Irene C.
Questi microrganismi, UPEC in testa, imparano rapidamente a diventare resistenti agli antibiotici: ecco perché è indispensabile usare un approccio terapeutico diverso dall’escalation di antibiotici.
Dopo la menopausa, come nel suo caso e in assenza di controindicazioni, il primo aiuto è ridare alla vescica, alla vagina e a tutti i tessuti pelvici gli ormoni sessuali perduti, estrogeni e testosterone soprattutto, almeno a livello locale, vaginale. Questi ormoni aumentano la capacità del nostro sistema immunitario di resistere e di combattere i germi aggressori, e alla parete di uretra e vescica di difendersi molto meglio dall’UPEC.
Altrettando importante è una fisioterapia ben fatta, per rilassare i muscoli del pavimento pelvico contratti, che peggiorano la componente biomeccanica delle cistiti, da associare eventualmente, dopo valutazione e prescrizione medica, al diazepam vaginale (off-label), da inserire in vagina prima di cena, per avere i muscoli più rilassati in caso di rapporto prima di dormire.
La fitoterapia, in primis con destro mannosio e/o estratti di mirtillo rosso, aiuta molto.
I probiotici, come l’Escherichia Coli di Nissle (EcN), assunti per bocca, portano “truppe alleate”, perché combattono l’UPEC. Li vedremo in dettaglio prossimamente.
Nelle prossime uscite analizzeremo meglio l’UPEC, i fattori che predispongono alla cistite e alle recidive, e i fattori che ci proteggono.
Gli Escherichia coli sono tutti dannosi?
Ceppi comuni commensali
La maggior parte delle varietà di Escherichia coli vive nell’intestino crasso come batterio “commensale”: sono alleati di salute, perché aiutano la digestione e addirittura proteggono il microbioma intestinale da altri germi patogeni.
Ceppi patogeni intestinali
Sono spesso introdotti con alimenti contaminati, che causano diarrea e altre patologie intestinali. Sono classificati in base al meccanismo di azione. Tra questi sono inclusi gli Escherichia coli che causano la diarrea del viaggiatore, la diarrea infantile e la colite emorragica.
Ceppi patogeni extra-intestinali
Questi ceppi causano infezioni fuori dall'intestino: includono l’Escherichia coli uropatogeno, responsabile del 90% delle infezioni urinarie. L’UPEC è un ceppo particolare che nei millenni si è specializzato per attaccare la vescica, dove diventa molto pericoloso. Per questo è stato denominato “uropatogeno”.
L’intestino di ognuno di noi ospita un ceppo “dominante” di Escherichia coli e altri minoritari. Altri batteri che spesso attaccano la vescica sono l’Enterococcus faecalis e la Shighella.
Che cosa rende l'Escherichia coli uropatogeno così pericoloso per la vescica?
- appartenenza a gruppi più pericolosi (chiamati filogenetici B2 e D), associati a frequenti recidive e a maggiore virulenza;
- presenza di numerosi fattori di virulenza, fra cui: adesine che consentono all’UPEC di aderire alle cellule dell’urotelio, che rivestono la vescica, aggredirle e inserirsi al loro interno, per moltiplicarsi e danneggiarle, come veri terroristi, creando i biofilm patogeni endocellulari, la base più pericolosa per le recidive, che possono essere poi scatenate da rapporti sessuali, colpi di freddo o stipsi; tossine che li rendono capaci di causare maggiore danno e infiammazione ai tessuti dell’apparato urinario; geni associati alla capacità di restare vivi e attivi dentro le cellule, sino a formare i biofilm patogeni endocellulari;
- capacità di formare biofilm e di persistere come comunità batteriche intracellulari nell’urotelio vescicale, favorendo le recidive anche dopo la terapia antibiotica;
- elevata resistenza agli antibiotici, con frequente presenza di ceppi multiresistenti soprattutto nei microrganismi isolati da infezioni ricorrenti;
- ampia diversità genetica, con possibilità sia di recidive da cloni identici (“relapse”) sia di reinfezioni da ceppi differenti, spesso provenienti dal “reservoir” intestinale.
