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Vulvodinia: dopo l’inferno, il paradiso

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28/02/2020

Le vostre lettere alla nostra redazione

Ho 57 anni. La mia storia risale a dieci anni fa quando, a seguito di una vestibolite non riconosciuta, sono finita nel tunnel della vulvodinia. I sintomi erano diversi: forte bruciore, insensibilità e formicolio. Ho incominciato a consultare numerosi ginecologi e a richiedere diverse visite al pronto soccorso, ma nessuno è mai stato in grado di capire che problema avevo. Presa dalla disperazione, ho iniziato a navigare in Internet e, dopo aver letto le testimonianze di altre donne, mi sono rivolta a un dermatologo che ha finalmente formulato la diagnosi di vulvodinia.
Ho preso contatto con un altro ginecologo che mi ha prescritto un farmaco con cui sono riuscita a trovare un po’ di sollievo; ma purtroppo la malattia non è scomparsa e sul mio viso era ancora ben visibile lo stato di angoscia e di sofferenza che mi accompagnava ormai da tanto tempo. A causa del dolore continuo, anche i rapporti intimi erano un ricordo. Per fortuna, mio marito mi è sempre stato molto vicino, mi ha appoggiato e aiutato, soprattutto nei momenti più difficili. Le mie giornate erano scandite da quel persistente dolore che m’impediva di vivere appieno la mia vita.
Un giorno, dopo aver visto la professoressa Graziottin in un programma televisivo, mi sono decisa: dovevo fare qualcosa per me stessa, ed ero convinta che lei sarebbe riuscita ad aiutarmi. E’ stato proprio così! Dopo sei mesi di cure ho riscontrato un notevole miglioramento. Posso dire di aver riscoperto la serenità. La terapia include farmaci e integratori, tutti somministrati sotto uno stretto controllo e in maniera personalizzata. Durante questo periodo non mi sono mai ritrovata da sola: la professoressa fissa controlli bimestrali durante i quali la terapia è rivista costantemente.
Consiglio vivamente a tutte le donne che si trovano nella mia stessa condizione di non rassegnarsi e non abbattersi di fronte a questa malattia, perché la soluzione esiste: la professoressa Graziottin non è una meta irraggiungibile!
Grazie, professoressa, averla incontrata è stato un miracolo.
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