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Leggere: un’arte di ascolto e libertà

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Leggere: un’arte di ascolto e libertà
19/01/2022

Tratto da:
Enzo Bianchi, L’arte della lettura, La Repubblica, 10 gennaio 2022

Guida alla lettura

In questo articolo Enzo Bianchi propone alcune importanti riflessioni sul ruolo della lettura nella nostra vita: non solo un passatempo, non un obbligo imposto dalla scuola, ma una via indispensabile di umanizzazione, perché leggere significa fare silenzio, lasciar parlare il libro in un esercizio di ascolto e rispetto, «sentire battere il cuore del mondo», per non essere risucchiati nel vortice autistico dell’autoreferenzialità.
Umberto Eco affermava: «Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro». Immortali a ritroso nel tempo: l’immagine è potentissima, e dà l’esatta misura della ricchezza contenuta in un libro cercato e amato, consultato scegliendo liberamente i ritmi della lettura, le pause, i momenti in cui è opportuno ritornare su certe pagine per rigustare un concetto, stabilire una connessione, annotare una frase incisiva.
Enzo Bianchi aggiunge poi due fondamentali osservazioni relative all’oggi e al predominio apparentemente irreversibile della tecnologia. Leggere è una procedura semplicissima: basta aprire un libro e iniziare nel punto desiderato, niente batterie, aggiornamenti di software, cadute della connessione, esaurimento di giga; leggere, inoltre, è «affermazione della libertà», una resistenza attiva contro la dittatura dell’informazione istantanea e superficiale dei social media, contro le «ciance fatte per durare un giorno» (Giacomo Leopardi, Pensieri LIX).
Il potere della lettura di conferire senso e profondità alle nostre vite risalta con ancor maggiore forza, secondo Bianchi, sullo sfondo del fatto che viviamo in una società in cui «domina l’immagine». E qui ci soccorrono le acutissime e profetiche parole di Italo Calvino (“Esattezza”, in “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio”, prima edizione Garzanti 1988): «Viviamo sotto una pioggia ininterrotta d’immagini; i più potenti media non fanno che trasformare il mondo in immagini e moltiplicarlo attraverso una fantasmagoria di giochi di specchi: immagini che in gran parte sono prive della necessità interna che dovrebbe caratterizzare ogni immagine, come forma e come significato, come forza di imporsi all’attenzione, come ricchezza di significati possibili. Gran parte di questa nuvola d’immagini si dissolve immediatamente come i sogni che non lasciano traccia nella memoria; ma non si dissolve una sensazione d’estraneità e di disagio».
Un libro e le sue parole frantumano quegli specchi illusori, ci sottraggono al disagio di quelle immagini senza necessità, rispettano la nostra attenzione e la nostra memoria: ma nulla di tutto ciò si può verificare in pienezza se l’amore per la lettera non viene coltivato nelle famiglie e nelle scuole da genitori curiosi e insegnanti preparati. La sfida collettiva della cultura ci chiama ancora una volta a unire le forze della volontà e dell’impegno.

