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13/12/2011

Quando la sinfonia è forza e vivacità (Franz Joseph Haydn, dalla Sinfonia n. 104 in re maggiore "London")




Franz Joseph Haydn
Andante, dalla Sinfonia n. 104 in re maggiore “London”
Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia; Antonio Pappano, direttore


Era con una Sinfonia scritta di getto nel 1791, la n. 93 in re maggiore, una delle ultime dodici, dette “Londinesi”, che avremmo voluto farvi incontrare la maestosità sonora e la fantasia inesauribile del compositore Franz Joseph Hadyn. L’ironia della sua scrittura, la vena umoristica dei colori orchestrali, la facilità di raccontare la malinconia di un momento e subito dopo, all’improvviso, l’esplosione della gioia musicale che guarisce e spazza via il pensiero triste. Una ventata di schiettezza e di vivacità dopo la vertigine bachiana della Ciaccona per violino solo: da uno strumento “senza accompagnamento” al magistero espressivo di Hadyn, figlio di un costruttore di carri, che il giorno della morte di Wolfgang Amadeus Mozart si trovava a Londra proprio per queste sinfonie. L’unico che, come ha scritto Bernard Paumgartner, «con la grandezza del suo spirito creativo avesse chiaramente visto brillare il genio immortale nella misera veste dell’amico diletto».
Attraverso la Sinfonia n. 93, sicuramente non tra le più popolari ed eseguite di Haydn, ma che come ha scritto Giacomo Manzoni «presenta tratti di freschezza e di festosità che ne fanno una partitura brillante», avremmo desiderato avvicinare per la prima volta in queste “Guide all’ascolto” il grande maestro del classicismo viennese, la cui importanza per l’evoluzione della musica strumentale è incalcolabile: per la lungimiranza nel dare sistemazione definitiva alla sinfonia e alla “forma sonata” che ne articola le varie parti, senza dimenticare il ruolo del compositore austriaco nel modellare in maniera risolutiva l’orchestra e nell’introdurre nel discorso sinfonico – in una metà Settecento nella quale imperavano ancora la Suite e il Concerto Grosso, essenzialmente monotematici – anche due distinte idee tematiche per ogni movimento, che s’intersecano e dialogano tra loro nello sviluppo dei quattro episodi della sinfonia classica.
Ecco perché è così importante Haydn nella storia della musica. Non soltanto per l’arricchimento strumentale e tematico, ma soprattutto per la crescita di potenzialità espressive, così evidente proprio nella “93”, con l’esplosione melodica irresistibile dell’Allegro assai, davvero trascinante, punteggiata qui e là da oboi e fagotti, dopo l’introduzione calma e solenne dell’Adagio iniziale. Ma di questa sinfonia non abbiamo trovato su YouTube alcun documento video di qualità (esecutiva e di presa sonora). Vi rimandiamo all’integrale delle “Londinesi” registrate tra il 1976 e il 1982 dal direttore Sir Colin Davis, con il Royal Concertgebouw di Amsterdam, tra le quali ovviamente risplende la “93”.
Allora abbiamo ripiegato (si fa per dire) su un concerto del nostro Antonio Pappano, registrato all’Auditorium Parco della Musica di Roma a giugno di quest’anno. Dicevamo “ripiegato” perché qui si tratta comunque della Sinfonia n. 104, che a nostro giudizio non ha né la spontaneità e l’immediatezza strumentale, né il brio e la verve tematica della “93”, ma che per i musicologi rappresenta comunque la vetta creativa di Haydn, dove la maestria compositiva e il rigore formale si sposano con una volontà espressiva che non incontra “vuoti” nell’ispirazione né mancanze di “ossigeno” nella fantasia melodica.
Possiamo cominciare a godere di questa Sinfonia n. 104 sin dall’Adagio iniziale, introdotto da un possente accordo all’unisono, in “fortissimo”, che all’epoca colpì il pubblico di Londra per l’originalità del materiale sonoro, esibito con disinvoltura, e dove spicca subito l’orchestrazione, rivelatrice della passione di Haydn per i colori, per gli impasti sfarzosi, scintillanti. Il colpo di scena è seguito da sedici battute lente: un tema semplice, quasi elegiaco che, come scrivevamo all’inizio, per un po’ regala un tono addirittura tragico, di tensione, di attesa. Poi si scioglie in un Allegro moderato – lo sentirete su disco o cercando la prima parte di questa Sinfonia su YouTube – che vi conquista la mente come si conquista una vetta, rilasciando una scarica di adrenalina tonificante, sino a un breve ma intenso fraseggio cantabile che libera da ogni affanno.
Tuttavia, noi abbiamo scelto l’Andante come video per presentarvi la Sinfonia. C’è un motivo: ha la forma del tema con variazioni. Le percepite con nettezza, si arricchiscono via via con la tavolozza orchestrale e sono molto seducenti. E poi, come scriveva Sergio Sablich in occasione di un’esecuzione dei Wiener Philharmoniker diretti da Pierre Boulez per l’Accademia di Santa Cecilia, qui «l’invenzione melodica ha snodi piuttosto insoliti, quasi esitanti e interrogativi, ed è sorretta da un ritmo di danza altrettanto rallentato e indeciso, quasi malinconico. Nella variazione in minore lo stato d’animo tende a divenire addirittura doloroso, fino a momenti laceranti sotto il profilo armonico: la malinconia si trasforma in drammaticità acutissima, tra tempestose asprezze e dolcissimi scioglimenti».
Com’è stato notato dalla musicologia, qui si ha la sensazione della perfezione raggiunta da Haydn, della raffinatezza del motivo tematico (parecchio mozartiano: la composizione della “104” è del 1795, tre anni dopo la scomparsa dell’amico Amadeus, al quale sopravvisse di ben 17 anni, nell’opulenza e nella gloria, mentre Mozart morì di stenti e in miseria) e della maestria dell’orchestrazione maturata negli anni. Tanto che non avvertiamo alcuna pulsione verso alternative nella struttura dinamica (un po’ come quando si sente il Bach interpretato da Gould): non vorremmo che questa Sinfonia fosse in altro modo che così, che avesse snodi tematici diversi da quelli che sentiamo arrivare al nostro cuore.
Il nostro consiglio è di ascoltare questa pagina con attenzione e senza fretta. Perché è un punto di non ritorno dello stile sinfonico. Nulla, dopo, sarebbe stato più come prima. Arrivato a Londra nel 1790, quasi sessantenne, in cinque anni di lavoro nella capitale inglese Haydn raggiunge la maturità e il successo presso le corti europee. Le “Londinesi”, e l’ultima, la “104”, lo proiettano verso il futuro rivoluzionario che attende la musica nell’Ottocento. Dopo l’eredità lasciata dalle ultime sinfonie di Mozart – la celeberrima “40” in sol minore, Kv 550, e la “41”, la Jupiter – Haydn lascia il timone a Beethoven, che era appena giunto a Vienna. E che porterà la sinfonia verso territori allora inimmaginabili.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Franz Joseph Haydn
The London Symphonies
Royal Concertgebouw Orchestra, Amsterdam; Sir Colin Davis, direttore (Philips Classics, disponibile anche su iTunes)

2) Franz Joseph Haydn
Symphonies (1764-1765) Vol. 4
The Academy of Ancient Music; Christopher Hogwood, direttore (L’Oiseau-Lyre Decca, disponibile anche su iTunes)

3) Franz Joseph Haydn
Leonard Bernstein conducts Haydn
Leonard Bernstein, direttore (Sony Music, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Dolore - Forme musicali - Malinconia - Musica - Serenità

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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