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06/02/2018

Ascoltare la sofferenza per gettarla lontano da sé (Gabriel Fauré, Elegia in do minore per violoncello Op. 24)




Gabriel Fauré 
Elegia in do minore per violoncello Op. 24
Harriet Krijgh, violoncello; Deutsche Staatsphilharmonie; Gustavo Gimeno, direttore


Rimaniamo sui territori delle suggestioni francesi, ma cambiando clima, impressioni sonore, consistenza strumentale, afflato melodico. Da Claude Debussy a Gabriel Fauré, compositore di cui abbiamo già ascoltato le squisitezze cameristiche con la Sonata per violino Op. 13, la Ballata per pianoforte e orchestra e il suo sguardo dolce sulla morte con il Requiem Op. 48. Torniamo a Fauré questa volta con un altro capolavoro scritto per violoncello e pianoforte, la celebre Elegie Op. 24, ma nella versione orchestrale, che ha lo stesso impatto melodico, molto forte per via dell’idea tematica pregnante lasciata dal compositore francese sul pentagramma, ma più ricca di colori e di sfumature timbriche, più avvolgente nell’abbraccio.
Arriviamo dall’ascolto di “Des pas sur la neige” di Debussy, e i due musicisti sono perfettamente contemporanei, anche se Fauré è vissuto più a lungo, è nato prima e morto dopo, e quindi ha attraversato più in profondità la seconda metà dell’Ottocento romantico e le iniziali inquietudini musicali (e non solo) dei primi vent’anni del Novecento. La sua Elegie per violoncello ve la presentiamo interamente nell’esecuzione della brava ed espressiva solista olandese Harriet Krijgh, accompagnata dalla Deutsche Staatsphilharmonie.
Ma è un altro il documento video disponibile su You Tube (a questo indirizzo) che ci informa con più dettagli sul reale significato dell’Elegia di Gabriel Fauré e sul perché sia così appropriata per questo spazio di ascolto. Davanti alle lezioni di interpretazione musicale di Benjiamin Zander, direttore britannico della Boston Philharmonic Orchestra, si presenta infatti un giovane violoncellista che, insieme con il pianista accompagnatore, esegue per la sua masterclass proprio l’Elegie Op. 24 nell’originale edizione cameristica. Il maestro Zander lo ascolta dall’inizio alla fine e al termine ne elogia la musicalità, l’ampia e calda cavata dell’archetto sulle corde del violoncello, la perfezione tecnica. Una esecuzione da applausi, insomma.
Eppure, nell’interpretazione del giovane manca completamente il motivo profondo per cui Fauré ha scritto questo pezzo a 35 anni, nel 1885: il dolore, il senso della morte. Spiega Zander, con parole che raggelano l’auditorium, al ragazzo al termine della prova: «Bellissimo, strumentalmente non ho nulla da aggiungere, non una parola. Perfetto. Ma la morte non è presente in questa sala. Qui c’è un magnifico violoncellista, un suono meraviglioso, una sensibilità rara. Ma non permette a chi è qui di entrare in contatto con la sofferenza, con la morte. E l’Elegie Op. 24 di Fauré è questo». Sai per chi è stato scritto questo brano?, chiede Zander al ragazzo. E prosegue: «L’ha dedicato alla moglie. Muore e Fauré compone questa pagina per lei. E dunque c’è in queste note un’aria tremenda di tragedia, di disperazione. Che dalla tua esecuzione ancora non emerge. Allora, dai, riproviamo, suoniamo ancora, e vediamo di portare la morte e le lacrime di Fauré nella tua musica e in questa stanza». E aggiunge al giovane musicista: «I tuoi movimenti sul violoncello sono liberi, sciolti, adoro il modo in cui ti muovi mentre suoni. La tua libertà. Ma è la libertà di chi sta esprimendo sentimenti di felicità, di gioia. Non di qualcuno che esprime l’oscurità, la tristezza, il dolore cupo per la perdita di un amore».
Una lezione di interpretazione – sottolineata dallo stesso Zander che esegue i primi accordi al pianoforte ricordando come le ribattiture, anche orchestrali, siano i rintocchi a morte delle campane – che va al cuore di queste “Strategie per stare meglio”, perché Fauré mette la tristezza sul pentagramma certo per ricordare la moglie ma soprattutto per liberarsi della sofferenza, per esorcizzarla, per gettarla via, lontano da sé. La scrive in musica e se ne libera. La consegna a noi, ogni volta che desideriamo ascoltarla, attraverso la lettura e l’atto interpretativo dei musicisti, ed è come se vivessimo il suo dolore, e quello che alberga in noi, per dimenticarlo a nostra volta.
Scrive Claudio Toscani nel libretto di un Cd allegato alla rivista Amadeus: «L’Elegie è un brano ispirato a un lirismo profondo, seppur controllato dal consueto pudore. La forma è semplice, ma accuratamente strutturata. Un lamento espressivo del violoncello, dal grande potere di fascinazione, è sostenuto da accordi funebremente ribattuti dal pianoforte; poi una parte centrale, più dolce, esprime un tema effusivo presentato dal pianoforte e avvolto da un tessuto di arpeggi, che culmina in una sorte di veemente cadenza prima che si faccia ritorno al funereo lamento iniziale. Il tema della parte centrale viene riutilizzato nella coda conclusiva, che porta il brano a spegnersi nel nulla».
Insomma, la melodia iniziale è patetica, nell’accezione di commovente, mesta, anche severa nel vibrante lamento, che appunto va ascoltata (e suonata) sapendo che cosa c’era nell’animo del compositore francese. Mentre la parte centrale, inizialmente esposta dal pianoforte (e in questo caso dalle sonorità orchestrali) si distende in un lirismo fervido e delicato: «Una sorta di raggio di sole dopo la cupa atmosfera iniziale. Segue poi la ripresa del tema principale, mentre il secondo riappare nella coda, in una prospettiva sonora sempre più lontana, come un ricordo già mezzo sepolto dall’oblio», scrive il musicologo francese Jean-Michel Nectoux nel libro “Fauré. Le voci del chiaroscuro”, edito dalla torinese EDT.
La discografia, più della Rete, offre esecuzioni stellari di questa pagina, oltre alla già citata Harriet Krijgh con la Deutsche Staatsphilharmonie. Una su tutte la versione per orchestra nella lettura dello specialista di questo periodo dell’Ottocento francese, Michel Plasson, alla testa dell’Orchestre du Capitole de Toulouse. Imperdibile.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Gabriel Fauré
Incidental Music & Orchestral Music
Orchestre du Capitole de Toulouse; Michel Plasson, direttore (Emi, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Gabriel Fauré
Intégrale de la Musique de chambre avec piano
Artisti vari (Alpha, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Gabriel Fauré
Mélodies
Elly Ameling, soprano; Gérard Souzay, baritono; Dalton Baldwin, pianoforte (Emi Classics, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Dolore - Interpretazione musicale - Malinconia - Morte - Musica da camera - Nostalgia

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