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Cure oncologiche: il ruolo della gentilezza

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08/02/2018

Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Berry LL, Danaher TS, Chapman RA, Awdish RLA.
Role of kindness in cancer care
J Oncol Pract. 2017 Nov; 13 (11): 744-750. doi: 10.1200/JOP.2017.026195. Epub 2017 Oct 16
Illustrare il ruolo della gentilezza nel potenziare l’efficacia delle terapie oncologiche: è questo l’obiettivo dell’articolo di Leonard L. Berry e collaboratori, della Texas A&M University di College Station, Stati Uniti. Al lavoro hanno collaborato anche l’Institute for Healthcare Improvement di Cambridge (UK), l’Henry Ford Health System di Detroit (USA) e la Monash University di Melbourne (Australia).
La tesi dell’articolo è che le cure oncologiche, oggi sempre più sofisticate, possono essere ulteriormente valorizzate da un tocco di gentilezza profonda da parte di tutto il personale sanitario. La gentilezza può infatti contribuire a dissipare le emozioni negative che si associano a una diagnosi di cancro e migliorare la risposta dei pazienti alle terapie.
Sulla base della propria esperienza, i ricercatori illustrano sei diversi tipi di gentilezza fra loro complementari:
- ascolto profondo, attraverso cui il medico si prende il tempo necessario per capire appieno i bisogni e le preoccupazioni del paziente e della sua famiglia;
- empatia, ossia la capacità di mettersi nei panni del paziente per prevenire sofferenze evitabili;
- dedizione personale generosa, capace di superare le aspettative del paziente e della sua famiglia;
- tempestività delle terapie, con utilizzo di tutti gli strumenti necessari per ridurre l’ansia e lo stress;
- onestà gentile nel dire la verità, anche quando è dolorosa, con parole scelte bene e che lascino spazio alla speranza;
- sostegno sollecito ai familiari che si occupano del malato, perché il loro benessere fisico ed emotivo è un fondamentale fattore di efficacia delle cure che vengono somministrate.
La gentilezza del personale medico migliora sia il rapporto con il paziente, sia l’aderenza alle terapie. Ed è un fattore critico nella gestione del terremoto emotivo che ogni diagnosi di cancro comporta per i malati, per le loro famiglie e per gli stessi medici. Essa dovrebbe quindi essere presa in seria considerazione dai programmi di specializzazione e dalle iniziative di formazione continua.
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