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31/12/2013

La felicità in un giro di valzer imperiale (Johann Strauss II, An der schönen blauen Donau)




Johann Strauss (figlio)
An der schönen blauen Donau (Sul bel Danubio blu)
Wiener Philharmoniker; Franz Welser Most, direttore


Diciamo la verità, non ascoltiamo quasi mai queste note. Le conosciamo a memoria, a partire dal tremolo iniziale dei violini e dalle prime battute del corno. Fanno un po’ parte del nostro DNA culturale, insieme con la nostalgia per quel magnifico istrione che fu il loro direttore più applaudito, Willy Boscovsky, la bacchetta viennese più celebre al mondo, sul podio viennese dei Wiener Philharmoniker, nella sala dorata del Musikverein. Ma è raro che si cerchi questo disco per metterlo su in un giorno qualsiasi. Non lo sentiremmo mai, per dire, ad agosto, durante le vacanze, al posto di un Concerto per pianoforte di Mozart o di una Ballata di Chopin, musiche senza stagioni. “Sul Bel Danubio Blu” (An der schönen blauen Donau) si ascolta il 1° gennaio, al Concerto di Capodanno. E’ il simbolo, il sigillo, di un anno che termina e del nuovo che inizia. Fine. Eppure, poche pagine nella storia della musica hanno marcato in modo così netto l’identità di un popolo, di una nazione, cioè l’Austria imperiale di Francesco Giuseppe e della bella Sissi. E soltanto se le ascoltiamo così, come nel video di YouTube (che abbiamo scelto per la qualità delle immagini e la fresca lettura del direttore d’orchestra Franz Welser Most), riusciamo a cogliere tutta la potenza immaginifica, le campate melodiche, il senso profondo di valzer che ha questa partitura. E a capire, sino in fondo, che cosa ha davvero fatto Johann Strauss figlio: ha fatto danzare un impero.
Anche se, all’inizio, il valzer viennese era considerato una danza scabrosa, rasserenante ma diabolica. Molti erano scandalizzati: i ballerini danzavano abbracciati. Tuttavia, fu più forte la musica delle convenzioni e il valzer iniziò a imporsi con il Congresso di Vienna, tra il 1814 e il 1815, quando i potenti si riunirono per discutere i nuovi confini d’Europa dopo la sconfitta di Napoleone: circa centomila ospiti da quasi duecento governi, ducati e principati affollarono Vienna. Fu allora che il valzer ebbe il primo trionfo: «Il congresso balla», scrivevano i giornali dell’epoca quando i capi di Sato non riuscivano a proseguire nelle trattative. Ma è con le musiche di Johann Strauss che il valzer viennese divenne una moda che conquistò tutti: scrisse 200 valzer, 140 polke, 50 marce, 18 operette, un’opera e un balletto. Già suo padre, anche lui di nome Johann, era stato applaudito come compositore: è sua, per esempio, la celeberrima “Radetzky-Marsch” (Marcia di Radetzky) in onore del feldmaresciallo Josef Radetzky. Anche se tra padre e figlio non correva buon sangue: e durante i moti rivoluzionari del 1848 il contrasto tra padre ed erede esplose, quando il giovane Johann Strauss diresse a Vienna, pubblicamente, l’inno nazionale francese, la Marsigliese, allora severamente vietato in Austria. Fu arrestato e ostacolato nella carriera nei palazzi asburgici: la sua domanda di diventare direttore dei balli di corte fu respinta due volte. Il padre invece rimase fedele alla monarchia ed è per questo che compose la Marcia per Radetzky. Tuttavia, dopo la morte del padre, nel 1849, Johann Strauss riuscì a unire, nonostante le resistenze politiche dell’aristocrazia, le due orchestre, perché ormai era il miglior compositore di valzer dell’epoca. Accadde infatti che il pubblico di Vienna fece propria la nuova musica, ne intuì la forza popolare, quasi da ballo di osteria, in un parallelo ideale con il tango che si diffuse tra le masse nelle “milonghe” fumose del porto di Buenos Aires. E nella capitale austriaca il valzer diventa un contrappeso ideale del minuetto, la danza pudica e compassata che per due secoli aveva fatto furore nelle corti. Il valzer diventa manifesto, fatto di costume, sfida sociale: si costruiscono sale da ballo, alla portata di tutte le tasche, che reggono il confronto con i saloni dei palazzi aristocratici, dove volteggiare sulle musiche degli Strauss. Questa famiglia di musicisti (in tutto erano quattro, perché Johann figlio aveva due fratelli, Joseph e Eduard, anche loro compositori) porta il valzer alle folle e il loro stile diventa sinonimo di gioia di vivere.
Dunque, per una volta, appena ascolterete l’attacco in “pianissimo” del “Bel Danubio Blu” che festeggia il 2014, non pensate a questa pagina come a una colonna sonora del tripudio viennese per il nuovo anno. Non è per questo che Johann Strauss figlio scriveva, ma per accompagnare le vicende dell’impero in cui era nato, gli avvenimenti politici, soprattutto i matrimoni (nulla di più “politico” in quei tempi), come in occasione del ballo all’Opera Reale per le nozze della figlia maggiore dell’imperatore Francesco Giuseppe, Gisella, con il principe Leopoldo di Baviera, occasione nella quale Johann Strauss diresse l’orchestra del teatro, eseguendo per la prima volta il valzer “Wiener Blut” (Sangue Viennese). Immaginate un’intera civiltà che ha attraversato le vicende del Vecchio Continente per oltre un secolo: avrete una percezione diversa di queste note, una prospettiva storica, e non avrà più così importanza in che periodo o mese siete, ma vedrete le carrozze sfilare sul Ring di Vienna (l’anello che circonda la città), la gente entrare nei caffè di Kärntner Straße, le guardie a cavallo nella HofBurg, il centro del potere austriaco con il Castello di Schönbrunn. E vedrete un impero che – proprio mentre gli Strauss (padre e figlio) mettevano in musica sotto forma di polke, marce e valzer il culmine dei suoi fasti e della sua nobiltà e autorità politico-militare – scivolava inesorabile verso l’epilogo e il colpo di pistola che il 28 giugno 1914, a Sarajevo, con l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede designato al trono, avrebbe segnato l’inizio della prima guerra mondiale.
Ma soprattutto, quando ascoltate questo valzer, e in genere tutta la musica degli Strauss, gustatevi l’intenso benessere che comunica, un senso vivo di energia danzante, di leggerezza, di gusto per la vita, di capacità di sognare, qualità che già nei giorni dell’Austria imperiale, prima che questa pagina diventasse uno dei pezzi di musica classica più famosi di ogni tempo, allietava e riempiva di serenità i viennesi. Tanto che considerare queste partiture un po’ di “serie B” rispetto ai grandi capolavori della musica tedesca (e austriaca in senso mozartiano) è uno dei luoghi comuni in cui cadono molti appassionati. Pensate che il sommo Brahms, un genio assoluto, di fronte al successo pazzesco e immediato (anche per i diritti d’autore) di Strauss figlio, confidò ai suoi: «La mia Quarta sinfonia in cambio del suo Bel Danubio Blu». Perché quando senti questo valzer i piedi si muovono da soli, il senso del ritmo è contagioso. E’ ovvio che Brahms sapeva benissimo di aver scritto musiche più alte e profonde, ma non aveva timore di ammettere che il senso di felicità di Johann Strauss, amico e ammiratore, era superiore al suo. E ci rideva sopra, al punto che sotto alcune note del valzer un giorno appose la sua firma scrivendo: «Sfortunatamente, non di Johannes Brahms!».
Buon ascolto. E buon Anno!

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Per approfondire l'ascolto

1) Les Strauss à Vienne (Johann Strauss padre, Johann Strauss figlio, Joseph e Eduard Strauss)
Wiener Johann Strauss Orchester Berlin; Willy Boskovsky, direttore (Emi, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Carlos Kleiber conducts Johann Strauss
Wiener Philharmoniker; Carlos Kleiber, direttore (Sony Classical, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) New Year’s Concert 2014 (Neujahrskonzert)
Wiener Phlharmoniker; Daniel Barenboim, direttore
Disponibile dai giorni successivi al 1° gennaio 2014 nei negozi, su iTunes e su Google Play Music

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Parole chiave:
Danza - Felicità - Musica - Valzer viennese

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