Fondazione Alessandra Graziottin onlus - per la cura del dolore nella donna Fondazione Alessandra Graziottin
Condividi su
Stampa

25/07/2018

Il vortice del nulla


Tratto da:
Maria Luisa Spaziani, Tutte le poesie, Meridiani Mondadori, 2012


Guida alla lettura

Solitudine, disillusione, disperazione, nichilismo, angoscia: sono i sentimenti negativi che animano questa breve e intensa lirica di Maria Luisa Spaziani. La poetessa teme di non esistere realmente, non ha memoria del passato, non si sente avvolta da un cielo di speranza, non intravvede l’orizzonte del futuro, quell’orizzonte che in altre poesie la spaventava: davanti a sé ha solo un pianoro coperto di cristalli di neve, e giorni tutti uguali, dunque innumerabili, estranei a un fluire del tempo che nutra di senso l’esistenza.
E’ un vuoto che, per l’intensità dei sentimenti, ricorda le parole di Montale: «So che si può vivere / non esistendo, / emersi da una quinta, da un fondale, / da un fuori che non c’è se mai nessuno / l’ha veduto. / So che si può esistere / non vivendo, / con radici strappate da ogni vento».
In questa splendida veste poetica si nasconde il quadro clinico della più grave depressione. Ma anche nel totale abbandono esiste ancora un tu a cui aggrapparsi per mantenere un contatto con la vita: «Strappami dal sospetto di essere nulla, più nulla di nulla». Sino a quando possiamo appellarci a un tu, abbiamo speranza. Ma anche noi possiamo essere il tu di altri, un ancoraggio solido e affidabile per chi ci sta vicino.
Nel vortice del non senso, nostro e altrui, non dimentichiamo di chiedere e dare aiuto, nel nome della comune umanità, nel nome della natura, sempre prodiga di grazia e bellezza, nel nome del desiderio d’amore che abita nel profondo il nostro cuore.

top

Strappami dal sospetto
di essere nulla, più nulla di nulla.
Non esiste nemmeno la memoria.
Non esistono cieli.

Davanti agli occhi un pianoro di neve,
giorni non numerabili, cristalli
di una neve che sfuma all’orizzonte
e non c'è l’orizzonte.