Il testo

Passato il clima brioso delle feste natalizie, delle vacanze sulle nostre montagne e delle passeggiate sulle rive del mare per assaporare il sole, siamo tornati alla quotidianità della vita segnata soprattutto dal lavoro.
La nuova ondata della pandemia ci chiede di restare il più possibile ritirati in casa, e il freddo pungente di gennaio non invita a uscire, soprattutto gli anziani. Diventa dunque apprezzabile restare in casa, magari accanto a un camino che con il suo crepitare ci tiene compagnia, e dedicarci alla lettura: infatti, se la si pratica come un’arte, la lettura è scuola di silenzio e di interiorità, leggendo si tace e si fa parlare il libro, ma si impara anche il rispetto, l’attenzione e l’ascolto.
La lettura, di fatto, è una conversazione con chi è assente e può essere lontano mille miglia nel tempo e nello spazio. Ma soprattutto è un dialogo con chi ha avuto una vita più creativa della nostra: è accoglienza della parola di un altro e sua interpretazione nella propria intimità. Agostino di Ippona paragonava la lettura a uno specchio che rivela il lettore a se stesso, e Gregorio Magno asseriva che lo “sta scritto” cresce con chi lo legge. Marcel Proust, al termine della sua monumentale opera “Alla ricerca del tempo perduto”, si premurava di avvertire che i suoi lettori sarebbero stati “lettori di se stessi”.
Soprattutto nella nostra società, nella quale domina l’immagine, leggere resta operazione di grande umanizzazione, sorprendente nella sua semplicità: non occorrono tecnologie complicate, né iniziazioni particolari perché è sufficiente prendere un libro, aprirlo quando si vuole, e leggere risuscitando lo “sta scritto”. In piena libertà posso poi chiudere il libro, o leggere pagine più avanti o tornare indietro… e posso pensare, meditare ciò che ho letto con il ritmo che decido io e del quale ho bisogno per comprendere le pagine scritte leggendole “dal di dentro”, intus legere. Per questo ho sentito il bisogno di arricchire il comando monastico esprimendolo con le parole: «Ora, lege et labora». Non basta pregare e lavorare, occorre leggere per sentire battere il cuore del mondo, per non cadere nell’abisso autistico, per tenere sempre in esercizio l’ascolto.
Chi non legge o legge pochissimo adduce come giustificazione la scarsità del tempo a disposizione, ma le scelte che operiamo nell’impiego del tempo sono rivelatrici di ciò che davvero per noi conta, è importante nella vita. Leggere è lotta contro l’alienazione al tempo, è affermazione della libertà, una resistenza alla dittatura dell’informazione istantanea dei digital social. Se il tempo ci manca, il libro ci aspetta nello scaffale, sul comodino, accanto alla poltrona, quasi un monito a trovare il tempo per la lettura, prendendo le distanze da ciò che ci distrae.
Sempre mi ha impressionato nella profezia di Ezechiele il racconto biblico secondo cui Dio chiede al profeta di mangiare il libro… Sì, mangiare il libro, che è più che leggerlo, è farlo diventare corpo e vita. Forse non a tutti è data questa manducazione del libro ma, almeno per molti, come scriveva Italo Calvino, «leggere vuol dire cogliere una voce che si fa sentire quando meno ci s’aspetta, una voce che viene non si sa da dove, da qualche parte al di là del libro, al di là dell’autore, al di là delle convenzioni della scrittura».
Beato chi legge, perché saprà anche ascoltare.

Biografia

Enzo Bianchi nasce a Castel Boglione, in provincia di Asti, il 3 marzo 1943. Dopo gli studi alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Torino, nel 1965 si reca a Bose, una frazione abbandonata del comune di Magnano sulla Serra di Ivrea, con l’intenzione di dare inizio a una comunità monastica. Raggiunto nel 1968 dai primi fratelli e sorelle, scrive la regola della comunità. E’ stato priore dalla fondazione del monastero sino al 25 gennaio 2017: gli è succeduto Luciano Manicardi.
E’ membro dell’Académie Internationale des Sciences Religieuses (Bruxelles) e dell’International Council of Christians and Jews (Londra).
Fin dall’inizio della sua esperienza monastica, Enzo Bianchi ha coniugato la vita di preghiera e di lavoro in monastero con un’intensa attività di predicazione e di studio e ricerca biblico-teologica che l’ha portato a tenere lezioni, conferenze e corsi in Italia e all’estero (Canada, Giappone, Indonesia, Hong Kong, Bangladesh, Repubblica Democratica del Congo ex-Zaire, Ruanda, Burundi, Etiopia, Algeria, Egitto, Libano, Israele, Portogallo, Spagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Germania, Ungheria, Romania, Grecia, Turchia), e a pubblicare un consistente numero di libri e di articoli su riviste specializzate, italiane ed estere (Collectanea Cisterciensia, Vie consacrée, La Vie Spirituelle, Cistercium, American Benedictine Review).
E’ opinionista e recensore per i quotidiani La Stampa e Avvenire, membro del comitato scientifico del mensile Luoghi dell’infinito, titolare di una rubrica fissa su Famiglia Cristiana, collaboratore e consulente per il programma “Uomini e profeti” di Radiotre. Fa inoltre parte della redazione della rivista teologica internazionale “Concilium” e della redazione della rivista biblica “Parola Spirito e Vita”, di cui è stato direttore fino al 2005.
Nel 2009 ha ricevuto il “Premio Cesare Pavese” e il “Premio Cesare Angelini” per il libro “Il pane di ieri”.
Ha partecipato come “esperto” nominato da Benedetto XVI ai Sinodi dei vescovi sulla “Parola di Dio” (ottobre 2008) e sulla “Nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana” (ottobre 2012).
Il 22 luglio 2014 papa Francesco lo ha nominato Consultore del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.
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