Fondazione Alessandra Graziottin onlus - per la cura del dolore nella donna Fondazione Alessandra Graziottin

Torna a Strategie per stare meglio

Condividi su
Stampa

11/03/2014

L'arte come baluardo contro gli orrori della guerra (Dmitrij Šostakovič, Sinfonia No. 7 "Leningrado")




Dmitrij Šostakovič
Dalla Sinfonia No. 7 Op. 60 “Leningrado”
Allegretto
Mariinsky Theatre Symphony Orchestra; Valerij Gergiev, direttore


Primo tempo, Allegretto. Ecco uno di quei miracoli che la musica, più delle altre arti, sa compiere trasmettendo attraverso una partitura pensieri, riflessioni e testimonianze, che poi nell’intermediazione dell’atto interpretativo diventano brividi ed emozioni. Accade qui questo miracolo, con il compositore russo Dmitrij Šostakovič, che sul pentagramma della sua Settima Sinfonia assegna, al primo movimento, il tempo di Allegretto, anche se dietro questa indicazione di andamento (moderatamente gioioso e veloce) c’è tutto il dramma della violenza di una guerra. Dopo l’introduzione che mette immediatamente in scena le imponenti masse sonore dell’organico strumentale, però pacata e morbida, l’orchestra arriva a riprodurre l’orrore dei bombardamenti su Leningrado, città assediata dall’esercito tedesco al quale la sinfonia è dedicata. Dunque Šostakovič oppone all’immagine del dramma, della tragedia, un delizioso Allegretto orchestrale che, noterete, si sviluppa per ben dodici volte in un crescendo della cellula melodica iniziale.
Si tratta del lavoro che ha dato fama internazionale al compositore nato a San Pietroburgo: composta nel 1941, la Sinfonia No. 7 Op. 60, detta “Leningrado”, già l’anno seguente veniva eseguita, oltre che nell’Unione Sovietica di Stalin, anche in Inghilterra e negli Stati Uniti. L’idea-guida, la motivazione storico-filosofica, è quella della vittoria dell’umanità e della ragione sull’orrore e la morte. Grazie alle tensioni positive che la musica offre a chi ascolta, quest’opera apre squarci di cordoglio e malinconia per le vittime e per i sopravvissuti di un’invasione spinta alle estreme conseguenze dalla Germania di Hitler, che Šostakovič ha voluto ricordare componendo questa musica non in ricordo dell’assedio, ma durante l’assedio. Cioè le note sul pentagramma sono state scritte durante la barbarie, come una “cronaca musicale” in presa diretta. Ed è per questo che la Leningrado è così, in modo palese, densa di contrasti armonici e cromatici, di forti contrapposizioni tra masse sonore.
Per molti studiosi (molti dei quali hanno avuto la possibilità di parlarne con Šostakovič in persona, essendo l’autore morto nel 1975) si tratta di una composizione “a programma” nel senso classico, ossia di una musica usata per raccontare un quadro storico preciso, un accadimento in particolare, in questo caso la guerra. Secondo le dichiarazioni del compositore, «l’idea poetica della resistenza all’aggressione condiziona lo svolgimento della forma, soprattutto nei movimenti estremi, oltre che, naturalmente, il tono e il linguaggio musicale, senza dimenticare le dimensioni gigantesche dell’organico». Ma sul concetto di musica a programma in questa pagina non tutti sono d’accordo: la struttura della Sinfonia è costruita innanzitutto su processi di trasformazione e variazione del materiale musicale (12 variazioni, come dicevamo prima, nettamente percepibili nel primo movimento), secondo una logica compositiva che attiene solo alla costruzione musicale. Le immagini poetiche che vi sono sottese hanno valore come manifesto politico, come grido di dolore per il dramma dell’invasione tedesca, ma non sarebbero un vero e proprio quadro descrittivo, svincolando così Šostakovič da un vero e proprio schema programmatico, e facendo piuttosto pensare al libero fluire della sua ispirazione, certo dettata dalla situazione che stava vivendo.
Nell’Allegretto iniziale, il modo di trattare queste incalzanti 12 variazioni sullo stesso tema è analogo a quello usato da Ravel nel Bolero: vale a dire, tecnicamente, un processo di accumulazione timbrica su un elemento ripetitivo. E lo stesso Šostakovič, allontanando da sé l’immagine troppo riduttiva di musicista a programma, ha sottolineato più volte di non aver voluto “dipingere” con questa sequenza l’ossessiva marcia delle truppe naziste, ma di avere invece reso protagonista del corposo materiale timbrico e strumentale il popolo russo, gli abitanti stessi di Leningrado, il loro dolore di fronte alle devastazioni.