top

Biografia

Colpiscono di questa poetessa italiana – tra le più grandi del secolo scorso, anche se celebrata meno di quanto dovrebbe nelle antologie scolastiche, che ripropongono i soliti nomi – un video su YouTube in cui recita lei stessa, con dolce serenità e già avanti negli anni, una poesia di Ada Negri, e soprattutto una fotografia luminosa della sua giovinezza che compare subito alla prima ricerca su Google, il sorriso abbagliante, la felicità di quel momento, un foulard per ripararsi dal vento, tutta la vita davanti.
Maria Luisa Spaziani, morta a 91 anni, è stata tre volte candidata al Premio Nobel per la Letteratura. Ha attraversato da intellettuale, scrittrice, traduttrice, poetessa e aforista tutto il Novecento: dal 1922, l’anno in cui è nata a Torino, al 2014 quando s’è spenta nella sua casa di Roma. Ha avuto una vita intensa, affollata di emozioni che ha riversato nelle liriche, spesso segnate dalla ricerca di significato della vita, dall’impossibilità di dare una risposta all’esistenza. Scrive in una delle sue poesie più belle: «L’indifferenza è inferno senza fiamme, / ricordalo scegliendo tra mille tinte il tuo fatale grigio. / Se il mondo è senza senso, tua solo è la colpa: / aspetta la tua impronta questa palla di cera».
Ha insegnato all’università; è stata docente di lingua e letteratura francese; ha studiato Hoelderlin, Rilke, Eliot; ha tradotto Marcel Proust, Goethe, Shakespeare, Gide, Gustave Flaubert, Marguerite Yourcenar; ha conosciuto Ezra Pound, Jorge Luis Borges, Pablo Picasso; è stata l’amore di Eugenio Montale: «Avevo venticinque anni e morivo dalla voglia di incontrarlo. Conoscevo a memoria Ossi di seppia. Accadde al Teatro Carignano, nel gennaio 1949. Montale mi guardò con un’intensità così forte che ne rimasi turbata. Ma non sono mai stata bella. Era affascinato dalla mia vitalità, questo sì».
Maria Luisa Spaziani nasce a Torino, il padre è un facoltoso imprenditore nel settore dolciario. L’agiatezza della famiglia le consente di dedicarsi con dedizione assoluta agli studi letterari, la sua passione sin dall’infanzia. Da ragazza s’innamora della figura di Giovanna d’Arco: l’affascina la Pulzella d’Orléans, questa eroina francese capace di mettersi alla testa di un esercito; è stregata dalla donna, dal suo potere femminile, dalla sua autonomia e forza, in grado di rivaleggiare con gli uomini. Eroina alla quale dedica finalmente un poema, in ottave di endecasillabi senza rima, pubblicato nel 1990, lo stesso anno in cui riceve la prima delle candidature al Nobel, poi ripetute nel 1992 e nel 1997.
Ma la sua attività di intellettuale a tutto campo era iniziata molto prima, a 19 anni. Ancora studentessa universitaria, in Lingue e Letterature straniere, dirige una piccola rivista, Il Girasole, che le consente di entrare in contatto con alcuni poeti, tra i quali Umberto Saba. Incontri che irrobustiscono la sua vocazione, facendole compiere il primo passo verso la scrittura. Escono via via le raccolte dei suoi versi: Primavera a Parigi (edito da All’insegna del pesce d’oro, 1954), poi Le acque del sabato (Mondadori, 1954), Luna lombarda (Neri Pozza, 1959), Il gong (Mondadori, 1962), Utilità della memoria (Mondadori, 1966), L’occhio del ciclone (Mondadori, 1970). Inizia a far parte delle giurie di molti Premi, tra i quali, sino agli ultimi anni di vita, lo Strega.
Alla fine degli anni Settanta è ormai affermata e la casa editrice Mondadori nel 1979 pubblica una sua antologia, operazione editoriale che si fa di solito con i grandi autori, e nel 2000 entra addirittura tra gli “Oscar” Mondadori. Appena l’anno prima, nel 1978, aveva fondato con Mario Luzi e Giorgio Caproni il Movimento Poesia, che alla morte di Montale è diventato “Centro Internazionale Eugenio Montale”. Da Torino si trasferisce definitivamente a Roma e inizia a dedicarsi ai giovani poeti lanciando, nel 2006, il Concorso nazionale “L’anima del bosco”.
La città natale compare raramente nelle sue poesie. Sono invece più presenti i paesaggi tra il Piemonte e la Liguria, le campagne dell’Astigiano, dove aveva vissuto gli anni dello sfollamento della seconda guerra mondiale, un po’ come farà Cesare Pavese nel romanzo “La casa in collina”. Di quel periodo tormentato la Spaziani scrive in versi: «Quant’è difficile la giovinezza! / Nei miei vent’anni non ero felice e non vorrei che il tempo s’invertisse. / Un salice d’argento mi consolava a volte, / a volte ci riusciva con presagi e promesse. / Nessuno dice mai quant’è difficile la giovinezza. / Giunti in cima al cammino, teneramente la guardiamo. / In due, forse la prima volta».
(Biografia a cura di Pino Pignatta)

Maria Luisa Spaziani

top

Parole chiave:
Angoscia - Depressione - Disperazione - Poesia - Solidarietà - Solitudine

Stampa

© 2018 - Fondazione Alessandra Graziottin

FAIR USE: Il contenuto di questo lavoro è a libera disposizione per il download, la stampa e la lettura a titolo strettamente personale e senza scopo di lucro. Ogni citazione per finalità didattiche e/o scientifiche dovrà riportare il titolo del documento, il nome dell'autore (o degli autori), i dati del libro o della rivista da cui il lavoro è tratto, e l'indirizzo del sito (www.fondazionegraziottin.org).

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico