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04/07/2012

Scienza e Bibbia: un rapporto da decifrare con intelligenza critica


Tratto da:
Paolo Ricca, Religione e scienza. Debora scrive al suo pastore, Riforma, 14 ottobre 2011


Guida alla lettura

In questo brano Paolo Ricca, teologo della Chiesa Evangelica Valdese, medita sul rapporto fra scienza e religione, e poi amplia l’orizzonte della propria riflessione toccando temi di notevole interesse, come la sostanza della Bibbia in quanto “parola di Dio”, la relazione fra onnipotenza di Dio ed esistenza del male, il significato della fede in un mondo dominato dal dolore.
Quattro i punti focali dell’articolo, che a un livello prettamente culturale può essere eloquente anche per chi non crede. Primo: l’assoluta inattendibilità scientifica del racconto biblico della creazione non mette in discussione la credibilità sapienziale della Bibbia, il cui scopo non è «descrivere come le cose si sono svolte», ma esprimere alcune verità profonde sul senso dell’esistenza e sul compito degli esseri umani nell’universo – inclusi, sottolinea Ricca con forza, il valore del riposo e l’assoluta parità fra uomo e donna.
Secondo: la Bibbia contiene la parola di Dio, ma anche molte parole dell’uomo, condizionate dalla cultura del tempo in cui furono scritte. Questo spiega, fra l’altro, il livello scientificamente insoddisfacente del testo sacro, e richiede una lettura colma di intelligenza critica, per arrivare a distinguere ciò che ha una validità perenne da ciò che è caduco e, ai nostri occhi, del tutto superato. Terzo: Dio non può impedire il male con un intervento unilaterale nella storia, perché la sua onnipotenza è tale solo sul piano dell’amore; anche se, riconosce Ricca con grande onestà intellettuale, sul perché di eventi come la Shoah «dobbiamo arrenderci all’evidenza: abbiamo più domande che risposte».
Quarto: l’enorme contraddizione che il credente vede intorno a sé fra la propria fede nell’amore e nella pace, e la violenza che devasta il mondo, lo porta a credere «nonostante tutto», nel ricordo dell’esempio di Gesù, e per la forza che viene dalle sue parole. Solo adottando lo stile che Cristo ebbe nelle sue relazioni umane – e qui Ricca parla davvero a tutti, laici e credenti – possiamo infatti riaffermare la logica della pace nonostante la guerra, le istanze della solidarietà nonostante l’odio e l’indifferenza, la coraggiosa creatività della non-violenza nonostante la violenza.

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«Da un po’ di tempo sono piuttosto confusa e questa confusione è legata al rapporto religione-scienza. Uno dei miei primi corsi universitari dell’anno scorso era zoologia generale e comprendeva un modulo sull’evoluzionismo. Ho tentato di leggere la Bibbia, ma mi sono arenata alla Genesi, secondo la quale Dio creò il mondo in sei giorni, creò l’uomo, il cielo, la terra, gli animali, così come li vediamo oggi; tutte le specie sarebbero state create da Dio e da allora non c’è stato alcun cambiamento: è la fissità della specie. Dalla metà del XIX secolo in poi, con Darwin e i suoi successori, si è diffusa la teoria dell’evoluzione. Le specie non sono quindi le stesse create da Dio ed esistono specie che si sono estinte e nuove specie che si sono originate. Mi chiedo: tutto ciò è compatibile con la Bibbia? Come facciamo a prendere la Bibbia, e in particolare l’Antico Testamento, come parola di Dio? E’ possibile non credere alla creazione in sei giorni, all’età data alla Terra dalla Bibbia, alla fissità della specie (tutte cose scientificamente insostenibili), e al tempo stesso, nonostante tutto, credere in Dio perché, per esempio, ci piace il Nuovo Testamento, ci piace il suo messaggio di amore e di umiltà, perché ci piace pensare che non siamo soli (nonostante poi torniamo a chiederci come sia possibile che Lui, onnipotente, abbia permesso la Shoà), perché ci piace pensare che la nostra vita in Lui potrebbe avere un senso e non essere solo un processo biologico senza significato?”.
Debora

