno schiudersi di un vecchio cofano. Dopodiché, a un tratto, ecco emergere un oboe, una sola nota, sospesa, immobile, finché un clarinetto ne prende il posto, addolcendola con una frase di una tale delizia... Una musica che non avevo mai sentito... Sembrava d’ascoltare la voce di Dio».
Un altro stupefacente momento di musica è il Thema con variazioni, sesto movimento, dove proseguono con metodo le esplorazioni timbriche e coloristiche, quasi a volete spremere da ognuno dei 12 strumenti a fiato le singole potenzialità sonore e tecniche. Tutte le variazioni sono meravigliose, ma la quinta è miracolosa: un Adagio che sfodera un fervore d’intensità spirituale, nel quale la melodia dell’oboe è accompagnata dal mormorio dei corni di bassetto. Anche qui l’ingresso della melodia sembra di una disarmante semplicità, per poi aprirsi, al minuto 7:44, in una frase che apre il cuore, come una finestra spalancata sulla serenità, con Mozart che raddoppia il passaggio (minuto 8:43) per dargli e darci struttura e forza.
Il Finale. Rondo allegro molto è un brano brillante, una Marcia, dove svetta lo spirito gioioso del compositore, con ritornello “alla turca”, ancora con un delicato dialogo tra primo clarinetto e primo corno di bassetto. Non si conosce esattamente l’anno di composizione di questa Serenata per 13 strumenti K. 361, ma secondo Georg Nikolaus von Nissen, secondo marito di Constanze e primo biografo del compositore di Salisburgo, fu il dono di nozze di Mozart alla moglie. Se la circostanza fosse confermata dai musicologi la Serenata KV 361 – alla pari dell’Idillio di Sigfrido, scritto da Wagner per Cosima quasi un secolo dopo – dev’essere considerata uno dei più straordinari regali di nozze mai fatti da un compositore alla propria consorte.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Wolfgang Amadeus Mozart
Serenade KV 361 “Gran Partita”
Orpheus Chamber Orchestra (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google PLay Music)

2) Wolfgang Amadeus Mozart
Serenade KV 361 “Gran Partita”
Orchestra of the XVIII Century; Frans Brüggen, direttore (Philips, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Wolfgang Amadeus Mozart
The Wind Serenades
Amadeus Winds; Christopher Hogwood, direttore (Decca, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Melodia - Musica da camera - Nostalgia - Strumenti musicali

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