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03/04/2012

Il genio che ha messo le ali al violoncello (Franz Joseph Haydn, dal Concerto per violoncello n. 2 in re maggiore)




Franz Joseph Haydn
Allegro moderato – Cadenza, dal Concerto per violoncello n. 2 in re maggiore
Wiener Symphoniker; Mischa Maisky, violoncello solista e direttore


Dopo la vertigine spirituale e metafisica del Requiem di Fauré, che ci ha accompagnato in un Paradiso fatto di pace, serenità e luce, e ci ha impegnato in un ascolto musicale di estrema dolcezza che getta lo sguardo oltre la “linea d’ombra”, facciamo un salto indietro di oltre un secolo, in pieno Classicismo, per conoscere una composizione più spontanea, meno obbligata concettualmente, meno vincolata a rigidi schemi e al travaglio interiore della vita che finisce. Più leggera, insomma. Dove “leggera” non ha il senso che diamo noi oggi alla declinazione commerciale della musica, ma è invece espressione della svolta artistica di un grande del Settecento e di ogni tempo, Franz Joseph Haydn (per noi è un ritorno dopo la Sinfonia londinese n. 104), della sua sperimentazione su terreni di freschezza e fragranza compositiva, cedendo alla moda dell’epoca per strappare l’applauso nelle strade e nelle piazze di Vienna.
Dunque, eccoci nel 1783. È il periodo in cui Haydn è al servizio dei principi Esterhàzy, una delle più antiche famiglie nobiliari di sangue ungherese: in un primo tempo di Paul Anton Esterhàzy, e in seguito del fratello Nicolaus, soprannominato “il magnifico”. Haydn, oltre che compositore di corte, era il direttore dell’orchestra del principe. E nel ruolo di primo violoncello di questo ensemble c’era il boemo Antonin Kraft, virtuoso molto apprezzato all’epoca, una sorta di Pablo Casals di fine Settecento. Ed è per questo musicista che Haydn scrive il Concerto n. 2 per violoncello in re maggiore, protagonista di questa nostra proposta d’ascolto.
Ve lo proponiamo nell’esecuzione di un giovane Mischa Maisky, lettone di Riga, allievo di Rostropovich, nel ruolo insieme di solista e direttore, pratica assai frequente nel Settecento: chi ha visto per esempio il film “Amadeus”, di Milos Forman, avrà notato che Mozart suona e dirige da solo uno dei suoi Concerti per pianoforte, ed effettivamente questo accadeva tra i compositori dell’epoca. La “location” del video è quanto mai austera e comunica in modo efficace un’idea dei luoghi in cui, circa 230 anni fa, erano eseguite queste musiche alla corte degli Esterhàzy.
Al primo ascolto, l’impressione immediata è quella di una forte carica comunicativa nel discorso musicale di Haydn, con un’immediatezza melodica dei temi, e la ricerca di originali (per l’epoca) contrasti armonici e timbrici. Il video che abbiamo scelto si riferisce al primo movimento del Concerto, l’Allegro moderato, che è costruito nella classica forma-sonata, con una doppia esposizione, uno sviluppo e una ripresa. Il primo tema è ricco di grazia, meravigliosamente cantabile, è declinato subito dalla linea orchestrale e segna l’atmosfera di tutto il primo movimento. Segue un secondo tema, presentato dagli oboi e dai violini. I due temi sono poi riesposti dal violoncello. Nella sezione dello sviluppo prevale, nell’intreccio dei temi, una scrittura libera, quasi Haydn avesse provato a mollare le briglie della forma-sonata e a farsi prendere la mano da un discorso meno vincolato da schemi compositivi. La parte solistica, ricca di fioriture, sfoggia un generoso virtuosismo, che tocca l’apice nel brillante finale del Rondò-Allegro, e costituisce per tutti i virtuosi un banco di prova per la tecnica esecutiva e un pezzo di sicura presa sul pubblico delle sale da concerto.
Ed è proprio qui, nelle melodiche suggestioni dell’Allegro iniziale, e nelle pirotecniche cavalcate finali del violoncello, che si nasconde la grandezza di Haydn e l’importanza di questo Concerto n. 2 per la storia della musica: numero 2, perché al servizio dei principi Esterhàzy Haydn compose due concerti per violoncello, a distanza di vent’anni: il primo, in do maggiore, fu composto presumibilmente tra il 1762 e il 1765 (l’autografo è stato ritrovato solo nel 1961); e il secondo è appunto questo in re maggiore, che risale al 1783 ed è uno degli ultimi concerti composti da un Haydn ormai 51enne. Secondo il musicologo Gianluigi Mattietti, «se nel Concerto in do maggiore prevale ancora la logica del concerto grosso, basata sulla contrapposizione tra solo e tutti, il Concerto in re maggiore mostra una fluidità di scrittura e di idee che sembra derivare direttamente dai Quartetti op. 33, composti appena due anni prima».
