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09/07/2019

Il genio di Lenny fra lirismo e cha-cha-cha (Leonard Bernstein, Symphonic Dances)


Leonard Bernstein
Symphonic Dances (da West Side Story)
hr-Sinfonieorchester; Andrés Orozco-Estrada, direttore


“Open Air Konzert”, dice la presentazione di questo video registrato a Francoforte, in Germania, in piena estate. Una sorta di moderna Accademia, tipica della musica tedesca già ai tempi di Mozart, a Vienna, dove “fare Accademia” era appunto il suonare all’aperto, l’occasione per il compositore di presentare le proprie creazioni fuori dalle corti, dagli spazi riservati ai nobili, dai saloni imperiali, per far sentire la propria arte a tutti e anche, più prosaicamente, per incassare del denaro e sopravvivere. In pratica, una manifestazione pubblica a pagamento in voga alla fine del Settecento e all’inizio dell’Ottocento, già allora sinonimo di concerto. L’occasione che abbiamo scelto qui, le Symphonic Dances di Leonard Bernstein, è un modo per farvi ascoltare un po’ di musica, immaginando di partecipare a una bella serata, in compagnia dell’orchestra della Frankfurt Radio Symphony. Suoni decisi, timbri colorati, ritmica travolgente, intercalata da melodie struggenti, armonie accese, fin quasi ardite, ma elettriche, cariche di energia. E poi, nel Finale, ancora la musica che accarezza l’anima.
L’autore di questa meraviglia, che a volte sorprende per la modernità del linguaggio, per il materiale fortemente cromatico, e in altre toglie il fiato per i fraseggi di purissima bellezza melodica, è uno dei più grandi musicisti del XX secolo, di sicuro il più eclettico in differenti campi della musica colta: Leonard Bernstein, detto “Lenny”, nato da una famiglia di immigrati russi a Lawrence, Massachusetts, nel 1918, e diventato negli anni ‘50 una delle figure cardine della vita musicale americana, il primo statunitense a ricevere la nomina a direttore musicale di una delle più grandi orchestre d’America, i Filarmonici di New York. Di lui ha lasciato una definizione memorabile Arthur Rubinstein: «Il più grande pianista tra i direttori, il più grande direttore tra i compositori, il più grande compositore tra i pianisti… un genio universale», frase che fotografa con mirabile sintesi quello che Lenny era, cioè tutto: compositore, pianista, musicologo, camerista, direttore d’orchestra. Che dire, solo per fare qualche esempio, del suo Mozart, dello Schumann con Rostropovich, dei suoi Concerti di Bach con Glenn Gould, o delle quattro Sinfonie di Brahms, ancora oggi studiate nei corsi di direzione?
E forse, almeno questa è la sensazione al primo ascolto, s’intravede il suo amore per Brahms proprio nel secondo movimento di queste Symphonic Dances, in quel gioiello struggente di cantabilità che è Somewhere (Adagio), dove appunto il corno ripropone il tema esposto all’inizio dai soli archi, in un assolo che ricorda in modo impressionante alcune pagine brahmsiane scritte d’estate sulle Alpi bernesi, dove la mezza tinta colora di malinconia l’orizzonte sulle montagne. Ma prima di abbandonarci alle suggestioni orchestrali e all’effervescenza ritmica di Lenny, occorre qualche spiegazione sulla genesi di queste Symphonic Dances, tratte da quella che forse è l’opera per cui Bernstein si è guadagnato un posto nella storia, West Side Story, a “tragical musical comedy”, come il compositore stesso ha definito la celebre pagina. Tragica perché i due atti che la compongono sono la trasposizione della vicenda di Romeo e Giulietta, dalla Verona di William Shakespeare ai moderni e squallidi slum del West Side di New York, dove si fronteggiano due bande giovanili: i Jets, americani, e gli Sharks, immigrati portoricani. E dove Romeo e Giulietta diventano, rispettivamente, Tony e Maria.
West Side Story, nella sua versione musical/opera lirica (il tenore spagnolo Josè Carreras è quello che ha spesso interpretato con più pathos il ruolo di Tony), ha un tale successo in tutto il mondo che nel 1961, nel corso di un gala organizzato a New York in omaggio a Bernstein, viene eseguita per la prima volta una suite orchestrale formata da sette brani, poi diventati nove, orchestrati sotto la supervisione dello stesso Bernstein, che danno una veste sinfonica alle musiche dell’opera, in modo da poter essere eseguite lontane dal palcoscenico di un teatro, per esempio all’aperto, come nel caso di questa bella esecuzione della tedesca hr-Sinfonieorchester a Francoforte, diretta da Andrés Orozco-Estrada.
Come anticipato all’inizio, Bernstein dispiega la sua fantasia timbrica facendo ampio ricorso anche ai colori e ai ritmi di danze caraibiche, mambo e cha-cha-cha, con cromatismi orchestrali alternati a dolci tenerezze melodiche. Dopo il prologo, dove figure secche e dure, armonicamente parlando, delineano l’atmosfera, anche sociale, nella quale si svolge la vicenda dello scontro tra le due bande, si libera la melodia di Somewhere, uno dei momenti più lirici della partitura, affidato prima agli archi e poi a fiati, ottoni, in un crescendo melodico che non può non stregare l’ascoltatore. «Lo Scherzo successivo (Vivace leggero) – scrive l’Accademia di Santa Cecilia – passa rapidamente dal blues al paso-doble, ed esplode in un mambo in cui l’energia della danza pulsa con un vigore e un’immediatezza quasi fisica… La scena sembra quasi fermarsi al momento dell’incontro dei due protagonisti, introdotta da un passaggio di cha-cha-cha, che contiene un’altra pagina di struggente lirismo, la celeberrima aria Maria».
Dopo altre colorazioni armoniche d’effetto, che ci riempiono di musica e di suoni, la suite orchestrale si chiude con una reminiscenza di Somewhere, riproposta dagli archi. Al termine di tante tensioni, sociali e d’amore, emerge un canto di speranza, sia pure malinconico.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Leonard Bernstein
West Side Story: Symphonic Dances
Los Angeles Philharmonic Orchestra; Leonard Bernstein, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Leonard Bernstein
Candide Ouverture
London Symphony Orchestra; Evgeny Svetlanov, direttore (ICA Classics, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Leonard Bernstein & George Gershwin
Symphonic Dances; An American in Paris; Rhapsody in blue
New York Philharmonic; Leonard Bernstein, direttore (Sony Classical, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Amore - Musica - Strumenti musicali - Violenza

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