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28/01/2014

Claudio Abbado: «La musica mi ha guarito» (Gustav Mahler, dalla Sinfonia No. 2 "Resurrezione")




Gustav Mahler
Dalla Sinfonia No. 2 (Resurrezione)
In Tempo des Scherzos
Lucerne Festival Orchestra; Claudio Abbado, direttore


Non potevamo che dedicare la puntata di questa settimana a Claudio Abbado, morto il 20 gennaio scorso nella sua casa di Bologna, a 80 anni. Pianista (Barenboim lo ricorda quando suonavano insieme a 20 anni le pagine per pianoforte a quattro mani di Schubert), direttore d’orchestra, docente, senatore a vita, scopritore di talenti, punto di riferimento per i giovani musicisti e inventore di orchestre: innanzitutto la Festival Orchestra di Lucerna, e poi la European Union Youth Orchestra, la Chamber Orchestra of Europe, la Mahler Chamber Orchestra, e infine il suo progetto più recente e delicato, quella Orchestra Mozart di Bologna, un ensemble sinfonico a organico variabile, ancora di giovani per i giovani, che proprio prima della sua morte ha annunciato l’interruzione delle attività per mancanza di fondi. Chissà che amarezza per il Maestro. Come ha scritto Angelo Foletto sul mensile Suonare News, «non c’è probabilmente orchestra in Europa che non abbia nelle sue fila un ex-ragazzo che ha suonato con Abbado, per il quale, ricordiamolo, la musica non era né un di più né un lusso, ma il companatico necessario per migliorare l’esistenza di tutti». Certo, di Abbado, al di là delle registrazioni ufficiali, soprattutto per Deutsche Grammophon, e soprattutto con i Berliner, rimarrà quel suono d’orchestra che l’ha reso e lo renderà riconoscibile sempre, suono cercato e voluto con intransigenza, con pazienza certosina di musicista, facendo ripetere la frase ancora, ancora, ancora, sino allo spasimo, nel momento interminabile della concertazione, sino a trovare, e a incontrare, il punto di contatto con il pensiero e l’anima del compositore.
Claudio Abbado era malato di cancro da anni. Ha combattuto, lottato, sofferto contro questo tumore. E ha anche vinto. Ed è per questo che non possiamo non ricordarlo in questo spazio che si chiama “Strategie per stare meglio”, perché è lo stesso Abbado che negli ultimi anni confidava e ripeteva semplicemente: «La musica mi ha guarito». Davvero, grazie ad essa, è arrivato agli 80 anni senza mai veramente invecchiare. Colpito da un cancro allo stomaco nel 2000, ha trovato nelle note, nel suonare insieme ai giovani, nello studio delle partiture, nella vicinanza strumentale con i professori d’orchestra, la forza per dare battaglia al dolore. Nonostante nel gennaio 2001 il quotidiano francese “Le Monde” lo avesse già dato per spacciato: Abbado aveva diretto a Berlino il Requiem di Verdi, per il centenario della morte del compositore, appena rimesso in piedi dall'operazione con la quale, nell'estate del 2000, gli era stato asportato lo stomaco. Era magrissimo, debolissimo, quasi impresentabile: «Forse è l'ultima volta che abbiamo visto dirigere Abbado», scrisse lapidario il critico musicale del giornale di Parigi. E invece dall'8 al 15 febbraio si presentò a dirigere e a suonare all’Accademia di Santa Cecilia di Roma con mostri sacri come Alfred Brendel, Martha Argerich, Maurizio Pollini, accompagnati dai Berliner Philharmoniker. Un trionfo: in programma la prima sera c’era la Settima Sinfonia di Beethoven, e un collega giornalista che era presente, Roberto Zicchitella, seduto proprio davanti al podio, racconta di «un finale da urlo, condotto a ritmo vertiginoso».
