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04/09/2018

Il fascino della terra dove fioriscono i limoni (Felix Mendelssohn, Sinfonia No. 4, "Italiana", Op. 90)




Felix Mendelssohn
dalla Sinfonia No. 4, “Italiana”, Op. 90
III. Con moto moderato – IV. Saltarello
Frankfurt Radio Symphony Orchestra; Paavo Järvi, direttore


Ci siamo lasciati la scorsa settimana con l’ascolto della prima Suite orchestrale di Johann Sebastian Bach, assaporando le sue melodie barocche, costruite sui ricamì delle danze francesi dell’epoca, immaginando pomeriggi d’estate nei giardini aristocratici di qualche corte europea, tra musiche e ritmi per intrattenere il principe e gli ospiti. E idealmente ripartiamo di lì, dallo splendore strumentale del Bach delle Ouvertures (e dei Concerti Brandeburghesi), massimo frutto del suo lavoro alla corte di Köthen. Perché sono pagine che forse non avremmo mai conosciuto, delle quali non ci saremmo mai innamorati, senza l’opera di riscoperta e di valorizzazione, nel periodo romantico, cent’anni dopo l’impegno creativo bachiano, di un altro compositore tedesco: Felix Mendelssohn. Dimenticate dopo la morte dell’autore, infatti, le Ouverture furono riportate a nuova vita proprio da lui, che diresse la terza Suite al Gewandhaus di Lipsia il 15 febbraio 1838, e già in precedenza aveva suonato la medesima opera, nella riduzione per pianoforte, per Wolfgang Goethe. Va ricordato che sempre lo stesso Mendelssohn, ad appena 20 anni, nel 1829, aveva già riscoperto un altro capolavoro di Bach, la Matthäus-Passion, sino a quel momento dimenticata.
Musicista importante, dunque, per la sua capacità di intuire quali tesori del pieno periodo barocco, ma diciamo pure assoluti, rischiavano di rimanere sepolti dopo la parentesi del Classicismo viennese e dall’irrompere sulla scena europea dello “Sturm und Drang” romantico. Ma anche compositore che abbiamo un po’ trascurato. Lo abbiamo ascoltato nel “Sogno d’una notte di mezza estate”, che contiene la celeberrima Marcia nuziale, nei due Trii per pianoforte Op. 49 e Op. 66, e nelle “Romanze senza parole”. Ma altre pagine di Mendelssohn, come la Terza Sinfonia “Scozzese”, o la Quarta detta “Italiana”, meritano d’essere apprezzate: sono carezze orchestrali che si sciolgono in uno stato di serenità e abbandono. Nella Germania del Romanticismo tedesco, d’altronde, Mendelssohn era assai popolare, un compositore fecondo, di nobiltà sonora, camerista raffinato (basta riascoltare i capolavori con pianoforte dell’Istomin-Stern-Rose Trio per rendersene conto), concertista e direttore d’orchestra richiesto e apprezzato, con quella completezza di formazione musicale, e di ricchezza di talento, di genio poliedrico, che ricorda da vicino, spostandosi nel Novecento, la figura di Leonard Bernstein, uno dei più importanti musicisti del ventesimo secolo, come Felix Mendelssohn lo fu nel XIX.
E allora in questa fine estate in cui molti stranieri hanno appena visitato l’Italia, o stanno per farlo nelle vacanze che preludono all’autunno, vi proponiamo un’altra creazione del compositore nato ad Amburgo (come Brahms), dedicata proprio al nostro Bel Paese, frutto del viaggio personale del musicista tra le bellezze italiane, artistiche e non solo. Perché al pari di ogni intellettuale tedesco anche Mendelssohn subì «il fascino della terra dove fioriscono i limoni». Si tratta della Sinfonia No. 4 “Italienische”, proprio perché è abbozzata durante il soggiorno tra i nostri confini, tra il 1830 e il 1831.
Lasciate suonare il terzo movimento: Con moto moderato. Vi sentirete subito a casa, tra perimetri sonori che vi rassicurano, dentro un impianto melodico di una morbidezza tipicamente “italiana”. Distensione, felicità, calma, calore.