Forse vale la pena rileggere alcune parti del discorso di Dmitrij Šostakovič alla radio di Leningrado il 16 settembre 1941, che testimoniano come il compositore stesso intendesse “usare” la musica per resistere alla sofferenza del momento storico, impiegando tutto il potere delle note, dell’arte dei suoni: «Un’ora fa ho terminato la partitura della seconda parte di una mia nuova grande composizione sinfonica. Se mi riuscirà di concluderla bene, se riuscirò a ultimare la terza e la quarta parte, allora quest’opera potrà chiamarsi Settima sinfonia. Due parti sono già scritte. Ci lavoro dal luglio del 1941. Nonostante la guerra, nonostante il pericolo che minaccia Leningrado, ho composto queste due parti relativamente in fretta... Tutti noi portiamo il nostro fardello di lotta. E gli operatori della cultura compiono il proprio dovere con lo stessa onestà e la stessa dedizione di tutti gli altri cittadini di Leningrado, di tutti gli altri cittadini della nostra immensa Patria. Io, leningradese di nascita, mai ho lasciato la mia città natale e sento adesso più che mai la tensione della situazione. Tutta la mia vita e tutto il mio lavoro sono legati a Leningrado… Ricordate che la nostra arte è seriamente minacciata. Ma noi difenderemo la nostra musica, continueremo con la stessa onestà e con la stessa dedizione a lavorare… La musica che ci è tanto cara, alla cui creazione dedichiamo il meglio di noi, deve continuare a crescere e a perfezionarsi, come è stato sempre. Dobbiamo ricordare che ogni nota che esce dalla nostra penna è un progressivo investimento nella possente edificazione della cultura. E tanto migliore, tanto più meravigliosa sarà la nostra arte, tanto più crescerà la nostra certezza che nessuno mai sarà in grado di distruggerla…».
Per comprendere questo lavoro occorre ricordare che nelle Sinfonie, e in questa Settima più che in altre, Šostakovič illustra la sua visione del mondo. E lo fa non tanto con la melodia quanto con la sapienza dell’orchestrazione, con la “creta” sonora, modellandola e adattandola alle proprie emozioni (proprio come quel superbo orchestratore di Ravel) e, come ha scritto il musicologo Oreste Bossini, «frantumando a tratti il materiale in schegge di timbro, lasciando emergere dalla massa dell’orchestra, come voci disperse nella notte, i singoli strumenti». Mettendosi in ascolto di questa “Leningrado”, conoscendo ciò che c’è dietro, è bello sedersi, lasciando che il volume dello stereo dia corpo e sostanza ai suoni, e godersi l’alchimia timbrica e cromatica, il canto dei flauti (ben tre in organico), la voce squillante dell’ottavino, l’ostinato dei violoncelli, il pizzicato dei bassi, l’incedere del tamburo che porta nella sinfonia la consapevolezza dell’esercito che avanza. E ancora, oboi e clarinetti, fagotti, pianoforte e xilofono, colpi di tam-tam, piatti, grancassa, timpani. Con una ricapitolazione, dopo le variazioni, che nelle stesse parole del compositore è «una marcia funebre, un requiem per le vittime della guerra: la gente onora la memoria dei suoi eroi». E con un tempo che rallenta sino a un Adagio, definito da Šostakovič «episodio ancora più tragico del requiem precedente, che forse esprime il dolore di una madre in pianto, o persino un dolore così profondo da rimanere senza lacrime».
Dunque, i colori dell’orchestra e la sapienza costruttiva, i timbri degli strumenti e la vivacità ritmica per mettere un argine, morale e politico, alla brutalità della guerra. Cercando un parallelo a questa sinfonia “Leningrado” nelle altre arti, poste di fronte al dramma e alla sofferenza, il pensiero non può che andare a Guernica di Pablo Picasso, grande affresco sulla violenza sanguinaria del conflitto civile spagnolo, esposto al Museo “Reina Sofia” di Madrid.
Buon ascolto.

top

Per approfondire l'ascolto

1) Dmitrij Šostakovič
Symphony No. 7 “Leningrad”
St. Petersburg Kirov Orchestra; Valerij Gergiev (Decca, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Dmitrij Šostakovič
Symphony No. 7 “Leningrad”
National Symphony Orchestra; Mstislav Rostropovich, direttore (Teldec Classics, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Dmitrij Šostakovič
Symphony No. 7 “Leningrad”
New York Philharmonic; Kurt Masur, direttore (Teldec Classics, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

top

Parole chiave:
Guerra - Musica - Strumenti musicali

Stampa

© 2014 - Fondazione Alessandra Graziottin

FAIR USE: Il contenuto di questo lavoro è a libera disposizione per il download, la stampa e la lettura a titolo strettamente personale e senza scopo di lucro. Ogni citazione per finalità didattiche e/o scientifiche dovrà riportare il titolo del documento, il nome dell'autore (o degli autori), i dati del libro o della rivista da cui il lavoro è tratto, e l'indirizzo del sito (www.fondazionegraziottin.org).

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

Torna a Strategie per stare meglio