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17/10/2017

Freschezza e vitalità dall'arpa al mandolino (Johann Sebastian Bach, Dalla Sonata per flauto e clavicembalo BWV 1031)




Johann Sebastian Bach
Dalla Sonata per flauto e clavicembalo BWV 1031
Allegro moderato
Avi Avital, mandolino; Bridget Kibbey, arpa


Iscriversi al canale Deutsche Grammophon di Facebook è non soltanto un modo di rimanere aggiornati sulle uscite discografiche dell’etichetta regina della musica d’arte, ma consente di fare ogni tanto incontri straordinari, di conoscere gli artisti più giovani e brillanti e di ascoltare strumenti che sono un po’ distanti dalle solite rotte degli auditorium e delle sale da concerto. Per esempio, questa settimana ve ne proponiamo due che in tanti anni di “Strategie per stare meglio” non abbiamo mai raccontato: il mandolino e l’arpa, che qui suonano addirittura insieme in una sorta di “jam session” barocca, dentro un appartamento affacciato su un qualche quartiere di New York, la città dove l’arpista, Bridget Kibbey, è nata, cresciuta e ha studiato, specializzandosi alla Julliard School, e dove ha incontrato il mandolinista oggi più ricercato sulla scena internazionale, Avi Avital, israeliano.
Del brano che eseguono, tratto da YouTube ma presente anche sui loro rispettivi siti Internet (bridgetkibbey.com e aviavital.com) non c’è molto da dire. Si tratta di una loro personalissima rivisitazione della Sonata per flauto e clavicembalo Bwv 1031 di Johann Sebastian Bach, che tuttavia, nel suo organico originale, è dubbia, cioè è “probabilmente” di Bach, ma i musicologi non ne hanno certezza piena. E’ una Sonata in tre movimenti: un Allegro moderato, che è quello che ascoltiamo qui; un meraviglioso Siciliano che si regge su uno squisito tema melodico; e un Allegro finale. Lo studioso Robert Marshall sostiene che sia “diventata” di Bach dopo essere stata attribuita a lui da due fonti: dal figlio Carl Philipp Emanuel (forse la meno obiettiva delle assegnazioni) e da Christian Friedrich Penzel, l’ultimo allievo del Kantor. Altri studiosi hanno suggerito che la Sonata BWV 1031 potrebbe essere basata su un precedente lavoro del flautista Johann Joachim Quantz, contemporaneo di Bach e a lui sopravvissuto, virtuoso e compositore per il suo strumento, una sorta di Rachmaninov del Settecento per il flauto.
Poco importa ai fini di questo ascolto, che è basato tutto sulla purezza della musica, sulla sua rasserenante spontaneità, sulla gioia di suonare insieme, sulle suggestioni timbriche dei due strumenti che lasciano subito un segno di pace interiore, sull’intesa cameristica che ne scaturisce. Bridget Kibbey e Avi Avital si muovono sulla base di una riscrittura, di un adattamento che è legittimato, come abbiamo più volte qui ricordato, dalla consuetudine dello stesso Bach di trascrivere le proprie pagine per vari strumenti – dal violino al liuto, dai concerti per violino a quelli per cembalo, eccetera – rielaborando continuamente (forse anche per necessità) numerose pagine per lo svago della borghesia cittadina, per i caffè, per i giardini, e lasciando spesso una libertà totale di esecuzione senza indicazioni puntuali sulla strumentazione, come nella sua ultima opera, l’Arte della Fuga, dove non compaiono indicazioni alcune su quale tipo di organico debba eseguirla.
E’ nata così questa rielaborazione dei due artisti che tuttavia si fonda su una sapienza strumentale antica, sulla presenza dell’arpa già nel Settecento (ovviamente diversa da quella che è oggi l’arpa moderna) e soprattutto sul particolarissimo timbro e sulla presenza istrionica del mandolino, che pur essendo uno strumento di accompagnamento popolare, è stato impiegato anche nella musica colta, con qualche escursione nell'opera lirica: Antonio Vivaldi, per esempio, ci ha lasciato un Concerto per mandolino e due Concerti per due mandolini e orchestra; Mozart l’ha fatto suonare nel Don Giovanni; e Beethoven gli ha dedicato quattro Sonatine. E ci sentiamo di condividere il primo commento lasciato da una studentessa di arpa in bacheca a questo video di YouTube: «That’s so awesome!! I’m sure Bach is thinking, "Why the hell didn’t I arrange this myself?!”», e cioè «Eccezionale. Sono sicura che Bach stia pensando: “Perché mai non mi è venuto in mente di trascriverla io stesso?!”».
I due giovani esecutori sono quanto di meglio esprime il panorama internazionale di questi strumenti. L’arpista Bridget Kibbey è ricercata oggi come solista e camerista per la facilità con cui si adatta a soluzioni molto “crossover” con altri strumenti e sonorità, quelle antiche e nobili europee ma anche quelle folcloriche degli stilemi sudamericani e africani, etnici, sempre attenta a espandere l’espressività e il repertorio dello strumento. Avi Avital, a sua volta artista della storica etichetta gialla tedesca, ha studiato in Italia, al Conservatorio di Padova. Ha iniziato a otto anni, a Be’er Sheva, la sua città, in un’orchestra a pizzico di ragazzi. Racconta: «Da noi la tradizione mandolinistica deriva da una pratica diffusa nei kibbutz tra gli anni '30 e '60: dopo le fatiche quotidiane la gente si rilassava facendo musica». Oggi riempie gli auditorium, mai successo con questo strumento, perché porta il mandolino verso nuove frontiere, geografiche e artistiche, pur non disdegnando di passare ogni tanto sotto il Vesuvio per fare a gara di bravura con i colleghi partenopei sullo sfondo delle canzoni napoletane della tradizione. Suona i Concerti per cembalo di Bach adattati per mandolino, non dimentica mai Vivaldi, ma duetta anche con il contrabbasso su sentieri più contaminati dalle culture mediorientali.
La musica che ascoltiamo è stupenda e arricchita di abbellimenti e intarsi barocchi, già nella versione originale attribuita a Bach per flauto e cembalo, e più ancora in questo arrangiamento, anche per la difficoltà di passare dal flauto, che è puramente melodico, al mandolino. La sensazione è duplice nel godersi questo “recital” improvvisato e questo intreccio di melodia, di voci e di due strumenti che forse non hanno mai suonato insieme nella storia della musica, ma è come si conoscessero da sempre: da una parte la freschezza, la passione e l’energia vitale dei due giovani artisti, percepibili in tutta la sequenza e davvero contagiose. Ci sono allo stesso tempo arte, gioventù, esuberanza, progetti, idee e un pizzico di trasgressione musicale. E dall’altra parte c’è la specificità timbrica: la simpatia e semplicità della voce mandolinistica e la lusinga, quasi la seduzione dell’arpa, la sua delicatezza, che è come appoggiare le note sulla seta, caratteristica che diventa un balsamo per chi ascolta, una carezza musicale.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johann Sebastian Bach
Flute Sonatas
Auret Nicolet, flauto; Karl Richeter, clavicembalo (Archiv, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Love is come again – Autori vari
Bridget Kibbey, arpa (CdBaby, disponibile su Amazon)

3) Antonio Vivaldi
Vivaldi
Avi Avatal, mandolino (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Musica da camera - Pace - Serenità - Strumenti musicali

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