Questa è la lettera di una giovane che, a contatto con l’insegnamento universitario sull’origine della vita e sull’evoluzione delle specie viventi, non può non essersi dissociata da ciò che al riguardo dice la Bibbia ed essersi chiesta seriamente se possiamo davvero considerare “parola di Dio” un libro che fa delle affermazioni che, sul piano scientifico, sono oggi insostenibili. Ma se la Bibbia sbaglia, tutto l’edificio della fede comincia a vacillare, anche se Debora non vorrebbe rinunciare al Nuovo Testamento con «il suo messaggio di amore e umiltà», benché anche qui non manchino i punti oscuri: se Dio onnipotente, perché ha «permesso la Shoà»?
Cercherò di rispondere alle domande che contiene, e che sono sostanzialmente quattro:
1) Come la mettiamo con il racconto biblico, che scientificamente non sta in piedi?
2) La Bibbia è o non è Parola di Dio?
3) Si può conciliare l’onnipotenza di Dio con la Shoà?
4) Ha senso credere “nonostante tutto”?

1. Che il racconto biblico della creazione non stia in piedi da un punto di vista scientifico è cosa nota da qualche secolo, in particolare dalla rivoluzione di Nicolò Copernico (1473-1543), così come è noto da tempo che l’origine della vita, l’apparizione della moltitudine di esseri viventi di ogni tipo fino all’uomo, e in generale l’evento che noi chiamiamo “creazione” non si sono certamente svolti così come li descrive la Bibbia. Ma proprio questo è il punto. La Bibbia non intende affatto descrivere come le cose si sono svolte, bensì intende dire, con quelle pagine antiche ma non invecchiate, alcune verità profonde che, in estrema sintesi, sono queste:
[a] l’universo e, in esso, la vita nelle sue tantissime forme animate e inanimate, non si sono fatte da sé, non sono dovute a una combinazione di caso e necessità, ma risalgono a un atto libero di una volontà buona e benefica;
[b] l’uomo è, tra tutte le creature, quella che Dio ha chiamato a una responsabilità particolare e unica nel creato: custodirlo e lavorarlo; questa chiamata o vocazione comporta un dialogo tra Dio e l’uomo ed è per questo che l’uomo parla: nella Bibbia il primo dialogo dell’uomo è con Dio;
[c] l’uomo e la donna sono fatti della stessa pasta umana: è il messaggio della famosa costola, che acquista tutto il suo valore quando si sa che a quei tempi era opinione corrente che la donna fosse qualitativamente inferiore all’uomo, a metà strada tra l’uomo e l’animale.
Insomma: il racconto biblico della creazione è di una ricchezza e profondità straordinaria; potremmo e dovremmo chiamarlo “l’Evangelo degli inizi”. Anche la questione dei sei giorni contiene un messaggio stupendo: i sei giorni sono funzionali al settimo e il settimo è funzionale all’uomo, per ricordargli due cose che volentieri dimentica (non è un caso che il comandamento dica: «Ricordati del giorno di riposo...»). La prima è che l’uomo non è una bestia da soma che deve sempre e solo lavorare: come Dio, si può riposare. La seconda è che non è più grande di Dio, così da non avere bisogno di riposare: se Dio, dopo sei giorni di lavoro, ha sentito il bisogno di riposare, si riposi anche l’uomo! Il riposo è un grande atto di libertà.

2. La Bibbia è o non è Parola di Dio ? Sì, lo è, ma non è solo Parola di Dio, è anche parola di uomini. Sono uomini, e non angeli, che l’hanno scritta, uomini che ovviamente riflettono la cultura, anche quella scientifica (ma non solo), del loro tempo. È chiaro ad esempio – a proposito del discorso sulla creazione – che gli autori della Bibbia hanno tutti una visione tolemaica dell’universo, con la terra al centro e tutto che le gira intorno, a cominciare dal sole. Questa visione non è più la nostra, ma questo non toglie nulla al valore della Bibbia, che non vuole dirci com’è fatto l’universo e chi gira intorno a che cosa, ma vuole dirci che cosa ci stiamo a fare, noi, nell’universo. La Bibbia è Parola di Dio non come libro di scienza, ma come messaggio di liberazione, santificazione, consacrazione, perdono e riconciliazione, per fare di noi dei testimoni del Regno, cioè degli uomini e delle donne di fede, speranza e amore, che amano la verità, la libertà, la giustizia, la pace, la fraternità e cercano di seminarle nel mondo con la loro vita. Tutte queste sono le “parole di Dio” di cui la Bibbia è uno straordinario e vivo documento, e lo rimane di generazione in generazione. Queste parole divine ricorrono tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento. L’ho detto e lo ripeto: lo stesso racconto della creazione è pieno di Evangelo. Certamente a noi spetta un compito arduo e delicato: imparare a distinguere, nella Bibbia, la Parola di Dio da quella degli uomini. Nella Bibbia ci sono tutte e due, ma solo la prima è salutare, la seconda è caduca.

