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Terapie antalgiche della fibromialgia: evidenze poco robuste ed effetti clinici limitati

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Terapie antalgiche della fibromialgia: evidenze poco robuste ed effetti clinici limitati
22/09/2022

Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Commento a:
Mascarenhas RO, Souza MB, Oliveira MX, Lacerda AC, Mendonça VA, Henschke N, Oliveira VC.
Association of therapies with reduced pain and improved quality of life in patients with fibromyalgia: a systematic review and meta-analysis
JAMA Intern Med. 2021 Jan 1;181(1):104-112. doi: 10.1001/jamainternmed.2020.5651
Valutare l’efficacia antalgica delle terapie per la fibromialgia: è questo l’obiettivo della review di Rodrigo Oliveira Mascarenhas e collaboratori, del Dipartimento di Fisioterapia presso la Universidade Federal dos Vales do Jequitinhonha e Mucuri a Diamantina, Brasile. Al lavoro ha partecipato anche un ricercatore dell’Institute for Musculoskeletal Health presso la University of Sydney School of Public Health, Australia.
Lo studio è stato condotto su MedLine, Cochrane, Embase, AMED, PsycInfo e PEDro, senza restrizione di lingua o di data. L’analisi dei dati ha preso in considerazione trial clinici randomizzati o quasi-randomizzati dedicati alle terapie per la cura del dolore e il miglioramento della qualità di vita. Due revisori indipendenti hanno estratto i dati e stimato il rischio di bias utilizzando la PEDro Scale, graduata da zero a dieci. La qualità delle evidenze è stata invece valutata con il metodo GRADE (Grading of Recommendations Assessment).
Questi gli outcome utilizzati:
- intensità del dolore misurata su scala analogica visuale, scale numeriche e altri strumenti validati;
- qualità della vita misurata con il Fibromyalgia Impact Questionnaire.
Sono stati analizzati 224 trial per un totale di 29.962 pazienti. Si è registrata un’evidenza di elevata qualità a favore:
- della terapia cognitiva comportamentale (differenza media ponderata [WMD] -0.9; 95% CI, -1.4 / -0.3) per il controllo del dolore a breve termine;
- dei depressori del sistema nervoso centrale (come neurolettici, oppiacei, barbiturici e benzodiazepine) per il controllo del dolore (WMD -1.2; 95% CI, -1.6 / -0.8) e per il miglioramento della qualità di vita (WMD -8.7; 95% CI, -11.3 / -6.0) a medio termine;
- degli antidepressivi per il controllo del dolore a medio termine (WMD -0.5; 95% CI, -0.7 / -0.4) e per il miglioramento della qualità di vita a breve (WMD -6.8; 95% CI, -8.5 / -5.2) e medio termine (WMD -3.5; 95% CI, -4.5 / -2.5).
Tuttavia - ed è questo il punto centrale della discussione svolta dagli Autori – queste correlazioni hanno una modesta rilevanza clinica, perché i benefici non corrispondono mai a variazioni superiori a 2 punti su una scala del dolore da zero a dieci e 14 punti su una scala della qualità di vita da zero a cento. In altre parole, i benefici si osservano, ma sono di portata limitata.
Il secondo importante limite manifestato da quasi tutte le terapie prese in considerazione è l’assenza di evidenze a lungo termine.
In conclusione:
- la review indica che la maggior parte delle attuali terapie per la fibromialgia non è supportata da evidenze di elevata qualità;
- alcuni trattamenti possono ridurre il dolore e migliorare la qualità di vita nel medio termine ma, dal punto di vista clinico, l’effetto complessivo tende ad essere poco significativo.
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