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Emergenza stupri: opinioni a confronto

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Emergenza stupri: opinioni a confronto

Emergenza stupri: opinioni a confronto

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Emergenza stupri: opinioni a confronto
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14/03/2009

Intervista alla Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

A cura di Umberto Martinengo, Radio SBS (Melbourne, Australia)

Sintesi dell'intervista e punti chiave

Violentata dal cognato, abbandonata dal marito (perché ormai ritenuta indegna di amore), uccisa dal fratello (per aver disonorato la famiglia). E’ uno degli episodi più foschi di violenza sessuale e omicida perpetrata sulle donne nel nostro Paese. Ma non l’unico: al punto che ormai, in molti settori della società civile, si parla di “emergenza stupri”. Un’emergenza che assume tre volti fondamentali: quello della violenza domestica, consumata fra le mura di casa; quello della violenza etnica, praticata dagli immigrati e volta ad affermare non solo una criminale aggressività sessuale, ma anche la conquista barbarica di un territorio; quello, infine, della violenza degli adolescenti, normalmente perpetrata in gruppo e da cui traspare una pressoché totale incapacità, da parte dei componenti del “branco”, di percepire la gravità dell’atto compiuto.
E’ corretto parlare di emergenza, o si tratta di una situazione dolorosamente attuale in tutte le epoche? Perché, in Italia, solo il 4-7% delle donne denuncia la violenza subìta? Quali sono le caratteristiche degli stupri etnici e di quelli compiuti dagli adolescenti? E’ vero che in Italia stiamo assistendo a una vera e propria deriva etica, in cui si è perso il senso del limite, dell’empatia e della responsabilità? E’ ancora accettabile una giustizia lenta e inefficiente come quella italiana, che finisce per garantire solo le ragioni di Caino, e mai quelle di Abele? Ed è tollerabile che un giudice definisca “normale” il comportamento violento, e un altro consideri la legittima difesa della vittima come un’attenuante a favore dell’imputato stupratore e omicida? Quali sono, in questo contesto, le responsabilità delle famiglie, della scuola e delle altre strutture educative? Come valutare la vicenda del giornalista afgano Pervez Kambash, condannato alla pena di morte, poi commutata in vent’anni di carcere, per aver affermato che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini?

Dibattito trasmesso il 7 marzo 2009 da “Lo Scandaglio”, programma di Radio SBS (Melbourne, Australia), prodotto e presentato da Umberto Martinengo. Executive producer: Manuela Caluzzi.

Partecipanti:

- Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano, e professore a. c. presso la Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’Università degli Studi di Firenze;
- Pia Locatelli, europarlamentare, lista Uniti nell’Ulivo, membro della Commissione “Diritti della donna e uguaglianza di genere”, presidente della “Internazionale socialista donne”;
- Elisabetta Galeotti, professore ordinario di Filosofia Politica, Università del Piemonte Orientale;
- Cristina Cattafesta, presidente del Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane (CISDA);
- Yakub Kambash, giornalista afghano.

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