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13/01/2015

Una musica pensata per raccontare il dolore (Richard Strauss, Tod und Verklärung - Poema sinfonico Op. 24)




Richard Strauss
Tod und Verklärung - Poema sinfonico Op. 24
Symfonieorkest Vlaanderen; Jan Latham-Koenig, direttore


Dalle atmosfere tardo-barocche e quasi galanti della musica per i banchetti di Telemann, con la quale abbiamo salutato il 2014, eccoci a un capolavoro che apre il 2015 delle nostre strategie per stare meglio e che della cosiddetta “musica a programma” rappresenta uno dei vertici assoluti, condividendone ragioni estetiche e cifra stilistica. Dunque, buon anno con le sottigliezze armoniche e orchestrali del grande Richard Strauss: l’ultima volta che l’abbiamo incontrato è stato circa tre anni fa con il Quartetto per pianoforte Op. 13, incanto di cesello cameristico ed esplicita adesione giovanile al lirismo di un Brahms ormai maturo e affermato. Ora ritorniamo a Strauss su uno dei terreni più fecondi della sua produzione artistica, quello dei poemi sinfonici, ai quali deve tanta parte della sua gloria di compositore, convinto come era che la musica dovesse farsi voce della realtà storica, morale e filosofica, interprete di vicende umane personali, di immagini poetiche o naturali.
Nel 1888 inizia a scrivere questo “Tod und Verklärung“, cioè “Morte e Trasfigurazione”, con un programma che s’ispira a una tematica funebre ricorrente durante il Romanticismo tedesco. Le varie sezioni della partitura descrivono via via il malato in prossimità della morte, con uno struggente “Largo iniziale”; la battaglia tra la vita e la morte che non offre all’uomo alcuna tregua, tradotto in un “Allegro molto Agitato”; il moribondo che vede passare davanti agli occhi tutta la vita, espresso nell’indicazione dinamica di “Meno mosso”; e infine la trasfigurazione, in un tenue “Moderato” orchestrale. Suggestivo l’organico: 3 flauti, 2 oboi, corno inglese, 3 clarinetti, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, tuba, timpani, tam-tam, 2 arpe, e ovviamente gli archi. Una costruzione strumentale che, come in tutti i poemi sinfonici di Strauss, fa ampio ricorso alle sottigliezze timbriche e dinamiche per dispiegare le possibili sfumature e gli stati d’animo racchiusi nel programma che la musica intende narrare.
Può essere utile ricordare qui che cosa s’intende per “musica a programma”: una composizione pensata per descrivere una storia con mezzi puramente strumentali. Il più importante terreno di sviluppo della musica a programma, durante l’epoca romantica, fu senza dubbio il poema sinfonico. Per circoscrivere meglio questo genere vale la pena citare il musicologo Roger Scruton, che nella voce “Programme music” del suo New Grove Dictionary of Music and Musicians la definisce «musica di tipo narrativo o descrittivo; il termine è generalmente esteso a tutta quella musica che cerca di rappresentare concetti extramusicali senza ricorrere a testi cantati». Ne attribuisce l’invenzione a Franz Liszt e, utilizzando alcuni scritti del compositore, ne circoscrive l’applicabilità: «Nella musica a programma l’evoluzione interna dovrebbe essere determinata dallo sviluppo dei soli argomenti descritti dal programma: in altre parole, le trasformazioni tematiche, le riprese, le variazioni e tutto ciò che contiene un poema sinfonico avrebbe un corrispettivo nella parallela evoluzione degli argomenti programmatici. In tal senso, la musica a programma differisce nettamente dalla musica “assoluta”, nella quale i nessi e le relazioni tematiche dipendono solo ed esclusivamente da una logica propriamente musicale».
E’ certamente difficile distinguere in modo netto tra musica a programma e musica assoluta, anche perché non esiste pagina di Richard Strauss che non sia “assoluta”. Ma non c’è dubbio che questo poema sinfonico, scritto a 24 anni, nasca proprio da un “programma”: Tod und Verklärung descrive l’ultima notte di un malato, lievemente addormentato. Un sonno leggero, a tratti sereno, interrotto però bruscamente dal riacutizzarsi del male. In un momento in cui il dolore si attenua, l’infermo ripensa alle grandi svolte e aspirazioni della sua vita: avvicinandosi alla morte, l’uomo si rende conto che gli ideali per cui ha vissuto e combattuto giungeranno a compimento nella forma più splendida solo nello spazio eterno, dunque in una