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Vorrei vincere l'endometriosi, per ritrovare la spensieratezza della mia età

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07/09/2012

Le vostre lettere alla nostra redazione

Questa rubrica normalmente raccoglie le testimonianze delle donne che hanno avuto una malattia impegnativa, l’hanno affrontata e sono riuscite a sconfiggerla. Non è questo il caso di Claudia, il cui racconto rivela tutto il dolore e l’angoscia che incrinano la sua serenità e minacciano i suoi sogni. Lo pubblichiamo con l’augurio che Claudia possa trovare presto il conforto di una cura medica competente, per «poter ancora fare progetti con ottimismo». Nel frattempo, le suggeriamo la lettura delle schede sull’endometriosi pubblicate su questo sito, per saperne di più e orientarsi meglio nelle prossime scelte terapeutiche.
Ho 28 anni e nel 2010, dopo avere avuto dolori invalidanti a letto, vomito, svenimenti e dissenteria, mi è stata diagnosticata un’endometriosi al quarto stadio. La ginecologa che mi seguiva fin da bambina non ha saputo riconoscerla subito. In seguito sono incominciati i vari esami diagnostici e il pellegrinaggio a Bologna, Verona e infine a Roma, dove lo scorso settembre sono stata operata in laparoscopia. Sia prima che dopo l’intervento ho assunto un farmaco a base di triptorelina, con tutto quello che ne consegue. Desiderando fortemente una gravidanza, ora non sto seguendo nessuna terapia, anche perché soffro di emicrania comitata con aurea, che a quanto pare è una controindicazione per questo tipo di cure. Soffro anche di tiroidite e per questo la possibilità di una gravidanza mi sembra molto lontana (anche il mio compagno ha qualche difficoltà). Non so perché, ma della fivet ho una gran paura e già so che non andrà bene, e quindi penso a tutte le soluzioni, tra cui l’ovodonazione.
Ogni mese l’arrivo del ciclo mi crea un’ansia indescrivibile, a cui si aggiungono lo sconforto per il mancato concepimento e la paura per il futuro. Ho letto che l’infertilità conduce a un calo del desiderio, e questo per me è proprio vero: per me la sessualità ha perso il suo fascino e la sua spontaneità, e temo che questo, a lungo andare, possa influire sulla nostra vita di coppia.
Mi sembra che ogni scelta che intraprendo non sia mai quella giusta. Mi sono chiusa in me stessa e odio il ciclo, che pure è una parte fondamentale della vita di ogni donna. Appena sento una fitta, o un dolore, vivo nell’angoscia; e ogni giorno che passa non riesco a non pensare alla malattia… Questo mi assorbe tutte le energie, anche se con gli altri cerco di fare finta di nulla.
Vorrei solo ritrovare un po’ di spensieratezza, la spensieratezza delle ragazze della mia età, per finire i miei studi e valutare serenamente ogni scelta, per poter ancora fare progetti con ottimismo: perché quello che non distrugge rende più forti, ma anche i forti piangono.
Claudia M.

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