Importante: queste caratteristiche spiegano la capacità dell’UPEC di vanificare sia le difese immunitarie della donna sia la terapia antibiotica. Ecco perché occorre competenza e visione strategica dei fattori predisponenti, precipitanti e di mantenimento per prevenire le recidive delle cistiti e curare bene questa patologia insidiosa.
Quali fattori aumentano il rischio di cistiti ricorrenti?
- muscoli del pavimento pelvico contratti e/o retratti, per eccessiva contrazione del muscolo elevatore dell’ano, che circonda uretra, vagina e ano. Questo contribuisce alla causa biomeccanica delle cistiti: una fisioterapia competente e ben fatta è indispensabile per rilassare i muscoli contratti. Il diazepam vaginale su prescrizione medica off-label, per un breve periodo, rilassa i muscoli contratti e può potenziare gli effetti benefici della fisioterapia, migliorando anche l’efficacia della terapia medica;
- attività sessuale frequente: il rapporto sessuale è il principale fattore di rischio nelle donne in età fertile, specialmente se frequente o con nuovi partner, soprattutto se i muscoli del pavimento pelvico sono contratti. Spesso la donna prova anche dolore all’inizio della penetrazione (dispareunia introitale), che può associarsi a dolore del vestibolo (vestibolodinia) o dell’intera vulva (vulvodinia). Quando le cistiti sono ricorrenti, le donne hanno dolore ai rapporti e vestibolodinia nel 69.7% dei casi: la vasta maggioranza! Se i primi sintomi sono invece dolore vulvare e dolore ai rapporti, il 37.4% delle donne lamenta cistiti ricorrenti;
- menopausa e deficit estrogenico: nelle donne in post menopausa, la carenza di estrogeni altera il microbioma intestinale, vaginale e urinario e aumenta la vulnerabilità alle infezioni.
Quali altri fattori predisponenti dovrebbero essere considerati per curare meglio?
- Diabete mellito: il diabete e la familiarità per il diabete sono associati a un maggiore rischio di cistiti ricorrenti, perché l’aumento degli zuccheri nel sangue e nelle urine fa proliferare i germi patogeni, fra cui l’Escherichia coli uropatogeno.
- Storia personale di infezioni urinarie: un precedente episodio di cistite, soprattutto in giovane età, è fortemente associato a recidive, proprio a causa dei biofilm patogeni intracellulari di Escherichia coli uropatogeno e alla frequente contrazione dei muscoli del pavimento pelvico. Tale contrazione può essere peggiorata quando si eccede con: esercizi di Kegel, che insegnano a contrarre i muscoli del pavimento pelvico: utili se c’è ipotono, dopo i parti, ma insidiosi quando i muscoli hanno già un tono normale o iperattivo nella donna giovane e che non ha avuto parti per via vaginale; esercizi per i muscoli adduttori, per rinforzare l’interno cosce.
- Storia familiare di infezioni urinarie: una predisposizione genetica è suggerita dalla presenza di infezioni urinarie in familiari di primo grado.
- Storia personale di infezioni sessualmente trasmesse: queste patologie costituiscono fattori di rischio aggiuntivi, a causa della disbiosi associata.
- Alterazioni anatomiche o funzionali: cistoceli, incontinenza urinaria, residuo post-minzionale elevato e interventi chirurgici pelvici aumentano il rischio nelle donne anziane.
- Immuno-soppressione e comorbilità: anche questi fattori correlano con un maggior rischio di recidive.
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ATTENZIONE: Questi approfondimenti NON costituiscono indicazioni terapeutiche individuali. Hanno l’obiettivo di migliorare la cultura sulla salute in modo scientifico, così da ottimizzare il dialogo, rispettoso e costruttivo, con il medico di fiducia. Solo il medico ha titolo, ruolo e responsabilità per diagnosi e cura della singola persona.





