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28/11/2017

Fra struggenti slanci melodici profondamente russi (Nikolaj Mjaskovskij, Concerto per violoncello Op. 66)




Nikolaj Mjaskovskij
Concerto per violoncello Op. 66
Natalia Gutman, violoncello; Orchestra di Stato dell’Unione Sovietica; Evgeny Svetlanov, direttore


La Konzerthaus di Berlino rende omaggio al violoncellista e conduttore Mstislav Rostropovich, in un incrocio di date e anniversari che non potevano non richiamare l’attenzione di chi ama la musica d’arte. Sono i dieci anni dalla morte di “Slava”, scomparso a 80 anni nel 2007. E sono 90 anni dalla nascita, nel 1927, a Baku, Azerbaijan, una delle più antiche città d’Oriente. Nel 2027 saranno i cent’anni di uno dei più grandi artisti del Novecento, non soltanto maestro di violoncello, direttore d’orchestra raffinato, simbolo musicale perenne della caduta del Muro di Berlino, ma anche amico di personale di compositori come Šostakovič, Britten, Prokof'ev, Penderecki, Lutosławski, Bernstein, Boulez, molti dei quali hanno composto pagine per lui, il più grande onore che possa essere riservato a un interprete.
«Ci inchiniamo con concerti, documentari, mostre», hanno fatto eco alla Konzerthaus studenti e colleghi, tra i quali la violoncellista argentina Sol Gabetta, David Geringas, Mischa Maisky. Per l’occasione, essendo ormai tutti parte della civiltà digitale, non poteva mancare una playlist sul violoncello per rendere omaggio a Rostropovich. Il quale nacque diverse settimane dopo la previsione dei medici. E quando, durante l’adolescenza, chiese alla madre, la pianista Sofia Nikolaevna, perché mai non gli avesse dato una faccia più bella con tutto quel tempo in più di attesa, lei rispose: «Stavo lavorando sulle tue mani».
Avevano dita lunghe e sottili. Lo abbiamo incontrato una volta in una camera d’albergo affacciata su piazza Duomo, a Milano, prima di un concerto alla Scala, e le sue mani accarezzavano il violoncello come una cosa sacra, come se la sua persona fosse assai meno importante di quello Stradivari Duport del 1711 e della partitura delle Suite bachiane appoggiate sul letto per gli esercizi giornalieri. Sono ovviamente le Suite per violoncello di Johann Sebastian Bach l’ossatura centrale della playlist per festeggiare i 90 anni di “Slava”, in particolare i sei movimenti della Suite No. 2 in re minore. E poi, tra gli altri, la Sonata di Prokof'ev, il Concerto di Dvorak, e quelli di Schumann, Brahms, Debussy, Tchaikovsky.
Ma c’è una “chicca” praticamente fuori da tutti i più tradizionali percorsi concertistici che impreziosisce la selezione e che lascia commossi per tanta bellezza, profondità di canto, lirismo del pensiero musicale, in un dialogo tra il violoncello e la strumentazione orchestrale capace di alleggerire ogni nostra tensione e malessere, riempiendoci di suoni, nostalgia, forza impetuosa, calore e colori. E’ il Concerto per violoncello Op. 66 di Nikolaj Mjaskovskij, un compositore sovietico conosciuto quasi solo dai violoncellisti, ma autore di questa pagina piena di spezie musicali, di pensieri che vagano sul pentagramma, di struggenti slanci melodici profondamente russi. Tanto per cambiare, ancora un compositore amico di Rostropovich, che ha scritto per lui, che gli ha lasciato in dedica anche una Sonata per violoncello e pianoforte, la seconda, un incanto da non perdere, più intima nella sua architettura cameristica, ma ugualmente contraddistinta, come il Concerto, da un’atmosfera di lirismo venato di mistero e malinconia. Il Concerto Op. 66 ha le stesse suggestioni, i medesimi sentieri melodici, ma è più potente, dinamico, inebriante dal punto di vista del coinvolgimento dei sensi timbrici, con un impiego dei fiati che non sono per nulla di contorno ma coprotagonisti della scena.
Al primo movimento (Lento ma non troppo - Andante - Tempo I) segue senza soluzione di continuità la seconda parte (Allegro vivace - Più marcato - Meno mosso - Tempo II). Va detto che il clima orchestrale, a tratti cupo e umbratile, sembra riverberare l’oppressione anche culturale di quegli anni in Urss, dove Nikolaj Mjaskovskij, ma anche l’allievo Dmitrij Šostakovič e l’amico e collega Sergej Prokof'ev, venivano accusati di produrre un’arte decadentista, non ispirata ai valori della rivoluzione sovietica. Mjaskovskij tira dritto davanti alle autorità e nel 1945 scrive questo Concerto per violoncello, dopo quello per violino del 1938, che all’inizio – fuggendo ogni trionfalismo patriottico e politico – si mostra quieto, carezzevole, con un motivo nobilmente elegiaco che emerge dal tappeto sonoro degli archi.
E da questa ambientazione sonora emerge proprio da violini, viole, violoncelli e contrabbassi una “melopea”, cioè una melodia lenta, solenne, simile ai canti liturgici, su un registro scuro, perfettamente aderente alle nostre sensazioni più ombrose, dolorose e schive, ripreso dal violoncello solista. Poi il clima scuro schiarisce, come i raggi che bucano le nuvole, sino alla comparsa di un altro bellissimo tema orchestrale, liricamente appassionato, che fa penetrare la luce inondando di sole (e di speranza) la partitura, costruito con sapienza dalla maestria artigianale di Mjaskovskij quasi come una melodia infinita, che non risolve mai, il sogno di tanti compositori e la strada percorsa con veemenza già da Wagner, nel suo disegno di arte totale tra musica, teatro e voce.
Il web, tramite YouTube, è ovviamente generoso nel proporre il Concerto per violoncello di Mjaskovskij nell’interpretazione storica di Mtislav Rostropovich. Gli appassionati violoncellisti hanno fatto a gara per caricarlo. Tuttavia, si tratta soltanto di file audio su fotografie di Slava, momenti indimenticabili della sua carriera di interprete. Nessun video in presa diretta durante i concerti. Allora abbiamo “ripiegato” su una donna, la violoncellista russa Natalia Gutman, oggi 75enne, che ha studiato al Conservatorio di Mosca e si è perfezionata proprio con Rostropovich, qui in un recital del 1985, quando aveva 43 anni, accompagnata dall’Orchestra di Stato dell’Unione Sovietica. Un video raro che mette in luce la forza espressiva di una donna, la sua energia virtuosistica e spirituale, nel suonare il capolavoro di Nikolaj Mjaskovskij, morto 35 anni prima di questa esecuzione.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Nikolaj Mjaskovskij – Camille Saint-Saëns
Cello Concertos
Mtislav Rostropovich, violoncello; Philadelphia Orchestra; Sir Malcom Sargent, direttore (Warner Classics, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Cellist of the Century
Mtislav Rostropovich, violoncello – The complete Warner recordings (Warner Classics, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Johann Sebastian Bach
Suites per violoncello solo
Mtislav Rostropovich, violoncello (Warner Classics, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Dolore - Interpretazione musicale - Musica - Speranza - Strumenti musicali

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