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06/12/2008

Accanimento terapeutico, testamento biologico, dignità del morire: una frontiera controversa della bioetica



Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


A cura di Umberto Martinengo, Radio SBS (Melbourne, Australia)

Sintesi dell'intervista e punti chiave

Accanimento terapeutico, testamento biologico, dignità del morire: una frontiera controversa della bioetica

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Accanimento terapeutico, testamento biologico, dignità del morire: una frontiera controversa della bioetica
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Sintesi dell'intervista e punti chiave

Eluana Englaro e Hannah Jones: due storie di sofferenza e disperazione che stanno dividendo l’opinione pubblica sul tema cruciale del diritto di disporre della propria vita, quando non sussistano più ragionevoli speranze di risveglio o guarigione.
Eluana, in stato vegetativo permanente da 17 anni, è alimentata e idratata da un sondino nasogastrico. Recentemente una sentenza della Corte d’Appello, poi confermata dalla Cassazione, ha autorizzato il distacco del sondino: una decisione salutata, a seconda delle diverse prospettive etiche, come un “segno di civiltà” o come un “assassinio”. Hannah, inglese, 13 anni, da 8 è ammalata di leucemia. La chemioterapia ha irrimediabilmente compromesso la funzionalità del suo giovane cuore. Stremata dal lungo calvario, ma dimostrando uno straordinario livello di maturità, la ragazzina ha rifiutato il trapianto cardiaco, scegliendo di morire in pace e con dignità.
Due casi estremi, che sollevano molti interrogativi: che cosa sopravvive dell’autocoscienza in una condizione di coma irreversibile? E’ vero che non si sente più nulla, o i fuggevoli movimenti del volto tradiscono la persistenza di un barlume di consapevolezza, di una percezione attiva? Che cosa significa aiutare il malato a morire “con dignità”? In che misura l’attenzione a questa dignità rischia paradossalmente di inasprire l’agonia che si vuole abbreviare? E’ giusto fare della volontà della persona il criterio ultimo di giudizio? In questo senso, quale applicabilità può avere il testamento biologico? Come possono muoversi la scienza e la politica su questo terreno privo di certezze assolute? Perché la Chiesa si schiera comunque in favore della vita? Siamo davvero in grado di comprendere e accompagnare l’infinita sofferenza e fatica dei familiari di questi pazienti?

Dibattito trasmesso il 29 novembre 2008 da "Lo Scandaglio", programma di Radio SBS (Melbourne, Australia), prodotto e presentato da Umberto Martinengo. Executive producer: Manuela Caluzzi.

Partecipanti:

- Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano, e Professore a.c. presso la Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’Università degli Studi di Firenze;
- Rocco Berardo, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica;
- Marcello Costa, Docente di Neurofisiologia, Flinders University, Adelaide, Australia;
- Padre Frank Bertagnolli, Direttore Opere Salesiane, Sydney, Australia.

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Parole chiave:
Accanimento terapeutico - Dignità della morte - Etica e bioetica - Eutanasia - Fattori neurobiologici - Legislazione - Religione - Sofferenza - Testamento biologico

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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