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Nulla due volte: la bellezza incessante del divenire

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Nulla due volte: la bellezza incessante del divenire
21/07/2021

Tratto da: Wisława Szymborska, Nulla due volte
In: La gioia di scrivere – Tutte le poesie 1945-2009, Adelphi, 2009

Guida alla lettura

Se dovessimo trovare tre parole per riassumere il senso di questa lirica di Wisława Szymborska, forse sceglieremmo «meraviglia», «incertezza» e «curiosità». Nulla accade due volte nello stesso modo, nello stesso tempo, alle stesse persone: e nei versi rapidi della poetessa polacca questa verità si declina sul piano dell’esistenza, del cosmo, dell’amore, delle parole, persino delle gocce d’acqua. Una mutevolezza che ricorda gli asciutti aforismi di Eraclito, il filosofo greco vissuto fra il VI e il V secolo avanti Cristo: «Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va» (Frammento 91, Diels-Kranz).
Per Wisława anche il passare del tempo, che associandosi all’idea della morte si pone alla base delle nostre inquietudini più profonde, è una certezza e, al tempo stesso, una “bellezza”: perché solo attraverso il superamento di quello che è possiamo aprirci all’attesa di quello che sarà.
Scopriamo così, a poco a poco, il messaggio di questa singolare poesia: se nulla ritorna, se a nulla è dato di ripetersi, allora abbiamo nelle nostre mani la straordinaria responsabilità di vivere. Una responsabilità che, prima di tradursi in inevitabili doveri, è innanzitutto invito ad ascoltarci in profondità, a diventare ciò che siamo, perché quei giorni unici, che non ritorneranno più, siano un cammino verso un orizzonte vero e desiderato, che dia senso a ciò che, nell’infinita vertigine del divenire, senso a volte sembra non avere.
Ecco dunque la meraviglia: verso un mondo che non cessa di stupire; l’incertezza: perché nulla esiste una volta per tutte; la curiosità: perché ci può sempre essere un “altro” e un “oltre” verso cui tendere con tenacia e passione. In questo modo anche il dolore perderà la sua pericolosa tendenza a occupare tutto lo spazio del nostro essere e dei nostri pensieri: ridiventerà qualcosa che viene e che passa, e che soprattutto non ci può distogliere dalla meta ultima del nostro cammino.
Nulla due volte accade
né accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.

Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.

Oggi che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos’è?
Forse pietra, o forse fiore?

Perché tu, ora malvagia,
dài paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e qui sta la bellezza.

Cercheremo un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.

Biografia

Wisława Szymborska nasce a Bnin, attualmente parte di Kornik, nei pressi di Poznan, il 2 luglio 1923. Fra il 1941 e il 1943 lavora come impiegata alle ferrovie per evitare la deportazione in Germania. Comincia a scrivere le prime poesie. La seconda guerra mondiale segna la vita della giovane poetessa, costretta a studiare clandestinamente.
Nel 1945 si iscrive alla facoltà di Letteratura presso l’Università Jagellonica di Cracovia, passando a successivamente a Sociologia, che abbandona dopo soli tre anni, motivando così la rinuncia: «Nel 1947 la sociologia diventò mortalmente noiosa, si doveva spiegare tutto con il marxismo. Ho lasciato l’università perché già da allora dovevo guadagnarmi da vivere».
Nel 1954 esce il volumetto di poesie “Domande poste a me stessa”. Compie un viaggio in Bulgaria nell’ambito di scambi culturali, che si rivela fonte di ispirazione.
Nello stesso anno riceve il Premio della Città di Cracovia. Intanto, ha la fortuna di incontrare il saggista e poeta Czesław Miłosz, futuro Premio Nobel per la letteratura nel 1980, che la coinvolge nella vita culturale della capitale polacca. Le sue liriche sono tradotte in molte lingue europee, ma anche in arabo, ebraico, giapponese e cinese. E alcune sue raccolte sono pubblicate in Germania e negli Stati Uniti. Pietro Marchesani, che ha curato l'Introduzione del libro (Adelphi) dal quale abbiamo estratto la poesia “Nulla due volte”, ha tradotto in italiano la maggior parte della sua opera poetica, la quale si è nutrita anche di un’intensa attività politica, sempre più forte negli anni Ottanta, durante i quali si impegna a favore del sindacato Solidarnosc di Lech Wałęsa.
Nel 1996 viene insignita del Premio Nobel per la Letteratura. La motivazione che accompagna il premio: «Per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d’umana realtà».
Nel 2001 diventa membro dell’American Academy of Arts and Letters. Nel 2002 esce “Attimo”, primo volume di poesie dopo il Nobel, che dà il titolo anche a una lirica. La sua prima raccolta di versi era uscita nel 1945, “Cerco la parola”. L’ultima raccolta, “Dwukropek” (Due punti), viene pubblicata in Polonia il 2 novembre 2005: uno strepitoso successo, oltre quarantamila copie vendute in meno di due mesi.
Dopo un lungo periodo di malattia, il 1º febbraio 2012 Szymborska muore nel sonno nella sua casa a Cracovia.
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