Attualmente, la gestione clinica è complessa a causa di una fisiopatologia eterogenea che include disfunzioni immunitarie, attivazione dei mastociti, difetti della barriera epiteliale urinaria e anomalie autoimmuni. Nei casi più gravi, l’assenza di terapie risolutive può condurre a complicazioni irreversibili come la contrattura vescicale o l’idronefrosi, rendendo talvolta necessari interventi radicali di cistectomia.
Attraverso tecniche avanzate di sequenziamento proteomico (TMT) e RNA sequencing a singola cellula (scRNA-seq) su modelli murini di cistite autoimmune sperimentale (EAC) e campioni clinici umani, un team di ricercatori dell’Università Guangdong di Zhanjiang (Cina) ha identificato la proteina S100A9 come il mediatore pro-infiammatorio più critico.
Lo studio ha infatti rivelato che S100A9 è massicciamente espressa nella mucosa e nello strato muscolare della vescica sia nei pazienti affetti da IC/BPS che nei topi EAC. L’analisi delle curve statistiche ROC (Receiver Operating Characteristic) ha dimostrato che i livelli di S100A9 possiedono una sensibilità e una specificità del 100% nel distinguere i tessuti patologici da quelli sani, suggerendo il suo potenziale come biomarcatore diagnostico. Sebbene anche la proteina S100A8 risulti aumentata, S100A9 agisce come uno chaperon molecolare fondamentale: la sua delezione genetica comporta la perdita funzionale di entrambe le proteine, rendendola il bersaglio primario per l’intervento terapeutico (gli chaperon molecolari sono proteine essenziali che assistono il corretto ripiegamento, assemblaggio e trasporto di altre proteine, prevenendone l'aggregazione impropria).
Meccanismi patogenetici e comunicazione cellulare
- attivazione macrofagica: i macrofagi vescicali non solo secernono S100A9 in risposta a stimoli infiammatori (come il lipopolisaccaride - LPS), ma sono anche i principali recettori di questa proteina. S100A9 promuove la polarizzazione dei macrofagi verso il fenotipo pro-infiammatorio M1, riducendo al contempo la presenza del fenotipo riparativo M2;
- vie di segnalazione: il legame di S100A9 con il recettore TLR4 (Toll-like receptor 4) attiva le cascate di segnalazione TLR4/NF-kB e TLR4/p38. Questo processo innesca una tempesta di citochine infiammatorie, fra cui IL-1β, IL-6 e TNF-α, che alimentano un ciclo continuo di flogosi e danno tissutale;
- dialogo neutrofili-macrofagi: analisi di «cell-cell communication» hanno mostrato che, in condizioni di EAC, si stabilisce una comunicazione anomala tra neutrofili e macrofagi; i neutrofili rilasciano S100A9 che agisce sui macrofagi, amplificando la risposta immunitaria disregolata.
Efficacia terapeutica dell'inibizione di S100A9
Entrambi gli approcci hanno portato a una significativa riduzione dei punteggi istologici di danno vescicale. E’ stata osservata una netta diminuzione dell’infiltrazione di mastociti, cellule T e macrofagi, oltre a una riduzione dei marcatori di apoptosi cellulare (come Caspasi-3, Caspasi-8 e Bax).
Il trattamento ha permesso di recuperare l’espressione delle proteine marcatrici dell’epitelio vescicale, come UPK2 e UPK3A, suggerendo un ripristino dell’integrità della barriera uroteliale.
Miglioramento delle funzioni vescicali
- i topi con EAC mostrano tipicamente un aumento della frequenza delle minzioni (MF) e una riduzione dell’intervallo tra le contrazioni vescicali (ICI), riflettendo l’iperattività e il dolore tipici della IC/BPS umana;
- l’inibizione di S100A9 con Paquinimod o la sua delezione genetica riduce drasticamente la frequenza minzionale e prolunga significativamente l’intervallo ICI, normalizzando di fatto la funzione di svuotamento vescicale senza influenzare la pressione massima della vescica.
Considerazioni conclusive
I risultati indicano che il Paquinimod, già oggetto di studi clinici per altre malattie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico e la sclerosi sistemica, possiede un elevato potenziale terapeutico per il trattamento della IC/BPS. Sebbene siano necessari studi clinici su più ampia scala per confermare questi dati nell’uomo, S100A9 emerge come un promettente bersaglio per nuove strategie di intervento farmacologico.





