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23/02/2016

La carezza di un uomo ai limiti della disperazione (W. A. Mozart, Quintetto per clarinetto e quartetto d'archi KV 581)




Wolfgang Amadeus Mozart
Quintetto per clarinetto e quartetto d’archi KV 581
Allegro; Larghetto; Menuetto - Trio I - Trio II; Allegretto con Variazioni
Ruokai Chen, clarinetto; The Old City String Quartet


Meglio Mozart dei Beatles per volare alto nel cielo della musica e avere buone “vibrazioni”, quelle che ci fanno stare bene davvero... Non che ce ne fossimo dimenticati, o non fossimo già ampiamente convinti. Ma ora sul grande Salisburghese scende in campo un nuovo studio medico a dirci che la musica di Amadeus, confrontata in modo sperimentale con quella dei quattro “baronetti” di Liverpool, fa registrare, con prove empiriche misurabili, effetti largamente positivi su chi soffre, dove invece gli autori delle pur immortali “Yesterday” e “Michelle” non ne mostrano affatto. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Acta Cardiologica” lo scorso dicembre, a opera dei ricercatori Gruhlke, Patrício e Moreira, che hanno sperimentato la potenza terapeutica mozartiana su soggetti affetti da infarto miocardico acuto: 60 pazienti divisi in tre gruppi da 20. E intorno a che cosa è ruotato questo studio? Qual era l’oggetto della sperimentazione? Oltre ad altre composizioni, proprio il quintetto KV 581 che vi proponiamo oggi. Risultato: i soggetti interessati dalla patologia ed esposti, così si può dire, alle benefiche “radiazioni” dell’arte mozartiana, rivelano una riduzione della pressione sanguigna sistolica, conosciuta semplicemente come “massima”.
Quattro anni fa, nel febbraio 2012, vi avevamo proposto la Sonata per due pianoforti KV 448 di Wolfgang Amadeus Mozart, anche questa giudicata particolarmente efficace nelle sperimentazioni musical-terapeutiche di un altro medico, l’otorinolaringoiatra francese Alfred Tomatis, il primo a studiare le connessioni tra l’orecchio e le varie funzioni dell’organismo, come il linguaggio. Vale la pena riascoltare anche questa Sonata provando a misurare su noi stessi il cosiddetto “effetto Mozart”, quella (apparente) semplicità dei piani armonici e melodici, e quella (evidente) luminosità che ci irradia come l’intensità di un cielo azzurro mediterraneo, pieno di luce meravigliosa e tersa, e che si trasforma, come abbiamo già avuto modio di scrivere, in quelle fiammate d’entusiasmo e vitalità che rendono Mozart, più di altri, capace di “curare”.
Lo stesso tipo di sensazione ci può arrivare dal Quintetto per clarinetto e quartetto d’archi K. 581, una composizione che le lettrici di questo sito possono, se lo desiderano, ascoltare con una speciale fiducia nella forza della musica, perché, come e più di altre volte, la luce che il compositore ci dona attraverso il clarinetto è più forte del buio più buio che possiamo immaginare.
Il compositore finisce di scriverlo nel settembre 1789 a Vienna. Un periodo molto amaro, dove “amaro” è un eufemismo: gravi difficoltà economiche lasciano Mozart e la famiglia in condizioni assai umilianti, nonostante l’anno prima avesse dato alle stampe due tra le sinfonie più eseguite di tutti i tempi, la KV 550 (con il celeberrimo attacco in sol minore) e la ancora più stupefacente KV 551, la “Jupiter”, con il suo Allegro finale da brividi. Ma non c’era niente da fare, le sue condizioni non miglioravano, non ebbe certo in quel periodo la fortuna che invece aveva avuto circa 50 anni prima George Friedrich Händel a Londra, dov’era diventato ricco. Il compositore austriaco scrive diverse lettere con richieste urgenti di denaro all’amico e agiato commerciante Puchberg, che a più riprese aiuta il musicista. Le lettere documentano lo stato di estrema miseria in cui viveva l’autore di questo meraviglioso Quintetto che, ricordiamolo, è stato il lampo abbagliante grazie al quale Johannes Brahms ha scritto il suo Quintetto in si minore per clarinetto e quartetto d’archi, sei anni prima di morire.
All’inizio di luglio di quel 1789, dunque, mentre stava ultimando la composizione del Quintetto, Mozart scrive al suo benefattore un messaggio che rivela uno stato psicologico e di salute ai limiti della disperazione: «Sono in condizioni che non augurerei al mio peggior nemico e se voi, ottimo amico e fratello, m’abbandonate, sarò purtroppo, e senza alcuna colpa da parte mia, perduto con la mia povera moglie ammalata e i bambini. L’ultima volta che mi trovai con voi fui sul punto di aprirvi il cuore... ma il cuore mi mancò. E ancora mi mancherebbe se non vi sapessi informato delle mie condizioni... Oh Dio! Invece di ringraziarvi avanzo nuove richieste. Se conoscete a fondo il mio cuore, sentirete tutto il dolore che ciò mi procura. Il destino mi è purtroppo così avverso – ma qui a Vienna soltanto – da non consentirmi di guadagnare nulla, con tutta la migliore volontà. Se almeno non fosse venuta quella malattia (il ricovero in ospedale della moglie Costanza per l’infezione a un piede, N.d.R.), non sarei ora costretto a mostrarmi così sfrontato verso il mio unico amico. Perdonatemi, per l’amor di Dio, perdonatemi soltanto».
Ora provate a immaginare, di là da ogni personale esperienza, quei giorni del compositore a Vienna mentre ascoltate la linea semplice e solare del clarinetto all’inizio (al minuto 0:12), subito dopo l’introduzione degli archi; oppure al minuto 1:34, quando entra in scena sostenuto dal delicato pizzicato del violoncello; o ancora mentre canta il secondo movimento, il Larghetto in Re maggiore, capace di rubarvi il senso del tempo e dello spazio. Se l’unica energia che vi è richiesta è ascoltare – anzi, mettervi in ascolto – chiedetevi com’è possibile stare male e scrivere questo. E inevitabilmente ne trarrete l’impressione, sempre più forte, che questa musica è così “alta” da appiattire ogni dolore, da renderlo quasi banale. Vi mette quasi nelle condizioni di snobbarlo, di guardarlo dall’alto in basso… Se il compositore ha scritto questo in stato di sofferenza, possiamo noi sopportare la sofferenza ascoltandolo?
Perché nulla, neppure un’ombra sbiadita di quella tristezza e disperazione si avverte nel Quintetto KV 581, chiamato Stadler-Quintett in onore del clarinettista Antonio Stadler. Spiega un programma di sala dell’Accademia di Santa Cecilia: «Usato per la prima volta in tutta la sua estensione, il suono del clarinetto, morbido, agile e melodioso, si mescola con la dolcezza degli archi, creando una serena atmosfera primaverile, espressione di una superiore visione dell’arte». Insomma, Mozart è pieno di debiti, la sofferenza comincia a tormentarlo (morirà due anni dopo, nel dicembre 1791), la moglie è malata in ospedale, non sa, letteralmente, come mettere insieme il pranzo con la cena, e trova pure il tempo di sperimentare timbricamente, di percorrere nuove strade cameristiche, al di là della poesia melodica che incanta per tutto il Quintetto: la fusione strumentale è miracolosa, e passa, come ha scritto il musicologo Arrigo Quatrocchi, attraverso il «felicissimo sposalizio con la classica formazione del quartetto d’archi, che accoglie il clarinetto come un “primus inter pares”, esaltandone il ruolo solistico senza per questo mortificarsi in una funzione di accompagnamento», mettendo in luce il timbro dolcemente sensuale dello strumento.
E’ questa sensualità, questa carezza, che ci fa stare bene. Se poi guarisce o è di specifico supporto ad alcune analisi mediche, lo diranno altre e future in laboratorio. Lasciamo intanto che questo clarinetto entri nella nostra vita.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Wolfgang Amadeus Mozart
Clarinet Quintet KV 581
Sabine Meyer, clarinetto; Wiener Streichsextett (Warner Classics, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Mozart: Sonata per due pianoforti KV. 448; Schubert: Fantasia per pianoforte a 4 mani
Murray Perahia e Radu Lupu, pianoforte (Sony Music, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Mozart & Brahms
Clarinet Quintets
David Shifrin & Emerson String Quartet (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Disperazione - Malattia - Musica da camera - Musicoterapia - Povertà - Ricerca scientifica - Serenità - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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