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La morte della cortesia

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21/09/2016

Tratto da:
Compiuta Donzella, Lasciar voria lo mondo
in: Antologia della poesia italiana, Vol. I, Duecento-Trecento, Einaudi-Gallimard, Torino, 1997, p. 147

Guida alla lettura

Questo splendido sonetto di Compiuta Donzella, poetessa fiorentina del XIII secolo, contiene due fulcri tematici: la ferma denuncia della decadenza del mondo, e l’incertezza indotta dalla volontà di un padre che intende distogliere la figlia dalla sua vocazione più autentica.
Il primo tema attraversa la letteratura di tutti i secoli, a volte con forza e autenticità, a volte come stanca ripetizione di un cliché. Ma raramente come oggi risuona così vero e urgente: la nostra epoca sembra davvero svilita dalla “vanitate”, afflitta dalla “villania” e dalla “falsitate”, avendo ormai smarriti “senno”, “cortesia”, “pregio” e “bontate”. Il lessico di Compiuta Donzella è preciso e raffinato: parole come “cortesia” o “pregio” evocano tutta una civiltà, il mondo cortese appunto, e hanno una pregnanza semantica oggi in gran parte perduta. Cortesia, per esempio, evoca nobiltà di natali e ricchezza, ma anche virtù morale, cultura, gusto squisito, senso dell’amicizia e dell’ospitalità, lealtà, coraggio, amore per la verità e la giustizia. Esprime dunque un concetto analogo a quello di “nobiltà”, intorno al quale si dibatterà per secoli, con vertici assoluti di pensiero – quali le pagine di Dante nel Convivio.
Il secondo tema è altrettanto vivo e attuale: quanti giovani sono liberi di realizzare con gioia i propri talenti, e quanti sono invece pesantemente condizionati dalle aspettative di genitori e parenti? Il discernimento della vocazione dovrebbe essere uno degli obiettivi più alti della scuola superiore, eppure troppi giovani terminano gli studi senza saper bene che cosa fare da adulti, o con prospettive suggerite da altri, non adeguatamente maturate nel cuore e nella testa.
Sta a tutti noi combattere perché la decadenza del mondo non abbia l’ultima parola: e il “senno” e il “fin pregio” si coltivano anche tramandando i tesori dell’arte. Una cultura solida, a sua volta, favorirà l’introspezione e la capacità di individuare la propria strada nelle infinite possibilità della vita. Non si darà salvezza del mondo se non attraverso vite individuali realizzate: i due temi di Compiuta Donzella sono strettamente legati fra loro.
Lasciar voria lo mondo e Deo servire
e dipartirmi d’ogne vanitate,
però che vegio crescere e salire
matezza e villania e falsitate,
ed ancor senno e cortesia morire
e lo fin pregio e tutta la bontate:
ond’io marito non vorìa né sire,
né stare al mondo, per mia volontate.
Membrandomi c’ogn’om di mal s’adorna,
di cischedun son forte disdegnosa,
e verso Dio la mia persona torna.
Lo padre mio mi fa stare pensosa,
ca di servire a Cristo mi distorna:
non saccio a cui mi vol dar per isposa.

Biografia

Compiuta Donzella (“fanciulla colma di ogni virtù”) è lo pseudonimo di una donna fiorentina vissuta nel XIII secolo: la prima poetessa a noi nota che abbia composto versi non più in latino, ma in volgare italiano.
Non sappiamo pressoché nulla della sua vita. Ma la sua esistenza è confermata dalla presenza del suo nome nei sonetti di Mastro Torrigiano, medico e rimatore bolognese morto intorno al 1313, e dall’epistola quinta di Guittone d’Arezzo (1230-1294 circa), che ne loda con entusiasmo le virtù: “Soprapiacente donna, di tutto compiuto savere, di pregio coronata, degna mia Donna Compiuta”.
Ebbe un’educazione e una cultura rare in tempi in cui l’analfabetismo era molto diffuso, specialmente fra le donne. Di lei ci sono giunti tre sonetti: “A la stagion che ‘l mondo foglia e fiora”, “Lasciar vorria lo mondo e Deo servire”, “Ornato di gran pregio e di valenza”.
Ispirate alla scuola siciliana e alla poesia provenzale, queste delicate composizioni adattano i canoni della lirica cortese alla situazione familiare e sentimentale della fanciulla, esprimendo un’intensa freschezza di sentimenti e un linguaggio immediato e spontaneo.
Parole chiave di questo articolo
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