Fondazione Alessandra Graziottin onlus - per la cura del dolore nella donna Fondazione Alessandra Graziottin
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23/04/2010

Una storia di sofferenza e frustrazione




Buongiorno, la mia storia è una dimostrazione di come la natura sia imprevedibile, e di quanto forti noi donne dobbiamo essere in certe occasioni. Ho 42 anni, e sei anni fa ho dovuto affrontare la mia prima prova impegnativa. Avevo da tempo mestruazioni molto dolorose e una grande difficoltà ad avere rapporti sessuali. Dopo alcuni tentativi infruttuosi di terapia, il ginecologo mi ha diagnosticato un’endometriosi al quarto stadio e mi ha consigliato di farmi operare. Durante l’intervento, avvenuto in laparotomia, mi sono state praticate la resezione di un ovaio, la lisi delle aderenze e l’asportazione di due cisti di 7 centimetri ciascuna. Dopo 3 mesi di leuprorelina acetato e 6 di pillola mi sembrava di stare molto meglio, e così ho deciso di sospendere tutte le terapie. Ben presto, però, ho scoperto di avere una nuova cisti nell’ovaio “buono” e mi sono resa conto di avere abbassato la guardia troppo presto... Una certezza tristemente confermata, come vedrete, da quanto è avvenuto in seguito.
Nel 2007, un’altra tegola, di quelle belle pesanti: dopo vent’anni di rapporto, il mio compagno mi lascia per una ragazza più giovane, con la scusa che secondo lui ormai sono sterile. Vi lascio immaginare il dolore e l’umiliazione... Ma ho superato anche questo momento, chiamando a raccolta tutte le mie forze e appoggiandomi alle amiche più care.
Passa un anno, e nel 2008 mi viene una trombosi retinica, a causa di un’ipertensione non diagnosticata e quindi non curata. La causa di tutto ciò sembra dovuta a un malfunzionamento della tiroide, ma quando faccio gli accertamenti la diagnosi è ancora più brutta di quanto temessi: carcinoma papillare tiroideo. Mi operano d’urgenza, con asportazione totale della ghiandola. Ad aprile 2009 faccio la terapia radiometabolica, che ha su di me effetti collaterali piuttosto pesanti.
Tutto sembra cambiare qualche mese fa, quando con incredibile gioia scopro di essere incinta. Ma è una gioia destinata a durare poco... La persona con cui ho avuto la relazione va fuori di testa, invece di aiutarmi mi maltratta, e ha paura che il feto possa avere problemi a causa delle tante terapie, della mia età ormai non più verdissima, e delle complicanze legate all’endometriosi non più curata. Trascorro settimane difficili, soprattutto per i dolori causati dalle aderenze: poi, viste le circostanze, decido tutto da sola e mi sottopongo all’interruzione volontaria di gravidanza. Il reperto post-operatorio conferma le paure del mio partner (che nel frattempo si è defilato): avevo un polipo grosso come una noce, l’embrione era cosparso di puntini neri e la placenta appariva già intaccata dalle placche endometriosiche.
A distanza di diverse settimane dall’aborto ho ancora crampi e dolori alla pancia, ma non sono pentita. Un figlio ha diritto a nascere sano, e ad avere una madre sana e serena: questo è il mio concetto di responsabilità. Adesso devo ricominciare tutto daccapo, devo trovare un senso a quanto mi è accaduto e cercare di superare il dolore, la frustrazione e il senso di solitudine. Ma so ce la farò anche questa volta. Grazie per avermi dato la possibilità di raccontare la mia storia.
Giada B.

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Parole chiave:
Abbandono - Chirurgia ginecologica - Chirurgia oncologica - Dismenorrea (dolore mestruale) - Dispareunia - Endometriosi - Ginecologia - Interruzione volontaria di gravidanza (IVG) - Responsabilità

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