Fondazione Alessandra Graziottin onlus - per la cura del dolore nella donna Fondazione Alessandra Graziottin
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04/06/2010

Una storia di dolore, una storia fortunata


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Ho scoperto di avere l’endometriosi nel lontano 1990, all’età di 22 anni, per un dolore lancinante che mi aveva colpito improvvisamente al basso ventre. Dapprima si pensò all’appendice, ma l’ecografia rivelò una massa nera e misteriosa. Dopo dieci giorni di antibiotici e ghiaccio sull’addome, mi operarono. Risultato: avevo una cisti endometriosica all’ovaio sinistro, di 8x9 centimetri, che zitta zitta si era inghiottita tuba e ovaio destri e appendice. Beh, proprio “zitta zitta” no, perché dai 15 anni in poi il ciclo per me era sempre stato una disperazione: ore di dolore dalle ginocchia in su, vomito e dissenteria compresi. Ma nessuno aveva pensato all’endometriosi, ero una mangiona e m’incolpavano di pasticciare troppo. Fui però fortunata ad essere operata da un chirurgo che già allora conosceva bene l’endometriosi e me la diagnosticò subito: un bel risultato, per una malattia che – come scoprii negli anni successivi – è poco conosciuta non solo dalla gente comune, ma anche dai medici, e ha quindi nel ritardo diagnostico una sua caratteristica ricorrente.
Seguirono dieci mesi di menopausa farmacologica, per far riposare l’apparato riproduttivo. Al termine di quel periodo, però, iniziai a stare di nuovo male, con spotting, dolori e bruciori al basso ventre che non mi lasciavano mai, giorno e notte. Mi sposai, ma di gravidanza neanche l’ombra. Nel frattempo il medico che mi aveva operata andò in pensione e il mio ginecologo morì di tumore.
Nonostante il dolore insopportabile, il nuovo ginecologo continuava a dirmi che non avevo nulla, fino a quando, nel 1996, apparve un’altra bella cisti sull’ovaio residuo. Faccio la laparoscopia, mi puliscono bene: tuba libera e ovaio sembrano funzionare, ma visto che il bebè non arriva mi consigliano la riproduzione assistita. Tra esami vari, e un varicocele a mio marito, arriviamo al 1998: mi metto in lista per la FIVET perché ci sono due anni di attesa. A un certo punto, per proseguire con l’iter, serve un’isterosalpingografia: e cosa appare? Un bel setto uterino che, in Liguria, nessuno opera. Telefono a un amico medico di un ospedale lombardo, che mi consiglia di andare dal suo maestro, che lavora a Verona. Dio benedica quel medico...
Mi viene fatta la resezione del setto, ma inizio subito ad soffrire di problemi intestinali mai avuti prima. In parallelo iniziamo la terapia per le inseminazioni intrauterine, ma a livello intestinale io sto malissimo: mi dicono che è l’effetto delle stimolazioni ovariche, 5 nel 1999 ma nessuna gravidanza. Intanto però sono quasi passati due anni, ormai la lista d’attesa per la FIVET è finita, tocca quasi a noi. Siamo a fine 2000. Ma le mie condizioni intestinali peggiorano, ho coliche intestinali senza un giorno d’interruzione, da come metto piede giù dal letto a quando vado a dormire; e poi o soffro di stipsi, o vado di corpo più volte in un’ora, e vomito per il dolore. Tutti i giorni.
Il gastroenterologo che mi ha in cura attribuisce la colpa alle aderenze dei vari interventi, ma nessuna sua terapia mi porta benefici. Allora chiedo aiuto a un oncologo che mi fa fare un Clisma opaco urgente e ne esce un addome indescrivibile, tutto attorcigliato.
Io continuavo a chiedere se poteva essere endometriosi intestinale, ma nessuno mi dava conferma. Corro allora a Verona dal professore che mi aveva già seguito, e che mi conferma una nuova ciste endometriosica, questa volta a livello intestinale. Era molto più piccola della precedente, ma aveva attorcigliato l’ultima ansa del colon alla base dell’uretere sinistro. Il professore prepara un’equipe favolosa che, in sette ore di sala operatoria, mi pulisce perfettamente asportandomi 12 cm d’intestino (nessuna stomia) e 6 cm di uretere con un reimpianto miracoloso, nemmeno una minima complicazione, senza stent e senza sacchetto, un vero capolavoro.
Mi sveglio e sto benissimo, per la prima volta in undici anni neppure un dolore all’addome. Rinuncio a tutte le liste FIVET perché ne ho passate troppe... e nel 2003 rimango naturalmente incinta di una splendida bimba che ha adesso 6 anni e mezzo!
Una lunga tregua fino al 2008, poi ricominciano i dolori, adenomiosi su quasi tutto l’utero. A Verona faccio controlli approfonditi ogni anno. E proprio qualche giorno fa mi è stata inserito una spirale al levonorgestrel, una nuova terapia contraccettiva per attenuare flusso e dolori sino alla menopausa vera e propria, evitando così per ora l’isterectomia.
Sembra una storia di dolore, invece per me è una storia fortunata soprattutto grazie all’incontro con un medico non solo professionalmente eccellente ma umanamente esemplare, e a chi soffre serve anche quello... Auguri a tutte!

Angela B.

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Parole chiave:
Chirurgia ginecologica - Dolore cronico - Endometriosi - Fecondazione assistita - Ginecologia - Menopausa temporanea terapeutica - Spirale al levonorgestrel

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