trasfigurazione che lo renderà compiutamente felice. Ed è lo stesso Strauss a spiegare il programma in una lettera del 1894 all’amico Friedrich von Hausegger: «Sei anni fa mi venne in mente l’idea di rappresentare musicalmente in un poema sinfonico i momenti che precedono la morte di un uomo, la cui vita fosse stata un continuo tendere ai supremi ideali». Il giorno della prima esecuzione il pubblico poté seguire l’argomento trattato attraverso una poesia di Alexander Ritter. Dunque, la parabola della malattia era in un certo senso condensata in una lirica, una qualsiasi, che faceva da canovaccio alle note: il testo, in altre parole, aiutava l’ascoltatore a ritrovare nelle pieghe della musica l’intera vicenda. E come ha scritto il musicologo Oreste Bossini in occasione di un concerto dell’Accademia di Santa Cecilia al Parco della Musica di Roma, «è facile seguire sulla partitura, con un occhio al programma poetico, la sequenza degli episodi: la debole pulsazione del battito cardiaco, il sogno di un antico sorriso, l’insorgere della crisi, la lotta contro la morte, il quietarsi del dolore, la visione dell’ideale trascendente».
Tutte idee musicali che si fanno ascoltare non tanto per la facilità melodica, quanto piuttosto per il gioco di specchi, di dettagli sonori, di sottolineature strumentali e dinamiche, sostenute dal tappeto degli archi nei quali s’inseriscono i fiati, i timpani, gli ottoni: dove quindi l’aspetto timbrico è essenziale nel provocare emozioni, e l’uso sapiente dell’orchestrazione s’incarica di volta in volta di aderire ai vari capitoli del programma. Tuttavia, non è che in questo Tod und Verklärung Strauss ci faccia mancare, forse proprio perché è una composizione giovanile, i suoi slanci lirici o la delicatezza di certe sue invenzioni cameristiche. Ma certamente prevalgono, come ha scritto Cesare Orselli nella bella biografia per l’editore Epos, «l’irresistibile voglia di far musica, la fantasiosa e libera organizzazione del materiale sonoro attraverso cui esprimere un prorompente vitalismo… I suoi poemi sinfonici mostrano fantasia ritmica, padronanza del mezzo orchestrale… La sua timbrica non ha forse la sottigliezza di Debussy, ma ha una vivacità e una sicurezza infallibili: Strauss sa sempre trovare, con un’inventiva piena di sorprese, il gesto musicale che raffigura o evoca non solo un evento naturale (vento, temporale, scalpitio di cavalli, sorgere del sole), ma è anche maestro nell’inventare frasi musicali che ci dicono lo slancio amoroso, traducono lo sberleffo o l’angoscia, illuminano la meditazione religiosa».
Uno spessore musicale, descrittivo dei sentimenti umani, che s’incendia di passioni anche in questo “Morte e Trasfigurazione”, seppure il programma non sia solare o naturalisticamente esplosivo come in un altro celebre poema sinfonico, “Eine Alpensinfonie”. Qui le immagini e le emozioni che hanno ispirato Strauss sono le ultime ore di un uomo che nell’agonia ripercorre il proprio passato, ricordi, passioni, sogni di gioventù, ideali, sino al momento in cui lo spirito abbandona il corpo. Non è un ascolto “carnale” come il nostro ultimo Telemann, dove l’armonizzazione, sinfonica e cameristica, è presente con tutta la forza, quasi scultorea, dello stile barocco e rococò. No, qui è tutto molto in filigrana, tenue, delicato, volutamente cerebrale. E nessuno più di chi condivide esperienze di malattia e debolezza, non immaginifiche ma reali, potrà valutare se e quanto qui la musica di Richard Strauss è aderente al programma da lui stesso immaginato; se e quanto le sue raffinate sfumature orchestrali accompagnano e interpretano un vissuto di sofferenza e dolore.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Richard Strauss
Tod und Verklärung - Gli Ultimi 4 Lieder
Gundula Janowitz, soprano; Berliner Philharmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Deustche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Richard Strauss
Metamorphosen, Tod und Verklärung
Berliner Philahrmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon,
disponibile anche su iTunes)

3) Richard Strauss
Sextet: Prelude to Capriccio
Mozart: Clarinet Quintet - Frank: Piano Quintet
Amadeus Quartet (BBC Legends, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Malattia - Memoria e ricordi - Musica a programma - Vita e morte

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