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27/02/2009

Vestibolite vulvare: un nemico ostile e agguerrito, ma non invincibile - Seconda parte




Questa settimana pubblichiamo la seconda parte della lunga testimonianza di una lettrice sulla propria esperienza con la vestibolite vulvare.


Il tempo passava e le cose non cambiavano, i problemi rimanevano e anzi, durante i rapporti completi, appena entravo in contatto internamente con lo sperma saltavo dal dolore e pregavo Fabio di uscire il prima possibile: in questo modo riuscivo ad avere un po’ di sollievo, ma dovevo lavarmi subito con acqua fredda e solo l’indomani non accusavo più nessun disturbo.
Anche la situazione a livello psicologico cominciava ad essere drammatica. Quando ripensavo alle continue scene di mancati rapporti, o rapporti sospesi a metà, mi sentivo malata, sola nel mio dolore. Naturalmente cominciai a dubitare anche della fedeltà di Fabio: lui non mi faceva mancare niente, mi aiutava, mi sosteneva, mi stava vicino e apprezzava molto il mio coraggio, ma non riuscivo a credere che non sentisse il desiderio di una donna “vera”, capace di soddisfarlo più di me. Purtroppo questa è una cosa che ancora adesso, nei momenti neri, torna nei miei pensieri: ma sto cercando di lavorarci su, anche perché ho il difetto di essere gelosa e tante volte cado nell’ossessività, creando con lui inutili attriti.
Intanto la mia dottoressa mi fece ripetere il tampone vaginale e fece fare a Fabio uno spermiogramma e una spermiocoltura: pensava infatti che potessi essere allergica al suo seme, ma dopo gli esiti – del tutto negativi – abbandonammo questa strada infondata.
Pensavo di avere un malocchio, non sapevo dove sbattere la testa, anche perché questi problemi li vivevo solo nell’intimità: durante il giorno, al lavoro, per strada, al supermarket io stavo benone! Due mesi dopo ripetei ancora il tampone, in un ospedale all’avanguardia per la sfera femminile... Risultato: streptococco betaemolitico, Gardnerella Vaginalis, miceti tutti positivi. Insomma, un’infezione dietro l’altra! E sotto con un’altra cura gestita direttamente dalle ginecologhe dell’ospedale.
Dopo la cura rifeci gli esami: era tutto ok, ma nei rapporti non cambiò assolutamente nulla! Ormai anche la mia dottoressa di base, che mi aveva seguito sin dall’inizio, iniziò a scoraggiarsi e consigliò di andare da uno psicologo. Non fu la sola: il motivo per cui cambiavo continuamente ginecologo (penso almeno una decina) era non solo perché le cure non funzionavano ma anche perché, dopo un po’, tutti mi dicevano: «Ma qui è tutto a posto, mi sa che il problema ce l’ha in testa... Ormai lei ha così paura ad avere rapporti che, quando succede, s’irrigidisce e durante la penetrazione sente dolore». Ma tutti questi dottori non sentivano quando spiegavo che la cosa poteva avere un senso per quanto riguardava la penetrazione ma poi c’erano punti, anche in profondità, che se venivano toccati anche durante la visita, mi provocavano lo stesso identico dolore?
La cosa che mi faceva più arrabbiare era pensare che non ero in grado di farmi comprendere da chi pensavo competente. Anche mia mamma iniziava a pensare che il problema fosse solo psicologico, e avevo paura che ormai ci credesse anche Fabio... D’altra parte, come si fa a convincere del contrario un ragazzo che da quasi dieci anni sta con te, sopporta questo tuo problema e che come te si sente totalmente impotente? Mi aveva visto troppe volte piangere, disperarmi anche dopo i rapporti, sapeva quanto soffrivo interiormente per non potergli dare quella gioia che alla nostra età speri di provare e urlare ai quattro venti... Invece no: erano anni che stavamo lì a provarci, ad astenerci, a prendere mille medicine, anche pesanti, per poter provare quei momenti unici anche solo per pochi minuti al mese... Ma come faceva a sopportarmi?!
Nel 2002 cambiai ancora ginecologo. Naturalmente ogni dottore “nuovo” mi faceva ripetere la stessa prassi e gli stessi esami, e finiva per darmi la solita terapia orale e locale che ormai potevo prescrivermi da sola.
Il nuovo tampone vaginale indicò la presenza di Gardnerella Vaginalis, il pap-test un’infiammazione da batteri e la vulvoscopia una vulvite diffusa. «Le solite cose – mi dicevo – ma la cura c’è o non c’è?». Feci anche una colposcopia e un esame istologico a causa di un condiloma: il risultato fu che mi fecero così male che, nonostante la cura successiva, per tutto il 2003 ebbi una forte e costante dispareunia.
Nel 2004 andai da un’altra ginecologa, che mi prescrisse un’ecografia transvaginale; era tutto nella norma, ma l’intestino era ingombro. Mi spiegò che questo poteva determinare delle tensioni addominali e quindi i problemi che riscontravo durante i rapporti sessuali. La spiegazione mi parve credibile, e così iniziai una nuova terapia a base di prodotti omeopatici. Sicuramente mi aiutò, almeno temporaneamente, dal punto di vista intestinale, ma certo non per il motivo per la quale mi ero recata da lei.
Ormai non ero più una persona con una vita normale: ero solo una “paziente”, qualsiasi situazione della mia vita era filtrata e condizionata dal dolore e dalla malattia. In queste condizioni passarono altri due anni... Sino a che, nel 2006, arrivai quasi per caso all’equipe di medici che avrebbe finalmente risolto il mio problema.
Mariangela G.

[segue la prossima puntata]

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Parole chiave:
Biofeedback elettromiografico - Blocco del ganglio impari - Candida / Candida recidivante - Dispareunia - Dolore ai rapporti - Dolore cronico - Dolore genitale - Ginecologia - Infezioni - Infiammazione - Mastocita - Pavimento pelvico iperattivo - Rapporti sessuali - Rapporto medico-paziente - Relazione di coppia - Solitudine - Stili di vita - Terapia medica - Terapia sessuologica - Vaginite / Vaginite atrofica - Vestibolite vulvare / Vestibolodinia provocata

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico