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Uterine adenomyosis and in vitro fertilization outcome: a systematic review and meta-analysis

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19/06/2014

Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Vercellini P, Consonni D, Dridi D, Bracco B, Frattaruolo MP, Somigliana E.
Uterine adenomyosis and in vitro fertilization outcome: a systematic review and meta-analysis
Hum Reprod. 2014 May; 29 (5): 964-77. doi: 10.1093/humrep/deu041. Epub 2014 Mar 12
Accertare se l’adenomiosi riduca il tasso di successo della fertilizzazione in vitro (In Vitro Fertilisation, IVF) e, in particolare, dell’iniezione intracitoplasmatica degli spermatozoi (Intracytoplasmic Sperm Injection, ICSI): è l’obiettivo della ricerca condotta da Paolo Vercellini e collaboratori, del Dipartimento di Scienze cliniche e di comunità dell’Università di Milano.
L’adenomiosi è il nome che si attribuisce all’endometriosi quando l’endometrio ectopico è situato all’interno della parete muscolare dell’utero (miometrio).
La ricerca è stata condotta attraverso una review di letteratura e una meta-analisi dei dati raccolti. I ricercatori, in particolare, hanno raccolto in Medline tutti gli studi comparativi pubblicati in inglese, dal gennaio 1998 al giugno 2013, sui risultati della IVF/ICSI in donne con e senza adenomiosi. Due esponenti del team hanno provveduto in modo indipendente allo screening degli articoli, alla selezione di quelli più rilevanti e all’estrazione dei dati.
Su 17 articoli preselezionati, ne sono stati scelti infine 9 in cui la diagnosi di adenomiosi era stata effettuata con la risonanza magnetica o l’ultrasonografia transvaginale. La loro qualità è stata valutata attraverso la scala Newcastle-Ottawa. Questi 9 studi avevano coinvolto un totale di 1865 donne, di cui 665 in quattro studi prospettici osservazionali e 1200 in cinque studi retrospettivi.
Ecco i principali risultati:
- il tasso di gravidanza raggiunto con la IVF/ICSI è del 40.5% (123/304) nelle donne con adenomiosi e del 49.8% (628/1262) nelle donne senza adenomiosi;
- il rischio relativo (RR) di gravidanza varia da 0.37 (95% CI, 0.15-0.92) a 1.20 (95% CI, 0.58-2.45), con una significativa eterogeneità fra i diversi studi e un valore comune di 0.72 (95% CI, 0.55-0.95);
- il numero di aborti spontanei è riportato in 7 studi;
- il tasso di aborto spontaneo è del 31.9% (77/241) nelle donne con adenomiosi e del 14.1% (97/687) nelle donne senza adenomiosi;
- il rischio relativo di aborto spontaneo varia da 0.57 (95% CI, 0.15-2.17) a 18.00 (95% CI, 4.08-79.47), a seconda degli studi, con un valore comune di 2.12 (95% CI, 1.20-3.75).
In sintesi:
- le donne affette da adenomiosi hanno una probabilità di gravidanza da IVF/ICSI ridotta del 28% rispetto alle donne senza adenomiosi, a causa sia di un ridotto tasso di successo della gravidanza clinica e dell’impianto dell’embrione, sia di un accresciuto rischio di aborto spontaneo;
- prima di iniziare le procedure di procreazione assistita, si dovrebbe proporre uno screening per l’adenomiosi;
- i futuri studi di approfondimento dovrebbero confrontare i casi di adenomiosi con i controlli, misurare il tasso di nati vivi e prendere in considerazione solo i risultati relativi al primo ciclo di inseminazione artificiale.
A commento di questo eccellente studio, ribadiamo quanto espresso quasi un anno fa a proposito dell’articolo “The effect of endometriosis on in vitro fertilisation outcome: a systematic review and meta-analysis”, di H. Harb e collaboratori, e cioè che:
- l’infiammazione tissutale associata all’endometriosi è da considerarsi la causa più probabile della ridotta risposta alla fecondazione artificiale (“su un campo in fiamme non si semina”);
- i risultati confermano l’importanza di salvaguardare la fertilità della donna sin dagli esordi della malattia, avviando al più presto una gestazione naturale, quando possibile dal punto di vista affettivo ed esistenziale, o mettendo temporaneamente a riposo l’ovaio con terapie ormonali come il dienogest (l’unico progestinico specificamente approvato per la cura dell’endometriosi, che ha una dimostrata azione antinfiammatoria e antiangiogenetica) o, per brevi periodi, con GnRH-analoghi, o ancora ricorrendo alla crioconservazione degli ovociti o degli embrioni (anche se in quest’ultimo caso restano i limti ulteriori dovuti alle ridotte probabilità di impianto e agli aumentati aborti);
- è importante spiegare accuratamente alla donna e alla coppia quanto l’infiammazione associata all’endometriosi riduca la fertilità e come il tempo sia, anche in caso di fecondazione assistita, un fattore critico nel ridurre le possibilità concrete di gravidanza.
Infine, dal punto di vista clinico, è anche essenziale ricordare quanto sia importante tenere bassi i livelli di infiammazione del corpo con un peso nella norma, movimento fisico quotidiano (anche una passeggiata veloce di un’ora), giusto sonno (otto ore è perfetto), eliminazione di fumo e poco alcol, usando il profilattico con i nuovi partner per limitare il rischio di malattie sessualmente trasmesse. Più fattori possono contribuire ad aumentare l’infiammazione e a ridurre di conseguenza la fertilità. E’ quindi indispensabile educare a stili di vita sani per ottimizzare gli aspetti di salute dovuti a fattori modificabili.
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