Per questa puntata abbiamo scelto un altro cavallo di battaglia di Claudio Abbado, la Seconda Sinfonia di Gustav Mahler, pagina per la quale è stato coniato il termine di “Cantata sinfonica”: definizione che si potrebbe usare anche per altri lavori di Mahler, soprattutto per l’Ottava Sinfonia, vista la capacità del compositore austriaco di impastare le proprie sinfonie, sempre molto grandiose, anche come organico strumentale, con la voce umana, che diventa in Mahler elemento costitutivo del discorso sinfonico. In questa Seconda Sinfonia, infatti, accanto a un organico maestoso, di notevoli proporzioni strumentali e timbriche – con quattro corni e quattro trombe in lontananza, aggiunte a quelle di un organico normale, per colorare particolari effetti fonici – c’è anche l’impiego di due voci femminili di contralto e soprano, di un coro e di un organo, con l’aggiunta di un’estensione dei tempi nei quali è per tradizione suddivisa una sinfonia d’impronta classica, cioè da quattro a cinque, per una durata complessiva (in base alle scelte di metronomo) di almeno un’ora e venti minuti.
Ci concentriamo qui, per salutare e ricordare il maestro Abbado, sul quinto tempo, quello conclusivo, vasto e complesso nella sua elaborata struttura, capace di spiegare tutte le leve strumentali, vocali, timbriche e dinamiche messe sul pentagramma dal musicista austriaco. L’inizio è caratterizzato, nelle parole del compositore Giacomo Manzoni, «da un impeto selvaggio, a cui segue un nobile corale presentato in diversi registri strumentali, poi alcuni episodi a piena orchestra, una sorta di libera cadenza eseguita dai corni e dalle trombe in lontananza». E infine l’attacco del coro sull’ode "Il grande appello" (Der Grosse Appel), del poeta e drammaturgo tedesco Friedrich Gottlieb Klopstock: inno che inizia con le parole «Aufersteh’n, ja aufersteh’n wirst du» (Risorgerai, certo risorgerai), ed è appunto grazie a questo verso che la maestosa creazione di Mahler prende il nome di “Sinfonia della Resurrezione”. Abbiamo scelto il quinto tempo perché è soprattutto qui che si manifesta il grande affresco della resurrezione: si sente il forte appello delle trombe e, come suggerisce Rodolfo Venditti, «l’umanità è come convocata dinanzi alla magnificenza di Dio, una certezza espressa a pieno volume di voci e di suoni».
Legato a questa composizione, quindi anche al significato e alla forza spirituale del termine “Resurrezione” – almeno per tutto l’Occidente che condivide culturalmente le radici di un’ispirazione (e un’aspirazione) cristiana – c’è un frammento rimasto celebre nell’attività direttoriale di Abbado, ed è proprio quello che conclude il videoclip (anche se su YouTube purtroppo non è completo). Agosto 2003, il direttore milanese dirige la Seconda di Mahler sul podio della Lucerne Festival Orchestra appena fondata: alla chiusura dell’accordo finale Abbado abbassa la testa, chiude gli occhi, mani giunte come in un gesto di preghiera, e rimane fermo così per un tempo quasi interminabile. La platea dell’auditorium svizzero, dopo un accenno di applausi, resta in silenzio. Poi Abbado rialza la testa e regala un sorriso ai musicisti. Il pubblico capisce: quel silenzio era come un luogo, un’esperienza quasi sensoriale, il punto di arrivo a cui la musica di Mahler aveva trasportato tutti, prefigurando la resurrezione. Questo incredibile concerto, e il finale emozionante, sono su un Dvd che ripercorre i concerti di Abbado con la formazione svizzera. Confidò il maestro dopo quell'esecuzione: «Sarebbe difficile trovare qualcosa di più grande e toccante nella vita musicale di oggi: totale armonia di mente e di cuore, poesia e clamore, paura e consolazione, conoscenza ed emozione». Ancora una volta, a tre anni da un tumore devastante, la musica s'era dimostrata più forte.
Buon ascolto.

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Per approfondire

1) Gustav Mahler, Symphony No. 2 “Resurrection”; Claude Debussy, La Mer
Lucerne Festival Orchestra; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Mahler: The Symphonies
Radio-Symphonie-Orchester Berlin; Royal Concertgebouw Orchestra; Riccardo Chailly, direttore (Decca, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Gustav Mahler
Symphony No. 2 “Resurrection”
Philharmonia Orchestra; Otto Klemperer, direttore (Emi Classics, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Guarigione - Morte - Musica

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