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17/01/2020

Menopausa precoce: quando la vecchiaia arriva troppo presto


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Vi scrivo con un po’ di vergogna, perché mi rendo conto che il mio non è un problema “grave”. Sono sempre stata in salute e ora, a 41 anni, mi ritrovo delusa e demoralizzata. Tre anni fa ho iniziato a perdere i capelli (tanti, a oggi ho perso i due terzi della mia chioma). Tutti a minimizzare, ma io sentivo che qualcosa stava cambiando.
Mia madre e mia sorella sono andate in menopausa molto tardi. «Quindi di cosa ti preoccupi?», mi dicevano i vari specialisti – ginecologi, dermatologi – come se fossi una bimba viziata e lamentosa.
Intanto il mio ciclo si è dimezzato (due giorni di flusso scarso), il sonno è cambiato, la concentrazione è diventata volatile, l’intestino mi imbarazza con i suoi continui rumori e gonfiori. Il mio odore è diverso, il desiderio è mortificante. Io, che ero così spontanea e vivace, mi sento una vecchia.
Da due anni cerco di rimanere incinta. Ci siamo riusciti solo una volta, ma il sogno è durato solo sei settimane. Ora sono in lista d’attesa per la procreazione medicalmente assistita, dopo che i valori di ormone antimulleriano sono arrivati a 0.60 (inibina B 4.5).
Mi sento tradita dal mio corpo, mi rendo conto ora di quanto gli ormoni sostengono la vita di una donna. E’ tutto lì, fanno la differenza tra la giovinezza e la vecchiaia, perché così mi sento adesso. Non c’è più il sesso, quello bello, ma uno stagno emozionale. I miei capelli in due anni sono diventati bianchi, io che avevo una testa corvina. Ma più di tutto mi mancano il trasporto, la vitalità e il profumo della mia pelle. Mi sento cambiare, mentre spero che il centro di fecondazione assistita mi chiami.
Scusate lo sfogo, certe tappe me le aspettavo più graduali. Non sono pronta.

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Parole chiave:
Fertilità e infertilità - Menopausa precoce/anticipata spontanea - Sintomi menopausali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico