La ricerca è stata condotta su Google Scholar, PubMed, EMBASE, CINAHL, NCBI e Science Direct, dalla data di costituzione di ciascun database fino al 6 aprile 2024. Una ricerca secondaria è stata condotta il 26 settembre 2024 su Google Scholar, PubMed, EMBASE, CINAHL e Science Direct.
Sono state prese in considerazione sia le recidive locali che quelle a distanza. L’esito primario era la recidiva del tumore al seno. Gli esiti secondari includevano la mortalità per tumore al seno e la mortalità complessiva. Per valutare la robustezza delle stime aggregate è stato calcolato l’indice di fragilità: uno strumento di misurazione, applicabile non solo in ambito clinico ma anche socio-territoriale, che quantifica il rischio di eventi avversi.
Di 5522 articoli identificati, sono stati inclusi 8 studi osservazionali.
L’uso di estrogeni vaginali in pazienti con anamnesi di tumore al seno non è risultato associato:
- a un aumento del rischio di recidiva del tumore (6 articoli, 24.060 pazienti, OR 0,48; CI 95% 0,23-0,98);
- a un aumento del rischio di mortalità per tumore al seno, anche se la stima non è statisticamente significativa (4 articoli, 61.695 pazienti, OR 0,60; CI 95% 0,18-1,95);
- a un aumento della mortalità complessiva nelle pazienti sopravvissute al tumore al seno (5 articoli, 59.724, OR 0,46; CI 95% 0,42-0,49).
Gli estrogeni locali sono dunque una terapia sicura della sindrome genitourinaria della menopausa nelle donne sopravvissute a un tumore del seno.