«E’ il lavoro più bello che io abbia mai composto», scrive lo stesso Mendelssohn. E’ stato commentato con acume, nelle note di programma di un concerto sinfonico, che «le impressioni suscitate in lui dai luminosi paesaggi italiani sono fissate in queste pagine con un solare e gioioso vigore. Il riflesso dell’esperienza mediterranea, il suo lungo viaggio sino a Napoli, non si palesa solo nell’impianto generale dell’opera, nella freschezza dei colori strumentali e delle melodie, ma arriva sino all’impiego di una danza tipica dell’Italia meridionale: il saltarello, nell’ultimo tempo».
Le emozioni di viaggio all’interno dei confini italiani, tradotte in note sul pentagramma, nella forma sinfonica della musica pura, ma in un certo senso anche “a programma” per l’aderenza delle sue sfumature sonore ai paesaggi, al clima, al carattere del nostro Paese e degli italiani, sono confermate dalle stesse parole del compositore tedesco: «Questa è l’Italia», scrive in una lettera da Venezia al padre, nell’ottobre 1830, eccitato ed ebbro di felicità per avere finalmente intrapreso l’agognato viaggio nella terra dove fioriscono i limoni, che è dunque un modo di descrivere la nostra terra fatto di luce, sole, colori, profumi. Tutti elementi che lo facevano stare bene, trasferendo almeno l’idea di quel benessere anche a noi attraverso la Quarta Sinfonia.
Mendelssohn lascia i palazzi e i canali di Venezia, le pitture di Tiziano, e passando per Bologna e Firenze arriva a Roma, dove rimane parecchio: sono soprattutto Piazza di Spagna (Mendelssohn abitava proprio lì), Trinità dei Monti, il Pincio, a suscitare nelle lettere le frasi di ammirazione più entusiastica. Poi il Grand Tour di Mendelssohn in Italia prosegue con le tappe a Napoli, dove incontra Donizetti; finché nel luglio 1831 risale a Milano, e alla fine lascia l’Italia al confine svizzero con già chiara in mente, e sulla carta da musica, la sua “Italienische Simphonie”.
Un uomo felice. E di “romanticismo felice” si parla a proposito di Mendelssohn. Nel senso, potremmo aggiungere, che rende felici, che è una musica rasserenante, di squisita fattura, garbata, assai cantabile proprio perché “italiana”, melodicamente carezzevole e tutta giocata su un rassicurante lirismo.
Noi qui, nel video che documenta un concerto della Frankfurt Radio Symphony Orchestra diretta da Paavo Järvi, ascoltiamo il terzo e quarto movimento, anche se soprattutto il primo movimento è diventato celebre per la gioia che esplode nell’attacco festoso dell’Allegro vivace. Grazia ed eleganza compositiva, unite a un certo gusto per la cantabilità da teatro d’opera, si ascoltano invece nel terzo movimento, che poi è un Minuetto, fissato in partitura con l’indicazione “Con moto moderato”. Un tema dal sapore mozartiano, apollineo, di una bellezza essenziale. Chiude la sinfonia No. 4 “Italiana” un travolgente saltarello, danza popolare di origini napoletane, basata su di un vorticoso ritmo che Mendelssohn aveva appreso durante un carnevale romano.
Questo Mendelssohn è un omaggio musicale all’Italia. A noi riconoscerne, o immaginarne, le bellezze nascoste tra le note.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Felix Mendelssohn
“Scottish” and “Italian” Symphonies
Berliner Philharmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e su Google Play Music)

2) Felix Mendelssohn
Piano Trios: Op. 49 & Op. 66
Eugene Istomin, pianoforte; Isaac Stern, violino; Leonard Rose, violoncello (Sony Classical, disponibile anche su iTunes e su Google Play Music)

3) Felix Mendelssohn
A Midsummer Night’s Dream
Boston Symphony Orchestra; Seiji Ozawa, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e su Google Play Music)

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Parole chiave:
Culture - Felicità - Musica

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