Ma perché, di là dalla cantabile piacevolezza di queste pagine – musica che più che mai fluisce come balsamo per il cuore e allontana ogni tensione e avversità – i Concerti per violoncello di Haydn sono così importanti? Perché sino a quel momento il violoncello era stato trascurato come strumento solista. Tanto che Mozart, che morirà soltanto otto anni più tardi, non ci ha lasciato alcun pezzo per violoncello (ed è uno dei più pungenti rimpianti per ogni musicista e per ogni melomane). Solo pochissimi compositori allora lo avevano introdotto come protagonista nelle loro pagine e tra questi il nostro Luigi Boccherini, gran violoncellista lui stesso.
Ora Haydn era (ed è) considerato il padre della sonata classica, della sinfonia e del quartetto. Il concerto solistico – dove uno strumento diventa protagonista, con buona dose di autonomia discorsiva rispetto al “tutti” – non rappresentò mai per lui una vera sfida artistica, non si accese mai di passione per queste forme di rappresentazione musicale dove uno strumento solo svettava sull’intera orchestra, prefigurando la grande stagione del “solismo” ottocentesco, come invece divennero sfida straripante di musica e di luce i concerti per pianoforte mozartiani. Dunque qui, in particolare nel secondo Concerto di Haydn, è interessante non solo notare la scelta di uno strumento come il violoncello, a quell’epoca bistrattato, snobbato, come solista; ma anche ammirare la capacità di Haydn di trattare questo strumento «come un mezzo autonomo di canto», secondo l’analisi del compositore Giacomo Manzoni, «capace di un discorso che non ha nulla da invidiare in fatto di scioltezza tecnica ed espressiva al violino». Non per nulla questo concerto è ancora oggi una pietra di paragone per tutti i concertisti del violoncello.
Riascoltandolo a più riprese, magari nell’esecuzione della violoncellista Jacqueline du Prè (forse la più grande interprete di un altro capolavoro per questo strumento, il Concerto di Robert Schumann), nel tentativo di assorbire la cantabilità espressiva di Haydn come medicina per l’animo e per la mente, ci si accorge a poco a poco, con crescente stupore e gratitudine, che il compositore austriaco ha preso uno strumento allora ai margini della pratica orchestrale e ne ha fatto un “principe” tra i principi. Ci ha creduto. Ha calato in questa scrittura tutte le innovazioni espressive all’avanguardia dell’epoca, come il crescendo e il diminuendo, e tecniche come il tremolo e il pizzicato. Nella sensualità virtuosistica di Jacqueline du Prè, che tocca il cielo nell’Adagio (il nostro primo consiglio discografico, quasi di rigore: non perdetevela davvero), avvertirete con chiara evidenza come Haydn abbia concentrato la sua attenzione sulla parte solistica, provando (e riuscendo) a “solleticare” le potenzialità cantabili e timbriche del violoncello, trattandolo con la stessa espressività e scioltezza del violino e sfruttando soprattutto i registri acuti. Il genio del classicismo quartettistico ha dato le ali a uno strumento che soltanto pochi decenni prima era stato elevato ad altezze incommensurabili dalle Suite bachiane, ma che allora viveva in una sorta di oblio. Ci voleva coraggio per “spendersi” in favore del violoncello e lasciare per sempre sul pentagramma due capolavori. Chissà, forse il coraggio che lo stesso Mozart non ha mai avuto.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Jacqueline du Prè
Great Recordings of the Century – Haydn & Boccherini: cello Concertos / Haydn: Cello Concertos No. 1-2 / Boccherini: Cello Concerto No. 9
English Chamber Orchestra; London Symphony Orchestra; Daniel Barenboim, direttore; Sir John Barbirolli, direttore (Emi Classics, disponibile anche su iTunes)

2) Franz Joseph Haydn
Cello Concertos
Gautier Capuçon and Mahler Chamber Orchestra; Daniel Harding, direttore (Virgin, disponibile anche su iTunes)

3) Favourite Cello Concertos
Haydn – Dvořàk – Schumann – Elgar
Misha Maisky, violoncello (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Forme musicali - Musica - Serenità - Strumenti musicali

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