3. L’onnipotenza di Dio e la Shoà. Debora dice che Dio ha «permesso la Shoà». E quando mai? “Permettere” vuol dire autorizzare, acconsentire, concedere, come se Dio avesse detto: «Fate pure». Ma Dio ha detto tutto il contrario. Ha detto: «Non uccidere». Dio ha sicuramente odiato la Shoà con tutto il suo cuore, è inorridito davanti a essa (parlo di Dio umanamente, non so come dirlo altrimenti). Ma si obietta: perché non l’ha impedita? Non è forse onnipotente? Rispondo con Paul Ricœur: «Il modello di onnipotenza che abbiamo è un modello politico, quello del tiranno che può ottenere tutto ciò che vuole. Questa idea dell’onnipotenza di Dio, messa in crisi dall’esistenza del male, rivela nel contempo il suo carattere periferico, secondario nella fede... Con il Nuovo Testamento compare la figura del Servo sofferente che arriva a cancellare definitivamente l’immagine di un Dio onnipotente... Questo significa forse che dobbiamo rinunciare del tutto all’idea di onnipotenza? No, ma bisogna riformularla in termini di amore. Da onni-potente Dio diventa l’ "onni-amante". È una visione della potenza, quella dell’amore... Ma perché, allora, Dio non ha impedito Auschwitz? È un sogno di tirannia pensare che Dio possa intervenire in questo modo nella storia. L’unico potere di Dio è l’amore disarmato» (Paul Ricœur, La logica di Gesù, a cura di Enzo Bianchi, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 2009, p. 142-144 – cfr. link sotto riportato). Non saprei dire di più né meglio, anche se mi rendo conto che tante domande restano, e altre nascono. Dobbiamo arrenderci all’evidenza: abbiamo più domande che risposte.

4. Ha senso credere “nonostante tutto”? Sì, ha senso, anzi si può credere solo così: nonostante tutto. Tutto infatti contraddice la nostra fede. Crediamo nella Parola e la predichiamo, ma il mondo non cambia. Ciò che si vede, la realtà di tutti i giorni, contraddice ciò che non si vede: il Regno di Dio. Crediamo nella pace e vediamo la guerra. Crediamo nell’amore e vediamo l’odio o l’indifferenza. Crediamo nella fraternità e vediamo crescere il razzismo. Crediamo nella nonviolenza, e la violenza dilaga. Crediamo nell’uguaglianza dei diritti e dei doveri, e vediamo aumentare le disuguaglianze. Siamo quindi costantemente contraddetti. Non solo, ma noi stessi contraddiciamo la fede che professiamo con le nostre infedeltà e incoerenze. Qualche volta perciò ci prende una sorta di scoramento e siamo stanchi di “sperare contro speranza” come Abramo. Verrebbe voglia, qualche volta, di rinunciare al “buon combattimento della fede”. Ma il ricordo di Gesù ce lo impedisce. A motivo di lui, e per la forza che ci dona, “nonostante tutto”, crediamo.

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Biografia

Paolo Ricca nasce a Torre Pellice (in provincia di Torino) nel 1936. Dopo aver conseguito la maturità classica a Firenze, studia Teologia a Roma, negli Stati Uniti e a Basilea (Svizzera), ove consegue il dottorato con una tesi sull’escatologia del Vangelo secondo Giovanni.
Consacrato pastore della Chiesa valdese nel 1962, esercita il ministero a Forano e a Torino, e segue il Concilio Vaticano II per conto dell’Alleanza Riformata Mondiale. Dal 1976 al 2002 insegna Storia della Chiesa e, per alcuni anni, Teologia Pratica presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma.
Membro per quindici anni della Commissione “Fede e Costituzione” del Consiglio Ecumenico delle Chiese (Ginevra), opera in diversi organismi ecumenici ed è per due mandati presidente della Società Biblica in Italia.
Attualmente è professore ospite presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma e dirige la collana “Lutero. Opere scelte” dell’editrice Claudiana di Torino.

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Parole chiave:
Amore - Bibbia - Male - Mito della potenza - Ricerca scientifica

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