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Anna e il suo dolore: la storia di un abuso trascurato

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25/01/2018

Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Sigurdardottir S, Halldorsdottir S.
Screaming body and silent healthcare providers: a case study with a childhood sexual abuse survivor
Int J Environ Res Public Health. 2018 Jan 8; 15 (1). pii: E94. doi: 10.3390/ijerph15010094
Illustrare le conseguenze dell’abuso infantile su una donna di 40 anni e le reazioni dei medici ai sintomi da lei portati in consultazione: è questo l’obiettivo dell’articolo di Sigrun Sigurdardottir e Sigríður Halldorsdottir, della School of Health Sciences presso l’Università di Akureyri, Islanda.
E’ noto che gli eventi stressanti subiti nei primi anni di vita provocano diverse sregolazioni immunitarie a lungo termine. Ma nonostante il fatto che i bambini e le bambine abusati sessualmente costituiscano un gruppo particolarmente vulnerabile, esistono pochi studi sulle effettive conseguenze della violenza nella loro vita adulta.
Anna, la donna protagonista dello studio, è stata intervistata sette volte dalle due ricercatrici: aveva appena 2-3 anni quando il padre iniziò ad abusare di lei. Fin dalla fanciullezza ha sofferto di numerosi e gravi disturbi, quali:
- ripetute infezioni vaginali e addominali;
- dolore cronico e diffuso;
- disturbi del sonno;
- problemi digestivi;
- mal di schiena;
- fibromialgia;
- disturbi muscolo-scheletrici;
- infezioni recidivanti del tratto urinario;
- displasia cervicale;
- infiammazione delle tube di Falloppio;
- menorragia;
- iperplasia endometriale;
- clamidia;
- cisti ovariche;
- gravidanze extra-uterine;
- patologie dell’utero;
- aderenze severe;
- cancro ovarico.
Il punto centrale dello studio, che ne costituisce anche la forza politica e culturale, è che Anna, nel corso della sua esistenza segnata dal dolore, ha rivelato l’esperienza di abuso a numerosi medici, ma questi sono rimasti in silenzio e non hanno proposto alcuna terapia che tenesse conto del trauma subito.
La situazione di Anna è estrema e, sperabilmente, unica nella sua drammaticità, ma questo non significa che altre donne abusate da bambine non vadano incontro al medesimo tipo di trattamento da parte di chi dovrebbe prendersi cura di loro. Una capillare azione di informazione delle donne e di formazione dei medici è della massima urgenza.
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